Politica
a mancare è la verità •
Il silenzio dei Ranucci, che nessuno osava disturbare
Mentre il conduttore abbandona lo studio in un video melodrammatico, è il momento di ricordare lettere anonime su molestie, minacce e audit Rai archiviati perché mancava chi lo controllasse
15 SET 26

Foto ANSA
Era il silenzio dei Ranucci. I fondatori di Report venivano cacciati nel silenzio, gli audit interni della Rai, su Ranucci, si concludevano nel silenzio, i rapporti con le stagiste, raccontati da Ranucci nel suo libro, passavano sotto silenzio. Ranucci, il giornalista Rai che oggi posta un video con la musica di Simon & Garfunkel, “The Sound of Silence”, mentre fa gli scatoloni, come avrebbe raccontato questa storia? E’ una storia di lettere anonime, corvi, presunte molestie, “comportamenti irregolari del conduttore”, mai dimostrati, suggerimenti che la vecchia governance Rai (l’inedito che ora si scopre) ha preferito disattendere. Era il 2021 e una puntata di Report aveva la forza di distruggere economie, aziende quotate. Nessuno direttore Rai osava chiedere a Ranucci cosa stava per mandare in onda o i collaboratori che sceglieva. L’ad Rai era allora Carlo Fuortes, una figura di sinistra, oggi sovrintendente del Maggio Musicale, che ricorda: “Sì, c’era stato un audit interno su presunti comportamenti irregolari di Ranucci che è finito archiviato”. Quell’audit in quale clima si è svolto? Come è stato condotto? Se oggi venisse riaperto porterebbe allo stesso esito?
Ranucci garantisce che tornerà a Report e minaccia querele, le stesse che da conduttore di Report lamentava di ricevere. Per drammatizzare la sua uscita dal programma ha postato un video sui social con scatoloni e cassetti vuoti. A mancare è la verità. La Rai non gli ha imposto di lasciare l’ufficio malgrado Ranucci debba smaltire una quantità di ferie importante (la Rai è stata appena condannata a risarcire, per 40 mila, Franco Bragagna, cronista di Rai Sport, messo in ferie, lui sì, forzate). E’ la redazione di Report che ormai vive Ranucci come un corpo estraneo, ed è sempre la redazione che oggi prende le distanze. Ranucci ha deciso spontaneamente di allontanarsi per lasciare lavorare la sua vecchia squadra in “serenità”. Ma chi ha guastato la serenità, prima del suo rapporto con Lavitola, noto dal 2019, tanto da fare il suo ingresso in Rai? E quanti altri giornalisti hanno abbandonato Report, costretti, nel silenzio? Ora che i Buscetta di Report si fanno avanti, vale la pena raccontare la storia intera che risale al 2021 e che si sviluppa nel tempo. Vale raccontare la complicità di pezzi di Rai che hanno permesso a Ranucci di minacciare parlamentari, ed è il caso di Andrea Ruggeri, ex deputato di Forza Italia, che ha ricevuto messaggi da Ranucci, avvisi su presunti dossier di politici (di cui Ranucci era in possesso) che facevano uso di cocaina.
