Politica
LA PROPOSTA •
Dagli affitti alle aule: le risposte del Pd al tetto agli studenti stranieri. Biffoni: "Meloni venga a Prato"
Affitti e politiche abitative incidono anche sulla composizione delle classi. Per affrontare le difficoltà di integrazione servono più insegnanti di italiano, mediatori e classi meno numerose. Parlano il sindaco della città toscana e Irene Manzi, responsabile Scuola del Pd

(Foto La Presse)
“Il tema c’è e non voglio sottovalutarlo. Ma Meloni parte da una prospettiva sbagliata: prima di stabilire una percentuale bisognerebbe chiedersi come aiutare i bambini a imparare l’italiano e come migliorare il livello di apprendimento nelle classi”. Il sindaco dem di Prato, Matteo Biffoni, commenta così al Foglio la proposta del governo di introdurre un tetto agli studenti stranieri per classe. Nella sua città, dove il distretto tessile accoglie la comunità cinese più numerosa d'Italia, alcuni istituti arrivano ad avere il 90 per cento di ragazzi stranieri. Dal suo punto di vista, la proposta è inapplicabile: “Così si smembrano le famiglie”, osserva a proposito del provvedimento che dovrebbe essere in Consiglio dei ministri giovedì. Biffoni si sofferma anche sulla scelta di Meloni di annunciare la proposta durante la festa dei giovani di Fdi: “Quella scelta indica che siamo in campagna elettorale e annunciarla a Fenix è una mossa per evitare che quei ragazzi abbiano la tentazione di votare altri partiti”. Ogni riferimento a Vannacci è puramente casuale.
Il sindaco ha scritto una lettera a Meloni, spiegando che in diverse scuole dell’infanzia e primarie il tetto del 30 per cento sarebbe “semplicemente inapplicabile”, perché costringerebbe a negare l’iscrizione ai bambini residenti o a mandarli a scuola a chilometri da casa. Nella lettera cita anche le difficoltà del territorio, con oltre 500 giovani che ogni anno abbandonano gli studi e quasi uno studente su due che termina le medie senza competenze alfabetiche adeguate. Per affrontarle, sostiene, il Comune avrebbe bisogno di strumenti e risorse maggiori, a cominciare dagli insegnanti di italiano come seconda lingua, anche con il sostegno delle nuove tecnologie.
Da qui l’invito a Meloni a visitare Prato, che Biffoni rinnova anche al Foglio: “Lei non è semplicemente una leader politica. È anche la mia presidente. Prima di prendere decisioni inapplicabili venga a vedere realtà come la nostra”.
È proprio l’esperienza di Prato che Irene Manzi, responsabile Scuola del Pd, richiama parlando con il Foglio. Quello che serve, secondo Manzi, sono patti educativi di comunità, accordi tra scuole, comuni e terzo settore per ampliare le attività educative soprattutto nei quartieri più difficili e contrastare la dispersione scolastica, anche quella implicita, che riguarda gli studenti che arrivano al diploma senza aver acquisito competenze di base adeguate. Manzi allarga il discorso anche alle politiche abitative. “Il costo degli affitti – spiega – condiziona la distribuzione delle famiglie nelle città e, di conseguenza, la composizione delle classi”. Per evitare la formazione di quartieri ghetto, “occorre intervenire anche sull’edilizia pubblica e sulla progettazione urbana”. Cita l’esempio di Berlino, dove domenica la Linke, guidata da Elif Eralp, è arrivata prima alle elezioni regionali dopo una campagna incentrata sull’emergenza abitativa, proponendo un tetto agli affitti e il trasferimento alla proprietà pubblica di circa 220 mila appartamenti dei grandi gruppi immobiliari.
Anche a Pioltello, periferia di Milano, gli studenti di origine straniera raggiungono in alcuni istituti il 70 per cento. La sindaca dem Ivonne Cosciotti chiede più risorse per le scuole e contesta il tetto agli alunni stranieri. Parlando al Quotidiano Nazionale, denuncia soprattutto la carenza di insegnanti, aggravata dal costo delle abitazioni. Se si provasse ad applicare il limite, osserva provocatoriamente, bisognerebbe scambiare gli studenti con quelli dei comuni vicini, Cernusco sul Naviglio e Segrate, finanziando però strutture e trasporti. Cosciotti richiama anche il fenomeno del white flight, l’allontanamento delle famiglie italiane più benestanti verso altre scuole, anche private, che contribuisce ad accentuare la concentrazione degli alunni stranieri in alcuni istituti.
Da Firenze a Bologna, anche altri sindaci del Pd hanno contestato l'applicabilità della proposta. Secondo Sara Funaro il decreto del governo è “puro populismo in vista della campagna elettorale”. Per affrontare il problema, la richiesta è avere maggiori fondi per i centri di alfabetizzazione. Mentre dalle due Torri, Matteo Lepore sollecita un piano per l’edilizia scolastica anziché nuove “chiacchiere”.
È anche per queste difficoltà che la responsabile Scuola del Pd considera “indispensabile” il coinvolgimento dell’Anci e annuncia audizioni parlamentari per ascoltare gli amministratori. “Un limite fissato per legge – sostiene Manzi – rischia di creare più problemi, come segnalato anche dall’Associazione nazionale presidi”. L'altro aspetto da chiarire, sottolinea, è distinguere tra chi è appena arrivato in Italia e chi frequenta da anni le scuole italiane. La deputata contesta a Valditara di attribuire “a ogni piè sospinto” agli alunni stranieri ritardi che hanno cause diverse e cambiano da territorio a territorio. Per ora si attende il testo del provvedimento, che dovrà chiarire chi sarà interessato dal tetto e come applicarlo nelle scuole in cui potrebbe comportare trasferimenti anche a chilometri di distanza da casa.