Politica
Da Kyiv a Stoccolma •
Due linee a sinistra? “Il sostegno all’Ucraina c’è e ci sarà”, dice il dem Sensi
Il senatore Pd critica la linea del M5s e la retorica del negoziatore: “La guerra è già in Europa”. E indica nella Svezia un modello su Nato, riarmo e sostegno a Kyiv
15 SET 26

Filippo Sensi (Mauro Scrobogna / LaPresse)
La sottile linea rossa corre lungo il perimetro del centrosinistra: si va dal basta con le armi all’Ucraina (vedi alla voce Giuseppe Conte, anche se con infinite sfumature a seconda del contesto) all’“abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino ingiustamente invaso dall’offensiva militare di Putin” (vedi alla voce Elly Schlein a Reggio Emilia) all’idea-ossessione del “negoziatore”. Nello spazio tra queste posizioni, però, si colloca la realtà, dice il senatore dem Filippo Sensi: “Il sostegno all’Ucraina c’è e ci sarà, e non solo da parte del Pd, ma da parte dell’intera coalizione di centrosinistra in via di costruzione. Non c’è a oggi un’alleanza già formata; ci sono alcuni partiti che da tempo lavorano insieme, all’esterno e all’interno del Parlamento, Italia Viva compresa. E c’è la volontà di costruire insieme, e con le eventuali altre forze che arriveranno, un’offerta politica credibile”. Vaste programme. Ma Sensi si mostra convinto: “Quali che siano formato e composizione dell’alleanza, il sostegno all’Ucraina – militare e politico – non mancherà”.
Ora quindi sono soltanto parole? E lo sarebbero se alle primarie non vincesse Schlein? “E’ impensabile che un governo europeo di qualunque colore, a meno non sia guidato da un Nigel Farage, da un Viktor Orban o da un Roberto Vannacci, possa avere una posizione diversa dal sostegno totale all’Ucraina”. Qualcuno l’ha pensato, tuttavia. “Un conto è parlare per posizionamento, un conto è ignorare il fatto che, con quella posizione, nel centrosinistra italiano non vai da nessuna parte”. Anche perché la Russia non è ferma, anzi. “Mi fa sempre specie quando si dice che ‘la guerra può arrivare in Europa’, come se la guerra non fosse già in Europa e come se l’Ucraina fosse collocata in un altrove che non ci riguarda. Lo trovo agghiacciante, come trovo assurdo avviare un dibattito sul negoziatore mentre Kiev e Odessa vengono bombardate tutti i giorni. E mentre Conte parlava del no alle armi, due giorni fa, la Russia bombardava a un chilometro dalla Polonia. Non c’è nulla da dimostrare: purtroppo parlano i fatti. E, con questi fatti, una posizione isolazionista, egoista, indifferente o sensibile alle ragioni di Putin non può avere cittadinanza in una democrazia liberale. Non a livello di azione politica, cioè se si esce dal regno delle pure opinioni”.
La Svezia frena però l’onda nera. Sospiro di sollievo, inversione di tendenza, caso isolato? “A uno sguardo ravvicinato, la Svezia ci mostra un dato interessante: a Stoccolma si confrontavano un centrodestra per la prima volta disposto a governare con una formazione di estrema destra, prima confinata alla posizione dell’appoggio esterno, e una coalizione di centrosinistra complicata da costruire, dove c’era un partito di centro non disposto a cedere a compromessi con il partito di sinistra suo alleato. Situazione non molto dissimile dalla nostra. Ma, nonostante queste diversità, su alcuni punti non c’era discussione: la Svezia è entrata nella Nato, punto; la Nato nessuno la discute. E, nel programma del partito gemello del Pd in Svezia, non c’è soltanto il sostegno militare all’Ucraina e alla Nato, ma il sì al riarmo nazionale, con tanto di leva”.
Servirebbe forse un seminario, una gita al Nord, per il nostro centrosinistra? “Se pensiamo che l’aggressione sia all’Europa, alla democrazia e ai nostri valori liberali, quello che avviene in Svezia, così come in Ucraina, ci riguarda da vicino. La guerra ci è già entrata in casa. E se non vuoi metterti l’elmetto, devi fare discorsi chiari e di responsabilità, in modo che le persone ti capiscano”. C’è chi non fa discorsi chiari? “Trovo truffaldino il tentativo, in particolare da parte del M5s, di utilizzare le parole disarmo e riarmo come la nuova faglia, come il confine tra quello che è di sinistra e quello che non lo è. Io sono sempre stato per la pace, ma pensare che il filtro della politica italiana nel nostro paese sia la linea riarmo-disarmo la considero una truffa. Per non parlare della retorica di chi punta sul ‘danno soldi alle armi e li tolgono al Welfare’. E’ il packaging dietro al quale si nasconde una cosa sola: l’abbandono dell’Ucraina a se stessa. Un grande paese europeo come l’Italia non può permettersi questa scelta”.
Sensi consiglia alle “anime belle” di leggere “Not born for war”, il libro dall’ucraino Artem Chapai: “Un uomo di sinistra, pacifista e femminista, che, davanti all’invasione russa non ha potuto fare altro che mettere in salvo moglie e figli e arruolarsi. Sono un uomo di pace, ci dice, ma come fate voi a voltarvi dall’altra parte, tanto più se siete di sinistra?”.