Politica
negli azzuri •
Le crepe di FI al sud. E si teme la “vendetta” delle donne contro Tajani
Il vicepremier si è scusato, ma nella maggioranza temono che non basti a sedare la rivolta delle deputate forziste (che avevano contribuito ad affossare le preferenze a Montecitorio). Meloni: "Senza fiducia si va a casa"
23 SET 26

Se c’erano delle settimane in cui era più inopportuno di altre fare una gaffe sulle donne, erano certamente queste. Ovvero quelle che precedono il voto alla Camera sulla nuova legge elettorale. La volta scorsa, a Montecitorio, sappiamo com’è andata: le preferenze vennero affossate anche dal voto contrario di molte deputate di Forza Italia. Ecco perché nella maggioranza sono tornati a preoccuparsi dopo l’uscita di Antonio Tajani sulle “donne affidabili” e le gonne più o meno corte. Il vicepremier si è scusato, “non volevo offendere nessuno”, ma in una partita in cui ci vuole molto poco per riaccendere lo scontento è chiaro che quelle parole non abbiano fatto piacere. E alla componente femminile degli azzurri e agli alleati, in particolare a Giorgia Meloni, che ancora ieri è tornata a ripetere in tv: “Se non otterremo la fiducia ne trarremo le conseguenze” .
Come finirà? E’ presto per dirlo. Di certo non è il solo grattacapo del leader di Forza Italia, che ieri ha dovuto “ingoiare” la presentazione di un ex forzista, il deputato siciliano Tommaso Calderone, tra le file dei vannacciani. Il secondo “scippo” dopo Domenico Giannetta, ex capogruppo di FI nel Consiglio regionale calabrese che è passato con Futuro nazionale e corre per il posto alle suppletive di Reggio Calabria, dove si vota il 27 e 28 settembre prossimi. Le turbolenze, soprattutto in Sicilia, attraversando lo Stretto, non sono poche. A Messina Calderone era uno di quei “campioni delle preferenze” capace di spostare pacchetti di voti (alle regionali del 2017 ne prese oltre 13 mila). Vicinissimo a Gianfranco Miccichè. Che non a caso, nelle scorse ore, ha rilasciato un commento per dire che “Tommaso è uno dei parlamentari più bravi e preparati che abbia mai conosciuto. Con il suo ingresso, Vannacci guadagna tanto. Forza Italia, invece, perde tanto”. L’ex ministro e sottosegretario ha lasciato da un paio d’anni gli azzurri, ma è evidente che la fuoriuscita non abbia fatto piacere ai vertici. Soprattutto perché la Sicilia è una delle situazioni impelagate per FI. Indecisa se ricandidare il presidente uscente e vicesegretario Renato Schifani su cui però ci sono molti dubbi degli alleati. Che preferirebbero a quel punto (soprattutto Meloni) un profilo come quello del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Il quale parlando col Foglio si era detto disponibile ma “basta perdere tempo”. Solo che Tajani questo scenario continua a bocciarlo visto che considera Mulè un oppositore interno appartenente alla categoria dei “disertori” che preferiscono parlare con i giornali. In Campania, invece, dopo la vittoria al congresso di Fulvio Martusciello, coordinatore regionale uscente, i deputati Patriarca, De Rosa e Bicchielli hanno fatto ricorso ai probiviri per possibili irregolarità nello svolgimento dell’assise e la contesa rischia di trascinarsi, come aveva pronosticato qualcuno, in tribunale. In Basilicata il neo segretario regionale, il presidente della Regione Vito Bardi ha aperto alla possibilità di correre per il Parlamento. In tal caso si andrebbe a elezioni anticipate, col rischio di perdere una delle giunte guidate da Forza Italia.
Deve essere strano per Tajani guardare al processo inaugurato da Salvini e dalla Lega, con l’altro vicepremier che in quattro e quattro otto ha potuto convocare un congresso che lo blinderà. E’ quello che avrebbe voluto fare anche il ministro degli Esteri se da Cologno monzese non gli avessero fatto capire che passino i congressi locali. Ma per il dopo bisognerà aspettare l’esito delle politiche. Col rischio che a quel punto la leadership diventi davvero contendibile.