Il vantaggio di Conte su Schlein mette il Pd in un vicolo cieco

Le proiezioni aprono a scenari poco rassicuranti in casa dem: dimissioni della segretaria, ulteriore calo dei consensi e un possibile dietrofront dell'ala riformista sul tema Ucraina

22 SET 26
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Foto ANSA

Il sondaggio di Nando Pagnoncelli, quello pubblicato sul Corriere della Sera in cui si dava in netto vantaggio Giuseppe Conte su Elly Schlein a eventuali primarie, ha scosso non poco il Partito Democratico. E per la prima volta anche tra i fedelissimi della segretaria si è registrato un certo sgomento. “Sicuro che dobbiamo andare alle primarie vista la situazione?”, è stato questo l’interrogativo che si è posto più d’uno in una sorta di riunione informale via cellulare. Ma Igor Taruffi ha tenuto il punto: la linea è questa e da qui non ci si muove, è stata l’intimazione del responsabile organizzativo del Pd.
Le afflizioni dei dem riguardo quel sondaggio sono molte. La prima: se veramente andasse a finire così, con la vittoria del leader del Movimento 5 stelle, Elly Schlein dovrebbe dimettersi? Un evento del genere a qualche mese dalle elezioni politiche sarebbe quanto meno traumatico, ma anche fare finta di niente riesce difficile. Secondo: se veramente l’ex premier vincesse nei gazebo è chiaro che la sua candidatura a premier di tutta la coalizione porterebbe voti al Movimento a scapito del Pd. Qualcuno addirittura teme che il Pd potrebbe andare sotto i Cinque stelle. Una preoccupazione che magari non ha fondamento ma che illustra bene lo sgomento in casa dem. Un Pd con meno voti significa anche un Pd con meno deputati e senatori in Parlamento e questo è un problema che ha messo in agitazione tutti quelli che hanno più legislature alle spalle e che speravano in una deroga per farsi ricandidare. Ma anche chi ambiva a entrare per la prima volta in Parlamento teme di non riuscire nell’intento.
La preoccupazione della corrente di minoranza del partito, i riformisti per intendersi, è invece un’altra. Cioè quella che Schlein per inseguire Conte e non farsi scavalcare da lui si butti ancora più a sinistra e finisca per fare delle concessioni ai Cinque stelle anche sul tema dell’Ucraina. A quel punto che potrebbero fare i riformisti? Spaccare il partito a qualche mese dalle elezioni è impossibile, ma si vedrebbero costretti a chiedere all’Assemblea nazionale la possibilità di avere un secondo candidato alle primarie oltre alla segretaria. Solo presentandosi con Giorgio Gori, su una Piattaforma molto chiara per quanto riguarda l’Ucraina, ma anche i temi del riarmo e della Nato, potrebbero giocare un ruolo politico ed evitare di accordarsi a posizioni che non sono le loro. Peccato, però, che Schlein non abbia nessuna intenzione di concedere questa possibilità ai riformisti. Il candidato del partito ha da essere uno perché alla primarie bisogna mobilitare tutte le energie del Pd sulla segretaria per evitare che Conte abbia la meglio.
Insomma, nel Partito democratico i problemi abbondano e i fautori del terzo nome da scegliere senza le primarie si sono riaffacciati. Ma raccontano che a questo punto oltre alla netta contrarietà di Schlein a questa ipotesi, ci sia ormai anche un irrigidimento di Conte. Il leader del Movimento 5 stelle, che fino a un certo punto è stato aperturista rispetto a questa opzione, adesso sembra proiettato verso le primarie senza se e senza ma.