Conte chiude Nova: "Cambiare l'Italia viene prima delle ambizioni personali. Ma non faremo passi indietro"

Il leader M5s al termine dell'assemblea programmatica del Movimento: "Siamo chiamati a una politica autenticamente progressista. Costretti a essere radicali. Serve una rivoluzione pacifica". Il 91 per cento della base dice no all'invio di armi all'Ucraina, L'ex premier dal palco: "Se vinciamo basta accordi con Israele e riconosceremo la Palestina"

20 SET 26
Ultimo aggiornamento: 14:17
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Scandisce "no, non siamo tutti uguali" in opposizione all'"uno vale uno" che fu. Giuseppe Conte a Milano chiude l'assemblea programmatica del M5s, Nova, con un discorso di più di un'ora. Si rivolge a Giorgia Meloni, "Cettina Laqualunque", perché "chi non ama l'Italia si trova a Palazzo Chigi". Risponde sul Superbonus: "Abbiamo lasciato 400 miliardi do debiti? No, abbiamo lasciato 209 miliardi in più sul tavolo". Lancia messaggi alla maggioranza ma anche al campo largo.
"Siamo chiamati a una politica autenticamente progressista", dice l'ex premier dal palco. "Qui non ci sono ambizioni personali o di partito. Dove c'è scritto M5s? Per noi viene prima l'obiettivo di cambiare l'Italia. Ma non siamo disposti a indietreggiare di un millimetro. Dobbiamo cambiare tutto, a partire dalla politica estera. Nessuno ci chieda di seguire nel solco del riarmo di Meloni".
Quali sono le colpe della sinistra? L'essersi affidata al "dio mercato", il neoliberismo sfrenato, la terza via di Clinton e Blair. Gli errori commessi "dopo la caduta del muro di Berlino". E' il compagno Conte che processa la storia. "Oggi siamo costretti a essere radicali, non c'è compromesso. Serve una rivoluzione, pacifica, ma una rivoluzione". 
Poi i passaggi sui lavori dell'assemblea che ha elaborato un programma per punti da sottoporre agli alleati. Conte gli elenca per slogan: "No al riarmo, l'Italia ripudia la guerra. No ad accordi commerciali e militari con Israele. Chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico. Riconosceremo lo stato di Palestina". E poi? "Dobbiamo abolire la norma che ha abrogato l'abuso d'ufficio. No alla norma salva politici dalla Corte dei conti. No alla limitazione delle intercettazioni. Cancelleremo anche la legge bavaglio". Un programma imperniato sui no più che sui sì. Come il diniego della base all'invio di armi all'Ucraina (respinto da oltre il 91 per cento degli iscritti al Movimento). Ma anche aiuti per i mutui, regole sui tirocini non pagati, sul congedo parentale. "Poi un capitolo importante è sulla dignità del lavoro: oltre al salario minimo la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Lo smartworking, il diritto alla disconnessione". 
Anche sulla sicurezza, dice Conte, "toccherà a noi dare risposte. Ma non a chiacchiere". Promette pure una "legge sul conflitto d'interessi". Così come la modifica dei regolamenti parlamentari che permettono agli eletti di scudarsi con l'immunità. "Le nostre sono tutte proposte che mirano alla giustizia sociale, ambientale, ad ampliare la partecipiazione. Sono i principi e i valori che informano la nostra Costituzione. Per questo ho proposto di chiamare la coalizione progressista Alleanza per la Costituzione". Chiude con un riferimento militare: "Dobbiamo metterci l'elmetto, non quello di Crosetto ma dei costruttori di pace. Sono disposto a mettermi contro tutto e tutti per mandare avanti queste proposte. Ma politica senza visione significa amministrazione del potere. Voi mi state chiedendo il cambiamento del paese e io ci sto, ma a queste condizioni". Prima del conclusivo: "Grazie Movimento, mettiamoci tutti in movimento". La sfida alla leadership del campo largo, insomma, è lanciata.