“Meloni non sa se andare prima alle elezioni”. Al semaforo con Garofani

Parla il consigliere di Mattarella: "Dobbiamo sapere cosa vuole la premier. Il Quirinale non è che decide, può solo registrare”. E sul discorso di von der Leyen: "di altissimo livello"

18 SET 26
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Foto ANSA

Al semaforo con Francesco Saverio Garofani, il consigliere di Mattarella, l’uomo della “scossa”. Alt, è rosso. Parla il “pedone” del Colle. Meloni andrà a votare a ottobre 2027? “Non lo sa neppure lei, la situazione è fluida, incerta. Meloni non ha ancora deciso. Secondo me va avanti guardando la contingenza”. E il Quirinale cosa farà? “Registriamo”. Se Meloni vuole l’election day? “Registriamo”. Se Meloni vuole andare a votare a ottobre? “Noi registriamo. Dobbiamo sapere cosa vuole lei. Il Quirinale non è che decide, può solo registrare”. Sulle strisce di via del Corso, registriamo che al Quirinale si preferisce andare a piedi e piace non pagare il bollo (bipartisan). Garofani ama chi passeggia e si augura, come i filosofi, una legge di civiltà che inviti al passeggio e ad abbandonare l’auto: “Sarebbe bello”. La fortuna aiuta i pedoni.
Meloni ha abolito il bollo auto, ma gli uomini di Mattarella, quella stirpe con la barba monacale, democristiana, preferiscono ancora il movimento della gamba, il sole settembrino. Era novembre del 2025 quando Francesco Saverio Garofani, il pedone che incontriamo, insieme al compagno d’arme Minzolini, finiva al centro di un’incresciosa vicenda. In una chiacchierata fra amici, una cena sulle terrazze romane, il pedone del Colle si lasciava andare con amici romanisti a pensieri stupendi e parole velate. Diceva Garofani che sarebbe stato bello “un provvidenziale scossone”. In Verità (che è anche il quotidiano che aveva dato la notizia), Garofani si augurava uno scossone a sinistra, solo che a sinistra, e lo sanno tutti, si preferisce l’ozio della Ztl. Il pedone Garofani veniva letteralmente travolto dalla polemica ingenerosa, dai clacson della destra. Ora che il tempo è passato, Garofani, il pedone lo avvistiamo in mezzo a una calca di cinesi, con coni gelato che sgocciolano, imbarazzanti. Il pedone Garofani, compiaciuto, resta immobile mentre scatta l’arancione. Noi al pedone: Meloni ha abolito il bollo, cosa ne pensa? Il pedone Garofani ci fa capire che gradisce: “Io sono bipartisan. Ho una Volvo e una Panda. Uno lo pago e l’altro no”. E’ un buon viatico. Il pedone ci confessa che il traffico delle idee in Italia è pari a zero. La confessione del pedone: “L’unica cosa certa è che c’è una gran confusione. Io sono sconvolto per le reazioni che ci sono state in Italia al discorso di von der Leyen: nessuna. E’ stato un discorso di altissimo livello, addirittura l’adesione come membro del Canada alla Ue ha fatto incavolare Trump. Qui da noi solo il silenzio a destra e sinistra, silenzio bipartisan”. Commentiamo gli ultimi movimenti a sinistra, di Conte, l’Ucraina, le difficoltà (il bus dell’Atac ci sgasa incurante di questo altissimo e quirinalesco colloquio). Il pedone riflette: “E’ incredibile come in politica estera non ci sia una linea responsabile, condivisa all’interno di entrambe le coalizioni. Una volta non era così. Ancora mi scandalizzo perché sono un uomo della prima repubblica. E sono contento di esserlo. Una volta si commentava”. La calca di turisti lanzichenecchi ostacola la civiltà della conversazione, lo scambio occidentale delle idee. Suggeriamo al pedone la necessità di lanciare una grande campagna per invitare il popolo italico a usare i mezzi di trasporto, a muoversi a piedi, ad abbandonare l’auto, e Garofani plaude, insieme al bollo: “Sarebbe stata meglio una legge che ci invitasse tutti ad andare a piedi”. Il verde è scattato e il pedone si allontana. Dice Nietzsche: “Tutti i grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina”. Avete capito perché la sinistra non ha trovato il federatore? Il problema è la scarpa.