Il muro di Pd, Cgil e M5s contro l'estrazione di petrolio in Basilicata

Il governo accelera le autorizzazioni per le estrazioni e prevede, in caso di inerzia regionale, anche un commissario. Sindacato, grillini e dem lucani insorgono, mentre il Pd nazionale chiede più risorse per il territorio. Il decreto in conversione al Senato

16 SET 26
Ultimo aggiornamento: 15:05
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Cgil, Pd e M5s sulle barricate contro le trivelle. In Basilicata la norma approvata venerdì scorso dal governo per accelerare le autorizzazioni di estrazione di petrolio in Italia ha risvegliato gli animi dei no triv. Ancora prima che venisse approvato il decreto, assegnato ieri in commissione Ambiente in Senato, non erano passate inosservate le parole della premier Giorgia Meloni: “Abbiamo protetto questa nazione il più possibile dal caro energia, ma adesso vogliamo che l’energia che serve in Italia si produca il più possibile in Italia”, aveva detto Meloni dal palco di Bari dove ha festeggiato il record di durata del suo governo. Quindi l'annuncio: “Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce l’abbiamo in Basilicata”. Apriti cielo. 
La Basilicata non è il bancomat d’Italia. La Basilicata non si svende e ha il diritto di decidere il proprio futuro! Prima di concedere qualsiasi cosa, il governo Bardi deve decidere con i propri cittadini il futuro di questa regione e portare la vertenza Basilicata a Palazzo Chigi per approdare a un patto sviluppo che non sia solo sfruttamento delle risorse naturali e petrolifere”, ha detto il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega. Anche il segretario di Potenza gli ha fatto eco, parlando di “visione regressiva della politica energetica” e sostenendo “che il naturale decalage delle estrazioni petrolifere sul territorio lucano deve essere accompagnato da una graduale uscita dal fossile e una ricoversione dei siti produttivi della Val d’Agri investendo sul no oil e sulle energie alternative”.
Sul fronte politico il primo partito a prendere la parola è stato il Movimento cinque stelle. “Sentire affermare che ‘non c’è bisogno di andare a prendere il gas in Qatar quando lo abbiamo in Basilicata’ è un errore madornale che tradisce una profonda ignoranza dei dati reali del nostro sottosuolo, ma soprattutto una miope concezione del futuro energetico nazionale”, ha dichiarato il deputato lucano Arnaldo Lomuti. I dati cui fa riferimento il deputato riguardano le riserve di petrolio, a suo dire sufficienti a garantire “appena quindici mesi” di consumi italiani. E dunque, a quanto pare, giudicate inutili.
Il decreto prevede che se la regione non si esprime sulle richieste di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma entro 45 giorni, il presidente del Consiglio può concordare una proroga che può arrivare a 60 giorni, durante la quale Palazzo Chigi o il ministro dell'Ambiente possono avviare un'interlocuzione con il governo locale per capire le ragioni del ritardo. Se scaduto il termine la regione non si è ancora pronunciata, si apre la possibilità di nominare un commissario. Ma non è automatico: deve verificarsi una condizione ulteriore, cioè che l'inerzia regionale sia idonea a compromettere il tempestivo svolgimento di attività di interesse strategico nazionale, come la sicurezza energetica e la continuità degli approvvigionamenti. La norma tuttavia non elimina l'intesa stato-regione prevista per queste attività e non autorizza direttamente una nuova trivellazione. Solo nel caso in cui la regione non dia il suo parere nei tempi previsti, il governo può arrivare alla nomina di un commissario che esprime l'intesa in sostituzione della regione. Il servizio studi di Camera e Senato sta esaminando proprio questo meccanismo e i relativi profili giuridici nell'iter di conversione del decreto.
“Ancora una volta Roma pretenderebbe di decidere sulle nostre teste, senza coinvolgere le comunità, i Comuni, le associazioni e i cittadini che quotidianamente vivono e difendono questo territorio”, è la posizione del Pd di Policoro, che ha scritto una lunga nota definendo “un atto gravissimo” la possibilità di nominare un commissario. In generale, l'ostilità è verso la maggiore estrazione di greggio: “Pensare oggi di aumentare ulteriormente le attività estrattive significa condannare la nostra regione a un futuro di maggiore pressione ambientale, maggior consumo di suolo e maggior rischio di inquinamento”.
A Roma il Pd ha però dato un altro segnale: critica la linea del governo ma cerca di correggere l'aspetto fiscale per portare più risorse sul territorio. Così il deputato Enzo Amendola e il senatore Daniele Manca hanno presentato un emendamento “per ripristinare un corretto rapporto tra fiscalità e territorio sulle estrazioni riconoscendo risorse che spettano alla Basilicata proprio in virtù delle estrazioni in essere”. Correttivi senza chiusura: “È inaccettabile che a fronte del quantitativo di petrolio già estratto in Basilicata i cittadini residenti debbano registrare il carburante alla pompa come il più caro in Italia. Prima degli annunci di nuove estrazioni e prima ancora dei commissari di cui parla la Premier si pone una questione di giustizia sociale nei confronti di questo territorio", ha dichiarato Amendola.