Eni si mette il tetto al prezzo del carburante per un mese. La frecciata di Tajani a Salvini: "Questa è la strada, non gli extraprofitti"

L'azienda fissa un price cap al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali). Partirà il 28 settembre con possibilità di estensione fino alla fine dell'anno. Palazzo Chigi: "Lodevole atto di attenzione all'Italia"

25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 16:58
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Foto ANSA

"Eni ha fissato un limite massimo (price cap) al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali)". Lo ha annunciato Eni in una nota, sottolineando che il "price cap è correlato all'agevolazione fiscale sulle accise in vigore e sarà applicato a partire dal 28 settembre, per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell'anno, in funzione dell'andamento del mercato e degli approvvigionamenti. La contrazione dell'offerta di prodotti raffinati sul mercato internazionale che deriva dalle crisi geopolitiche in corso, associata alla carenza di capacità di raffinazione a livello europeo (quasi 30 raffinerie chiuse negli ultimi 15 anni), ha portato i prezzi dei carburanti a livelli estremamente onerosi per le famiglie e le aziende italiane", prosegue la nota del Cane a sei zampe. In questo contesto, Eni intende "dare un nuovo contributo di solidarietà al paese, ai consumatori e alla propria clientela". 
La notizia, come prevedibile, è stata salutata positivamente da Palazzo Chigi.  "Il governo ringrazia Eni per l'importante iniziativa di porre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio. Un lodevole atto di attenzione all'Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane", si legge in una nota. C'è chi, come Antonio Tajani, ha sfruttato l'occasione per mandare messaggi al resto della maggioranza. "Questa è la strada che preferiamo: responsabilità, collaborazione e mercato, non interventi dirigisti o nuove tassazioni costruite attorno al concetto degli extraprofitti. Non è penalizzando le imprese che investono e producono ricchezza che si difende il potere d'acquisto degli italiani", ha detto il vicepremier, facendo sostanzialmente riferimento alle tasse sugli extraprofitti che spesso giungono dal suo collega di governo e leader della Lega Matteo Salvini. 
Sul fronte dell'opposizione si mandano frecciate all'esecutivo. "La decisione di Eni dimostra che il prezzo calmierato era possibile, come avevamo sempre chiesto noi", ha affermato Angelo Bonelli di Avs. "Il governo ha invece dilapidato 2,8 miliardi di euro di soldi pubblici per il taglio delle accise, togliendo risorse a sanità e trasporto pubblico, quando avrebbe potuto intervenire con un decreto legge per calmierare direttamente il prezzo dei carburanti considerata l'emergenza legata alla guerra. La decisione di Eni conferma oggi, nei fatti, che quella strada era possibile. È esattamente ciò che chiedevamo: intervenire sul prezzo alla pompa per tutelare famiglie e imprese, invece di destinare miliardi di risorse pubbliche a una misura che non ha risolto il problema del caro carburanti, anzi ha arricchito i petrolieri e le grandi lobby energetiche", ha concluso. Diverso il bersaglio di Carlo Calenda, secondo cui "Eni dimostra un senso di responsabilità verso il paese che manca ad altre aziende pubbliche che operano nel settore dell'energia. Per non fare nomi: Terna, Enel, A2A", ha scritto su X il leader di Azione.