Politica
Problemi per Conte •
Lo spettro di Grillo agita il M5s: “Che dirà da Fedez?”. I fedelissimi: “La lista? E’ un’idea”
Il fondatore prepara il ritorno e punta a riprendersi il simbolo. Chi gli è vicino non esclude pure una lista alternativa a Conte: “Beppe ci sta pensando sul serio”. La chiamata settimanale con i vecchi amici dell'hotel Forum
15 SET 26

“Una lista anti Conte alle prossime elezioni? Per ora è un’idea, ma potrebbe essere una strada utile per riprendere il simbolo, visto che i tempi della giustizia sono molto lunghi…”, dice Marco Bella, ex parlamentare grillino, molto vicino a Beppe Grillo. E’ bastata una foto. Il fondatore del Movimento 5 stelle è in piedi al centro tra Federico Lucia, ovvero Fedez, e l’altro conduttore, Mr. Marra, nello studio di Pulp podcast. La puntata sarà trasmessa il prossimo 21 settembre, tra poco meno di una settimana, ma intanto quell’immagine ha già creato attesa, timori e attenzione. L’effetto hype, Grillo ne sarà contento, ha senz’altro funzionato. Ieri al Senato, sull’ipotesi di un nuovo movimento, una lista anti Conte guidata dal comico, era tutto un gran chiacchiericcio. Tra scetticismo e timore, soprattutto tra le fila di pentastellati e parlamentari del Pd. Con alcuni senatori che sostenevano addirittura di aver ascoltato alcuni preoccupanti stralci dell’intervista a Fedez. Annuncerà una lista? Prevale una certa prudenza, anche visto il largo numero di firme (6 mila per collegio elettorale) che l’emendamento anti cespugli alla legge elettorale prevede debba raccogliere chi non siede in Parlamento.
Di certo, invece, c’è che il fondatore rivuole il suo simbolo e il suo nome. A tutti i costi. Sul suo stato WhatsApp ha messo un logo del Movimento eloquentemente modificato. Le stelle sono rimosse e l’ultima “O” della parola Movimento è sostituita da uno zero barrato: Movimento zero stelle. Chi gli è vicino non esclude che qualcosa, anche su una lista, possa avvenire davvero. “Ho visto Beppe spesso nell’ultimo periodo – racconta Bella – ed è davvero determinato a riprendersi il simbolo. E visto che i tempi della giustizia sono quello che sono... lui ci sta pensando sul serio”. Il processo intentato da Grillo a Conte sul simbolo ad aprile ha subito un primo rinvio a luglio – e proprio pochi giorni dopo il comico ha attaccato duramente il nuovo corso del Movimento dal suo blog – e un secondo in questi giorni. La prima udienza è fissata così a gennaio. Difficilmente ci sarà un verdetto prima del voto.
Dice ancora Bella: “Un tempo Beppe diceva ‘io voglio il simbolo così posso metterlo in un museo’, adesso però forse qualcosa è cambiato perché pensa che per arrivare davvero ad avere il simbolo possa essere una strada avere un soggetto elettorale alternativo. Magari può aiutare la giustizia a fare più in fretta”. Una lista dunque? “Per ora è solo un’idea, ma vediamo cosa succede… anche il Movimento partì dalla comunicazione, dal blog. E anche l’operazione Vannacci è iniziata con un libro…”, conclude l’ex parlamentare grillino.
Non è facile comunque parlare con persone vicine al fondatore. Oltre a Bella e alla storica collaboratrice del comico, la cantante Nina Monti, sono pochi ad avere ancora un filo diretto con Grillo. Questi ultimi grillini lui li chiama, con poca originalità per uno come lui che ha fatto dell’arguzia più strampalata la sua cifra stilistica, “gli ultimi, i penultimi e i terzultimi dei mohicani”. Almeno così, va detto, non sembrano pochissimi. I veri irriducibili sono un piccolo gruppetto che, come Grillo, ha ormai passato i 70 anni. Un manipolo attempato, ma agguerrito. Come Robert De Niro e Joe Pesci nel film “The Irishman” che, nonostante l’incedere degli anni, rimangono good fellas, sempre desiderosi di fare e disfare. Sono Elio Lannutti (che Grillo volle in Parlamento), Angelo Troiani, titolare dell’hotel Forum, quartier generale romano di Grillo con affaccio sui fori, e un altro paio di vecchi amici. Si sentono una volta a settimana. Quando Grillo è a Roma parlano sulla terrazza panoramica del Forum, dove un tempo il fondatore teneva i vertici politici con i luogotenenti del Movimento. Se Grillo non c’è, sono gli altri a chiamarlo al telefono e fare il punto con il vivavoce acceso. A questi vertici telefonici, a eccezione di Lannutti, non partecipa nessun ex dirigente grillino. Non Virginia Raggi e neppure i dibattistiani Alessio Villarosa e Barbara Lezzi, che pure sognerebbero eccome un nuovo partito. Le due vicende però, pur facendo parte dello stesso campo politico, non si incrociano.
E gli attivisti di Schierarsi, l’associazione di Dibba, sono ora presi solo dalle condizioni di salute del loro leader, tornato dopo il malore pochi giorni fa da Cuba. Ed è proprio anche la sensazione che il partito di Di Battista non nasca mai, ma sia solo uno spauracchio per aiutare Conte nella dialettica interna al campo largo con il Pd, ad aver fatto balenare, almeno come pensiero, l’idea di una lista nell’uomo che fondò il Movimento 5 stelle.