Politica
Pazza idea •
Conte vuole vincolare le primarie al programma. Nel M5s c'è chi ipotizza di rompere col Pd
L'ex premier vincola le primarie alla questione riarmo. Nelle riunioni più intime, s'ipotizza di rompere con Schlein: se la leader del campo largo fosse lei, il Movimento perderebbe molti voti

Roma. C’è un aggressore e c’è un aggredito. Sempre. Finanche nel campo largo. E poi c’è sempre un pretesto, si sa. Un cavillo attorno al quale concepire, se non un’aggressione, perlomeno una spaccatura. Negli ultimi giorni, intorno a Giuseppe Conte, il pretesto – o cavillo – è l’Ucraina. E la spaccatura, ove mai la legge elettorale naufragasse, sarebbe invece con il Pd. Non più litigare ma rompere l’alleanza. Addirittura.
E' il pensiero stupendo che, strisciando, fa capolino nelle riunioni più intime. E’ la pazza-pazza idea, ancor più folle con il premione di maggioranza.
Eppure, Giuseppe Conte guarda i sondaggi. Osserva che le primarie, dopo l’estate, gli danno torto. L’ultimo oracolo, mandato in onda a L’Aria che tira, su La7, ribalta le proiezioni primaverili. Forse, inesorabilmente. Elly Schlein, coi contrafforti di Fratoianni e Bonelli, è al 62 per cento. L’ex premier, giammai rassegnatosi alla condizione di “ex”, è invece al 38. E dunque, a settembre, anche per lui è tempo di migrare.
Dopo l’estate, i gazebo si incendiano e diventano così un tormento che condannerebbe nuovamente il capo alla condizione di “ex”. Chi ne dà conto, vicino a lui, aggiunge un dettaglio. Dopo le interviste contro il riarmo, e le votazioni sui temi degli attivisti a Nova, Giuseppe Conte vuole vincolare, adesso, le primarie al programma. O meglio: vuole che insieme al leader siano espliciti, sulla scheda, dei ben precisi stralci. Le famigerate linee rosse, come usa dire. Quella che non soltanto traccia il generale Vannacci a Meloni ma pure l’ex premier a Schlein. E, tra le linee, la più rossa è appunto il (non) sostegno a Kyiv.
L’Ucraina è il pretesto. Il cavillo. L’occasione per rompere se la legge non passasse o comunque, nel frattempo, per prendere le misure con questa legge assai bipolare. “Non può essere che se Schlein o qualcun altro vince le primarie – ha detto e ripetuto Conte – a quel punto si mandano a gogò armi in Ucraina per un conflitto che ci sta portando a una guerra mondiale”. Non può essere per l’avvocato che alza il tiro proprio mentre Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato, invoca la provvidenza: “Serve una figura nuova che venga dall’esterno”.
Il punto, insomma, è che Giuseppe Conte non vuole tornare a Chigi da portaborse. E se pure una rottura col premio di maggioranza al 42 per cento significherebbe pungere la rana che lo trasporta – il Pd – per affondare con lei, il pensiero è stato fatto. Il pensiero c’è.
I sondaggi di Piepoli, che l’ex premier guarda, confermano come per lui il migliore dei mondi possibili, con il Melonellum, sarebbe un campo largo con Conte premier. E come invece un leader dem farebbe perdere in assoluto più voti al Movimento. La via mediana dei Cinque stelle fuori dall’alleanza innescherebbe sì la reazione del voto utile, ma le perdite sarebbero minori rispetto all’ipotesi numero due: il Pd con Conte a rimorchio. Un’ipotesi raccapricciante per un elettorato che, spiega Livio Gigliuto, “vede in Conte, e soltanto in Conte, una garanzia di protagonismo”.
Intendiamoci. Ora che il treno è partito, è difficile scendere e sicuramente è anche folle. Meno complicato, però, è tentare un’ultima manovra. Quella di spostare, con l’Ucraina, l’asse della scheda verso il “premier Conte”. Il resto? E’ una Pazza idea, sì. Un Pensiero stupendo che pure gli sussurrano i consiglieri più filorussi, e che lui ascolta, proprio mentre Schlein canticchia altri ritornelli... Se perdo te, cosa farò… Lei, Elly, non sa più restar da sola.