Politica
Campo largo e il "vaste programme" del programma •
"Elly, abbiamo un problema se Conte su Kyiv è sovrapponibile a Salvini e Vannacci"
Gori, Delrio, Malpezzi, Fassino, Quartapelle e Sensi insorgono contro la posizione uscita da Nova, la kermesse programmatica a Cinque Stelle
22 SET 26

Roma. Elly, abbiamo un problema. “Abbiamo un problema se quello che dice Giuseppe Conte è sovrapponibile a quello che dicono Matteo Salvini e Roberto Vannacci”, dice l’europarlamentare dem Giorgio Gori, dopo aver ascoltato Conte chiudere Nova. Intanto però la premier Giorgia Meloni ha detto chiaro: mai con chi è contro l’Ucraina. “E il Pd lo ha detto chiarissimo, a partire dalla segretaria Schlein, e ha sostenuto una posizione netta in seno ai parlamenti italiano ed europeo: non si può derogare al sostegno anche militare all’Ucraina e al riconoscimento delle responsabilità di Vladimir Putin. La questione è valoriale, identitaria, culturale”.
“Il Pd dice sull’Ucraina cose molto diverse dal M5s”, dice Gori. “E si pensi che i socialisti europei sostengono addirittura la necessità di rafforzare il sostegno militare a Kyiv. Non solo. Dall’ultimo sondaggio Ipsos emerge un dato: il sostegno all’Ucraina è maggioritario nel nostro elettorato. Che non accetterebbe voltafaccia”. Vallo a dire all’alleato Conte. “Se ci si vuole alleare, o si sostiene l’Ucraina o niente.”. Il collega senatore dem Filippo Sensi l’ha detta così: “Se ne dovranno fare una ragione”. E, alla vigilia dell’assemblea nazionale dei riformisti di sabato 26 a Prato (titolo: “Cambiare!”. Temi: impresa, lavoro, welfare, Europa, difesa, energia), lo ridice al quadrato: “Sono molto d’accordo con come si chiama lui”. Conte? “Sì. E con i Cinque Stelle che chiedono un radicale cambiamento sull’Ucraina rispetto al governo della destra. Hanno ragione. Nell’ultimo anno e mezzo i Meloni & Co. non hanno mandato niente in Ucraina per la difesa dai bombardamenti russi. E’ tempo di porre rimedio e di dare agli ucraini gli strumenti per proteggere le loro vite e la nostra democrazia e libertà”. Dunque non si passa: “Il sostegno all’Ucraina non è e non sarà mai in discussione”, dice Sensi. Abbiamo comunque un problema. “Non è soltanto il Pd, ma tutta la coalizione”, dice la deputata dem Lia Quartapelle: “Le questioni internazionali sono, in questo momento, troppo importanti per permettere che vengano derubricate a questioni per esperti. E ci deve essere una posizione comune di tutta la coalizione”. Quale? “Il rafforzamento della sovranità europea, da vari punti di vista: energetico, digitale, tecnologico e della difesa. Quando Conte dice ‘faremo una politica estera diversa da quella di Meloni’, dimentica che la politica estera di Meloni è stata la politica di una piccola Italia spaventata e incerta. Si vuole una politica politica estera diversa? Si punti al rafforzamento dell’Europa, anche per quanto riguarda i tentativi in corso di sfidare la sua sicurezza. Non si può continuare a confondere l’ordine dei fattori”. E non si può “spalancare le porte al lupo che là fuori ti minaccia”, dice l’ex ministro e senatore dem Graziano Delrio: “Il Pd ha sempre detto che avrebbe sostenuto l’Ucraina e lo ha sempre fatto. In tutti i sensi: morale, economico e, in parte, militare. Questo non soltanto è legittimo, ma anche doveroso, ed è un tema che riguarda l’Europa intera: come ti poni nei confronti di una guerra che si svolge all’interno del continente?”. C’è chi cerca il negoziatore. “Questo non vuol dire che non debba esistere un’iniziativa diplomatica. Ma chi ha violato gli accordi di Helsinki è stata la Russia, e non è certo dicendosi pronti a lasciare gli ucraini al loro destino che si costruisce un’Europa di pace. Lo dico da pacifista, convinto che la guerra sia comunque il fallimento della politica, non la sua prosecuzione”. La senatrice dem Simona Malpezzi ribadisce, di fronte alle frasi di Conte, “che la posizione del Pd sull’Ucraina è sempre stata chiara, nelle parole e con i voti in aula. Ed è stata ribadita dalla segretaria Schlein nel suo discorso di chiusura della festa nazionale del Pd, quando, in maniera netta, ha parlato di proseguire con il sostegno a Kyiv e di aumentare gli sforzi per un negoziato per arrivare a una pace giusta, facendo una chiara distinzione tra aggredito ed aggressore”. Gli alleati non paiono allineati, tuttavia. Che fare? “E’ indispensabile un chiarimento”, dice l’ex ministro dem e deputato Piero Fassino: “Intanto sul metodo: se ogni leader va al tavolo del programma dicendo ‘queste sono le mie posizioni non negoziabili’, il programma non si fa. E poi nel merito. Gli aiuti a Kyiv, anche militari, hanno un duplice obiettivo: consentire agli ucraini di difendersi dai bombardamenti che ogni giorno scaricano un enorme volume di fuoco sulle città ucraine e mantenere rapporti di forza equilibrati tra le parti in conflitto, condizione perché un negoziato non sia un’umiliante resa ucraina. Il Pd sostiene questi obiettivi; M5s e Avs li condividono?”. Pare di no, ma chissà. “Infine”, rincara Fassino, “far credere che basti andare da Putin per indurlo a negoziare significa alimentare un’illusione. Putin ha detto a più riprese che negozia solo a condizione che preventivamente si accetti la cessione del Donbass alla Federazione russa. M5s e Avs sono disposti a sottostare a questo diktat?”. Prima il programma, dice Schlein. Vaste programme.