Era il novembre del 2021 quando ai vertici Rai arriva una segnalazione su Report, su comportamenti censurabili da parte di Ranucci. La stessa segnalazione viene spedita, a luglio, ai membri della Commissione di Vigilanza di cui fanno parte Faraone e Ruggeri. Si parla di tre casi, sono tre casi che riguardano tre donne. All’epoca, governo Draghi, la presidente della Rai era Marinella Soldi, oggi presidente del cda della Bbc, una presidente che durante il suo mandato si è battuta per sanare il gender gap in Rai. Quando sono stati resi noti gli stipendi dei collaboratori di Report si è gridato per la cifra, ma nessuno ha notato che erano cifre destinati a uomini e che le donne percepivano cifre decisamente più basse. Silenzio. Nella lettera, che lo stesso Ranucci, denuncerà, si elencano due casi di mobbing, si fa riferimento a un’inchiesta condotta con superficialità, al punto da danneggiare l’azienda. In entrambi i due casi si menzionano legami sentimentali e successive forme di esclusione, una volta finite le relazioni. Va precisato che Ranucci era un vicedirettore supremo, senza eguali in Rai, nella condizione di reclutare personalmente e firmare e autorizzare trasferte. Nel 2020 viene nominato vicedirettore ad personam dallo scomparso Franco Di Mare e viene creata una redazione a sua misura, Report Lab. Nel 2022 è vicedirettore approfondimenti Rai, ed è il momento del Ranucci massimo. C’è un prima e un dopo. Prima, durante l’epoca Gabanelli, e fino al 2022, esiste la figura del capostruttura, ma dopo, quella figura sparisce e Ranucci prende il pieno controllo della trasmissione, della cassa. Il terzo caso che viene denunciato in quella lettera riguarda una delle fondatrici di Report allontanata per non aver confezionato un’inchiesta ostile contro un gruppo sanitario lombardo. La giornalista, che ha alle spalle oltre vent’anni di servizi e premi, si accorge che l’accusa non regge, che le tesi sono preconcette. Una volta ricevuto il lavoro, Ranucci lo cestina perché lo ritiene troppo equilibrato, si difende spiegando che quel lavoro non le era mai stato affidato nonostante delle mail che dimostrano il contrario. Si apre un audit interno Rai ma il caso scoppia, il 24 novembre 2021, in Commissione di Vigilanza. Faraone, di Iv, interviene e per la prima volta introduce il caso della lettera anonima. Chiede di sapere. Anche Ruggeri conferma di aver ricevuto la lettera anonima ma si vanta di averla cestinata, illuminando la diversità con un certo metodo di fare giornalismo. Il giorno dopo, e lo ha raccontato Ruggeri, Ranucci aggredisce Ruggeri con messaggi, lo informa di ricevere dossier ma di non farne uso. Dice oggi Ruggeri: “Allora io non lo conoscevo. Mi spedisce messaggi violenti e mi rimprovera di non averlo avvisato. Da quando un deputato deve avvisare Ranucci? Lo trovai singolare e ancora di più quei messaggi che mi ha spedito”. Che fare della segnalazione sui comportamenti censurabili? La raccolta di informazioni dell’audit interno viene istruita con Ranucci capo assoluto di Report. Vengono ascoltati redattori di Report, gli stessi a cui stabilisce stipendi e assegna trasferte e servizi. I pochi che provano a raccontare una versione diversa non vengono ricevuto dai direttori, i contenuti dell’audit si diffondono e tanto basta per capire che la bilancia pende a favore di Ranucci. In Rai inoltre nessuno resta senza un lavoro. Perché, se si è in carriera, ingaggiare una lotta contro un simbolo? L’audit Rai si chiude con l’archiviazione, come ricorda Fuortes, solo che l’ad non ricorda una parte che venne ignorata dai vertici. A impedire una ricerca della verità piena era l’assetto organizzativo del programma. Al tempo non esisteva un capostruttura esterno a Report perché incompatibile con la qualifica di vicedirettore di Ranucci. Nell’audit si suggeriva di valutare, come opportunità, di prevedere meccanismi di controllo anche per le tematiche trattate. E’ solo con i vertici di destra che viene ripristinata la figura del capostruttura. Viene scelto Luigi Pompili ed è lo stesso Ranucci, con un post ad annunciarlo. Scrive Ranucci: “Ci tengo a informarvi direttamente per evitare fraintendimenti. Dopo circa 10 anni, la Rai ha deciso, per motivi noti, di togliermi la responsabilità della firma per quello che riguarda presenze, contratti, trasferte, acquisti, questioni legali penali civili, rapporti con autority”. Su duecento programmi Rai, Report era l’unico a non avere un capostruttura esterno. E la colpa non era di Ranucci. Da quelle minacce a Ruggeri, la Rai ha sperimentato il concorso interno in associazione Ranucci, il silenzio, la complicità. E’ quel silenzio che Ranucci usa come conforto, la canzone di Simon & Garfunkel. La storia di Report e di questi anni selvaggi è chiusa in questa strofa: “And no one dared/ Disturb the sound of silence”, “E nessuno osò sfidare/ il frastuono del silenzio”.