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Marzabotto e la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Il sindaco di Cesena: "Chi la riceve dovrebbe unire, non dividere"
Il piccolo comune emiliano a guida dem non seguirà l'esempio di Bologna e Firenze che hanno congelato il conferimento. E il primo cittadino di Cesena, Enzo Lattuca, anche lui Pd, avverte: "Francesca Albanese non rappresenta la capacità di unire che deve avere chi riceve questo titolo"

Foto ANSA
“Chi riceve la cittadinanza onoraria deve essere una figura capace di unire. Questa, a mio parere, è la caratteristica più importante e non mi pare che la figura di Francesca Albanese rappresenti questa qualità”. Per Enzo Lattuca, sindaco Pd di Cesena, non c'è dubbio: la scelta del comune di Marzabotto manca di un presupposto fondamentale, quello di individuare una personalità trasversale.
La relatrice speciale dell'Onu riceverà il riconoscimento dal comune dell'Appennino bolognese amministrato dalla sindaca Pd Valentina Cuppi il prossimo 23 settembre, l'ennesimo dopo la sfilza di cittadinanze onorarie che si sono susseguite lo scorso anno. Ma dopo l'episodio di Reggio Emilia e i commenti di Albanese sull'assalto pro pal alla redazione del quotidiano La Stampa, diverse città, tra cui Bologna e Firenze, hanno deciso di sospendere o ritrattare l'attribuzione dell’onorificenza. Non Marzabotto.
“Il limite di Francesca Albanese è che non piace a chi la pensa diversamente da lei”, continua Lattuca. Nella sua città la proposta di cittadinanza per la relatrice Onu è stata messa ai voti su spinta di Avs e bocciata a inizio anno con il voto contrario proprio del Pd. Il punto critico, per il primo cittadino, non è il pensiero di Albanese: “Io credo che ci sia una larghissima maggioranza di italiani che, in virtù della propria sensibilità, si ritrova in un giudizio duro nei confronti del governo israeliano”, prosegue, “più che sufficiente per giustificare la cittadinanza onoraria per chi rappresenta questo giudizio”. Ma la questione fondamentale rimane la capacità di parlare con chi la pensa diversamente, riuscendo a “unire in maniera trasversale”. Il sindaco nomina come esempio virtuoso di questa dote il sindacalista Luciano Lama, suo conterraneo: “Ha fatto un lavoro egregio, riconosciuto anche dagli uomini d’impresa. Era in grado di avvicinare gli italiani, cogliendo i sentimenti più largamente diffusi”. Albanese, al contrario, “a volte divide anche chi sostiene la causa palestinese”, rappresentando sì un sentimento diffuso, ma “in una maniera più divisiva che unitaria”. Lattuca precisa che la sua opinione non è volta a screditare il lavoro condotto dalla relatrice delle Nazioni Unite negli ultimi anni, né vuole giustificare le decisioni di Benjamin Netanyahu e le operazioni militari dello stato ebraico.
Per il primo cittadino, nel pieno del suo secondo mandato, l’attribuzione di una cittadinanza onoraria è però prima di tutto il risultato di un processo democratico. “Non esistono linee guida univoche come per l’elezione di un senatore”, spiega Lattuca, “se il consiglio comunale di Marzabotto ha approvato il provvedimento con una valutazione complessiva, è giusto che proceda in questa direzione”.
Il caso di Marzabotto è oggetto di discussione anche in sede regionale: questa mattina, la presidente del gruppo FdI in Emilia Romagna, Marta Evangelisti, ha presentato un’interrogazione alla giunta della regione, chiedendo la sua posizione ufficiale sulla decisione di Marzabotto, se è previsto il patrocinio o l’uso di fondi pubblici per la cerimonia e “se ritenga che tali iniziative rischino di compromettere il valore universale, superpartes e istituzionale della memoria storica delle vittime di Marzabotto”.
Il nome del piccolo comune emiliano porta con sé una profonda valenza storica, essendo accostato a una delle pagine più nere dell’occupazione nazista. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, le truppe tedesche guidate da Albert Kesselring misero a ferro e fuoco tutta la zona circostante con una serie di attacchi contro la popolazione, uccidendo in tutto 1.830 persone.