Politica
Scetticismo 5 Stelle •
Di Maio: “Il partito di Grillo ha poco senso”
Tra i pezzi grossi, di ieri e di oggi, in pochi gli credono. L'ex delfino: “Il numero delle firme abnorme, l’organizzazione territoriale che neppure esiste. Secondo me un nuovo partito non ha molto senso"

Roma. “Un partito? Non lo farà”. Tra i pezzi grossi, di ieri e di oggi, in pochi gli credono.
Luigi Di Maio non s’impiccia in beghe di cortile. L’ex delfino è ben oltre, nel Golfo Persico, anche se alla fine dice: “Il tema non è che sono oltre, come dice lei… E’ che aspetterei l’intervista da Fedez perché non sono convinto che Grillo farà veramente un nuovo partito da presentare alle elezioni politiche”. Ah.
Eppure il “Movimento Zero Stelle” suggerirebbe altro. Lei cosa suggerisce? “Il numero delle firme abnorme, l’organizzazione territoriale che neppure esiste…”. Grillo dovrà desistere? “Il punto è che secondo me un nuovo partito non ha molto senso. Ma staremo a vedere, e commenteremo dopo l’intervista”. A presto risentirci.
E in effetti, il tema posto dall’ex ministro degli Esteri centra un punto. E il punto abbastanza chiaro a chi stia monitorando le manovre di Giuseppe Conte. Si tratta infatti dell’incubo delle firme. Il cattivo sogno che non sembra tormentare l’ex garante e che invece attanaglia, per dire, Alessandro Onorato. Già ribattezzato, dalle parti di Azione, “satellite di Conte nel Pd” (per quanto dietro l’operazione ci sarebbe l’altro pianeta, o Mangiafuoco, Goffredo Bettini).
Il tema, comunque, è che le attuali duemila firme potrebbero diventare una montagna se l’emendamento di Fratelli d’Italia alla legge elettorale passasse. In quel caso, salirebbero a seimila suffragando, ancor più, l’obiezione di Di Maio. Conte lotta perché ciò non accada. Ma mentre si batte per il satellite-Onorato rischia che il meteorite-Grillo gli si schianti contro. Duemila firme, per l’ex capo, sarebbero sempre meglio di seimila.
Eppure lo scetticismo, si diceva, non è di un sol uomo. Barbara Lezzi, sul suo “Beppe”, non si espone. Danilo Toninelli – che più di altri dovrebbe sapere, sentendolo ancora – sembra non essere stato coinvolto. Oggi si interessa di “salute psicologica” – racconta – sua “nuova missione di vita” e di “Beppe” sa meno di zero.
Proviamo a chiedere conto, allora, a chi nel Movimento sia rimasta sempre fedele alla linea. Chiara Appendino, che non teme la critica (a Conte) né la politica, non è al corrente di “Zero Stelle”. Quando la sentiamo ribadisce invece, più dura del capo, la sua critica a Renzi perché “non è questione di veti – dice – ma di voti. E lui ce li fa perdere”. Quanto a Grillo? Boh.
Nel Movimento, intanto, si stempera ancora l’ansia in forza di sospetti. I pezzi grossi (quelli di oggi) se lo spiegano all’incirca così: “A lui serve questo casino per avere più forza in tribunale, ora che inizia la causa”. In altre parole: potrebbe essere solo una strategia. Sarà. Fatto sta che quando il Grillo parla, altro che Mangiafuoco, il teatro riapre.