Politica
I funerali di stato in forma laica della leader radicale •
Prodi, Letta, la Ue, la “tigna”. Le esequie e la Emma oltre Bonino
L'ingresso di Mattarella e Meloni e il saluto solenne tra parenti, amici e autorità, in un affresco trasversale che corre tra Prima, Seconda e Terza Repubblica. E l’orazione funebre a sei voci in cui la Emma privata e inscindibilmente pubblica prende forma. Parlano i compagni, e i due ex premier

I funerali di Stato per Emma Bonino in Campidoglio (Filippo Attili - Ufficio stampa Palazzo Chigi)
Il maxischermo a un certo punto tace, ed è come se Emma Bonino volasse — spirito o folletto — nel sole pieno sopra al Campidoglio, per puntare i suoi occhi azzurri e abbracciare idealmente i convenuti alle esequie di stato in forma laica, dentro e fuori dalla Protomoteca, guardando con stupore alla se stessa multiforme che si delinea nei loro racconti, mentre i cittadini, fuori, corrono verso le transenne per applaudire le immagini del feretro che si prepara al viaggio. Ed è come se si fermasse, non vista, nel cortile, la Bonino-folletto, mentre l’ingresso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dà il via al saluto solenne tra parenti, amici e autorità, sedute le une accanto alle altre in un affresco trasversale che corre tra Prima, Seconda e Terza Repubblica, per assistere a un’orazione funebre a sei voci. Aleggia, Bonino, spirito e corpo-strumento di molte lotte – mentre la Emma privata e inscindibilmente pubblica prende forma nelle parole di Carla Taibi, sua assistente storica, di Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e grande amica, di Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, rispettivamente segretario e fondatore di Più Europa, e degli ex premier Romano Prodi ed Enrico Letta, nei cui governi Bonino è stata ministra del Commercio internazionale e ministro degli Esteri. Letta dunque ricorda che, al momento di leggere la lista dei ministri, al nome “Bonino” si era sollevata “una ola” di approvazione. Ed ecco che un pensiero fulmineo rompe per un attimo la solennità del momento, almeno tra gli osservatori esterni: che cosa starà pensando l’altro ex premier Matteo Renzi, presente come i predecessori Giuseppe Conte, Paolo Gentiloni, Mario Monti e Massimo D’Alema, il Renzi che, subentrando a Letta, agli Esteri non aveva confermato la leader radicale, bensì nominato la dem Federica Mogherini? Ma subito una Bonino in spirito e purezza torna ad abbracciare l’intera Protomoteca, e non importa se la destra che è oggi al governo, seduta in sala accanto alla sinistra, non abbia oggi come suo faro la missione umanitaria Mare nostrum del 2013, evocata sempre da Letta attraverso l’immagine di una Bonino china sulle mappe nautiche con gli alti comandi della Marina.
Ed è come se aleggiasse, lo sguardo di Bonino, sui convenuti silenziosi: il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, la stilista Anna Fendi, amica di Emma; i leader Elly Schlein, Carlo Calenda, Maurizio Lupi, Angelo Bonelli, i parlamentari Roberto Giachetti, Francesco Boccia, Maria Elena Boschi, Maurizio Gasparri, Raffaele Nevi, Laura Boldrini; i ministri Carlo Nordio, Annamaria Bernini e Marina Calderone; l’ex ministro e presidente Cnel Renato Brunetta e l’ex ministra Cecile Kyenge. Il presidente Mattarella, accolto all’ingresso dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri con Riccardo Magi, porge le condoglianze alla famiglia Bonino, prima che Carla Taibi rompa il silenzio: “Fosse qui, Emma ci direbbe: smettete di ricordare e mobilitatevi, non abbiate paura di avere troppi sogni”.
Battaglie, conquiste, sconfitte e lotte – aborto, Corte Penale internazionale, cellule staminali, antiproibizionismo, fine vita, Stati Uniti d’Europa – si compongono in un mosaico che “guarda al futuro” mentre Filomena Gallo evoca “lo sguardo severo e ironico” che Bonino mai ha fatto mancare. “Emma ha criticato le istituzioni, ma ogni sua azione era volta a migliorarle, non a danneggiarle”, dice Magi, guardando alle lotte da portare avanti ora che si è orfani delle sue “grandi asprezze e inaspettate dolcezze”. La “campionessa di diritti civili” che si faceva arrestare con Marco Pannella e Marco Taradash, dice Della Vedova, ci ricorda di spingere la “zattera malmessa chiamata Europa”, pena l’affogamento. Sorride dalle foto, la leader chiamata per nome in piazza, a chi arriva al mattino, come ha sorriso a chi l’ha vegliata la sera prima, tra rose rosse di donne sconosciute che in lei hanno visto un simbolo, un nume tutelare, un’amica a cui dire “grazie” e parole di chi si augura, come il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e fondatore di Eumans Marco Cappato, “che la sua cocciutaggine sia d’ispirazione”, o di chi, come l’ex sindaco Francesco Rutelli, segretario del Partito radicale negli anni Ottanta, fa rivivere Emma, con il pensiero, nel Campidoglio “dove furono firmati i trattati Ue”. Sarà poi Romano Prodi, durante le esequie, a ricordare “la tenacia” della Bonino ministra, con cui non sempre si trovava d’accordo. “Discuteva e discuteva”, Emma, dice Prodi, confessando però che, ultimamente, con lei si sentiva di frequente in qualità di amico, condividendo la comune “delusione” per la politica italiana ed europea. Emma su Kyiv non confondeva mai aggredito con aggressore, dice Letta. Bonino non la chiamava tenacia, ma “tigna”, dicono i compagni. E pare quasi di scorgerla, Emma, mentre il maxischermo si spegne, augurarsi di vedere ben presto in azione, in quelle stesse piazze, un piccolo o grande esercito di folletti “tignosi” quanto e più di lei.