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Dal nostro inviato •
Salvini bullo: a Pontida fa muro contro Fontana, Zaia, Romeo: “La Lega una. Il segretario sono io”. Le primarie del fischio
Si apre Pontida con i giovani ma è la festa triste. Salvini respinge le richieste dei ribelli e attacca i giornali e i banchieri. Romeo: “Deciderà il popolo”. Lascia Toccalini, il segretario della Lega giovani

Da Pontida. Ce l’hanno moscissimo. E’ analcolica come la birra, è la Pontida senza spirito, con Salvini che minaccia, accusa, ricorda ai governatori ribelli, Max Romeo, il partigiano Romy: “Il segretario sono io”. Li farà parlare sul palco, farà parlare Romeo, Zaia, Attilio Fontana, l’hidalgo, ma solo per farli fischiare e li ha già avvisati, in una riunione tenuta nel pomeriggio: “Non voglio associazioni, non voglio la doppia Lega. No”. Dice sul palco: “La Lega è una da nord e sud, e Pontida sarà una festa di popolo. Meno banchieri e più operai”.
Fa il bullo e rimane imbullonato alla segreteria perché, come ricorda Roberto Calderoli: “Lo abbiamo eletto segretario per quattro anni”. Sono due Leghe e non è più una novità, ma è la prossima disperazione di Meloni che ha un alleato ormai del tre o quattro per cento, forse.
Una Lega è in Chiesa a commemorare Bossi, ed è la vecchia Lega di Leoni, dello stesso Calderoli, di Romeo (con l’aggiunta di Susanna Ceccardi), mentre l’altra resta qui a masticare rane fritte in pastella, a gridare “remigrazione”, solo che Vannacci lo grida meglio. Non c’è allegria ma Salvini che prende le misure come un geometra. Sale sul palco insieme a Maurizio Bosatra, l’uomo della logistica della Lega, un altro monumento che soffre in silenzio, e gli chiede: “Qui stringiamo”. Il sacro prato è un pratino, dimezzato, che si può riempire con una sola carrozza della Trenord e gli altoparlanti con gli striscioni, “Qui non passa lo straniero”, vengono montati da un operaio di colore. Remigrazione o salario minimo?
L’anno scorso si inneggiava al generale Vannacci e oggi è rimasto come ultima speranza Romeo, Romy, che anticipa ai giornalisti: “Sarà il popolo a decidere”. Chi fischiate? Anche i ragazzi sono scissi. I giovani della Lombardia imprecano contro i laziali: “Sono arrivati i ladroni”, e quelli del Lazio: “A chi hai detto ladrone?”. Due anni fa Tajani veniva contestato con “Tajani vaffanculo” ma adesso il nemico è Ranucci, la satira finale, con il lenzuolone “Ranucci, perché non Report-i i tuoi amici a casa”.
La festa dei giovani, quella festa che apre Pontida, e che era la notte della goliardia, si è ridotta alla cena Erasmus. L’anno scorso si bestemmiava Allah e quest’anno si bestemmia la malasorte e i quotidiani. Luca Toccalini il segretario dei giovani, che ha 36 anni, annuncia che si andrà a congresso a fine ottobre. Lascia, e se ne va, lui sì, ma si vendica contro Romeo: “Basta cazzate”. Fuori uno. Sta finendo davvero e si capisce dalle t-shirt. Sono tornati alla frase di Bossi, quella degli indiani segregati, “Loro hanno subito l’immigrazione, ora vivono nelle riserve. Pensaci”. Solo ai liguri è rimasta voglia di scherzare con i preservativi griffati Lega e con Claudio Durigon, il segretario facente funzioni, che scherzando dice: “Li abbiamo bucati per favorire la natalità”. E’ stantio tutto, è stantio Salvini e la sua solita accusa: “I giornalisti scrivono cazzate”, il suo veleno, sempre contro i giornalisti: “Siete chiaccheroni”. Ama solo Morelli, il suo Morelli, il Tiziano Terzani che va a Ceuta e in Sassonia. Basta andare in strada per vedere che è stata cancellata una frase “Salvini, m…”. C’è la foto. Chiacchieroni, chi?
Sono cambiati e sono cambiati anche questi ragazzi che a differenza dei Gd non disertano ancora. Ce ne sono anche di bella speranza, come Giada Ferrari che irride la sinistra con questa battuta “di rosso, solo il lambrusco”. Ma sono sempre meno e ripetono ormai “non bisogna mollare”, per non riconoscere che hanno mollato. Romeo, che mai avrebbe immaginato di fare l’anti leader, ha un gruppo di ragazzi di Alzano che garantisce: “Se fischiano Romeo, noi fischiamo Salvini”. Uno solo ha il coraggio di avvicinarsi al palco e consigliare a Salvini: “Matteo è ora di cambiare”. Un tempo avevano la secessione e ora si sono ridotti a chi fischia più forte, a queste primarie dal fiato corto. Igor Iezzi che ne ha viste tante, in Lega da trent’anni, non ha paura del “tre per cento. Io c’ero quando eravamo al tre”. Scendono nei sondaggi, scendono di numero, scendono come la notte di Pontida. Sognano le scope e mangiano rane fritte