Politica
verso il prossimo congresso •
Cgil divisa in due sotto la superficie di un landinismo totalizzante
La proposta di integrazione del segretario è passata con uno stringato 61 per cento degli aventi diritto. Il sindacato si spacca proprio sui metodi di direzione
16 SET 26

Foto ANSA
Nel 2023 era stato eletto con una percentuale decisamente bulgara: il 94 per cento. L’altro ieri la proposta di integrazione della segreteria generale presentata da Maurizio Landini è stata approvata dal 61 per cento dei votanti (142 schede), che diventa un misero 49,5 per cento se si calcolano tutti gli aventi diritto (287). Ben 77 componenti dell’assemblea generale, dopo un vivace e franco dibattito, non hanno avuto remore a dichiararsi contrari e ci sono state anche una decina di schede bianche che nella storia del “regime” landiniano qualcosa vogliono pur significare. Eppure non si può dire che da attento conoscitore del funzionamento delle organizzazioni di massa Landini avesse sottovalutato la prova. Per allargare la segreteria aveva prima fatto passare (irritualmente) a voto palese la proposta di giudicare in blocco, vecchi membri e nuovi. E solo in una seconda votazione – quella a cui si riferiscono i numeri citati – ha scoperto le carte e indicato i tre nuovi candidati. Al secolo Michele Di Palma, numero uno della Fiom, Serena Sorrentino, segretaria della Funzione pubblica e Stefania Filetti, segretaria provinciale di Varese e anch’essa ex Fiom. Tutti da votare in blocco in modo da evitare la conta o la formazione di schieramenti. La verità che tutti in Cgil sanno è che Landini per la sua successione ha in mente Di Palma e ha anche in testa di predisporre un percorso guidato in maniera che non si verifichino sorprese e palesi fratture. Non bisogna dimenticare che in Cgil il valore dell’unità della confederazione è ampiamente condiviso, tanto che nel recente passato nessuno ha avuto niente da obiettare alla decisione di Landini di secretare gli atti del dibattito interno. Né di contestare la prassi per la quale la segreteria nazionale è un organo collegiale che di conseguenza non vota sui singoli dossier.
Il lider maximo di Corso d’Italia sarebbe dovuto scadere nel prossimo gennaio ma si è di fatto prorogato fino al prossimo congresso, che si terrà solo dopo le elezioni politiche. Da qui ad allora (quando?) Landini potrà vigilare sulla scadenza di numerosi mandati alla testa di organizzazioni regionali e di sindacati di categoria e potrà quindi in qualche maniera condizionare la corsa alla segreteria, che per ora oltre a Di Palma sembra vedere in campo la sola Sorrentino. Molto vicina all’ex segretaria Susanna Camusso, della Sorrentino leader si era parlato anche otto anni fa ma poi le sue chance rimasero schiacciate nella tenaglia della competizione Landini-Colla. Adesso sembra scoccare di nuovo la sua ora ma l’egemonia degli ex Fiom in Cgil è preponderante e comunque la corsa è lunga. La cosa più interessante e foriera di sviluppi è che in realtà sotto la superficie di un landinismo totalizzante già oggi la segreteria nazionale risulta divisa in due schieramenti, che addirittura sarebbero di pari consistenza. A dividere i segretari, però, non c’è un giudizio negativo sulle scelte politiche e sindacati del leader bensì solo – ma non è poco – la contestazione dei suoi metodi di direzione. Un dispotismo neanche tanto illuminato. E’ in virtù della spaccatura già esistente – ma che non filtra mai all’esterno – che Landini ha preso tutte le precauzioni di cui sopra per far votare i nuovi segretari. Non voleva che le due anime trovassero nuovi motivi per scontrarsi e magari con un voto sulle singole persone azzoppassero l’una o l’altra carriera. Ma il calcolo dello stratega del consenso pilotato è riuscito solo a metà e lo testimoniano, per l’appunto, sia la bassa percentuale di favorevoli rispetto ai precedenti voti bulgari sia quei 77 che hanno esplicitamente detto no.
L’unanimismo sulle scelte di merito politiche e sindacali si giustifica con il clima di perenne emergenza democratica che occupa la testa dei dirigenti Cgil e con l’affastellarsi di scadenze di mobilitazione che tolgono ogni spazio al dibattito interno. Non va dimenticato che la confederazione sta preparando la raccolta delle firme per due leggi di iniziativa popolare che al di là del merito (appalti e sanità) hanno il problema di arrivare a fine legislatura e quindi paiono condannate a restare in archivio. Il 17 ottobre poi è prevista una manifestazione della Via Maestra, la coalizione sociale saldamente guidata dalla Cgil che comprende associazioni di varia estrazione e molte sigle del terzo settore. E questa sicuramente non può fallire perché segna il ritorno sulla ribalta politica del segretario. Totale silenzio, infine, sulle primarie del campo largo. Diversi giornali avevano scritto di un patto Landini-Schlein per riversare il consenso della Cgil sulla segretaria ma per ora si tratta di suggestioni. Di sicuro il sindacato rosso non è più l’organizzazione granitica d’un tempo e quindi nessuno può sapere quanti voti è in grado di spostare ma per ora, come detto, nessuno ne parla. Oggi però, complice il calendario dei festival di settembre, Landini e Schlein si incontreranno a Cattolica a un’iniziativa dei pensionati dello Spi. Un’occasione per fotografi e cronisti.