Politica
la corsa per Palazzo Marino •
Calabresi debutta alla Festa dell'Unità di Milano e manda messaggi a Pd e alleati. L'incognita primarie
"La mia storia e miei valori sono nel centrosinistra", dice l'ex direttore di Rep sul palco con Don Ciotti. E' la prima uscita pubblica dopo aver annunciato la volontà di candidarsi a sindaco. Parla di giovani, donne ed emarginazione, strappa applausi. Poi ringrazia Sala e Pisapia

Un capannone che a stento conteneva 500 persone, con tutto il vertice del Pd milanese, per la prima uscita pubblica di Mario Calabresi era prevedibile. L'ex direttore di Repubblica, sinora parco di dichiarazioni, era il più atteso in questa festa dell'Unità che si celebra per la terza volta di fila nel circolo Arci di via Oglio: per l'esordio ha scelto di giocare in casa incontrando don Ciotti sul tema a lui molto caro "Vedere gli invisibili". Già il titolo lasciava capire che di politica, se intesa come politique politicienne, ce ne sarebbe stata poca. E qual poco è stato appannaggio di don Ciotti che ha lodato i giovani per il loro impegno sull'ultimo referendum che ha consentito di "salvare la costituzione". Una bordata anche contro il ponte sullo stretto di Messina che "non unisce due coste ma due cosche".
Calabresi, seppure nel ruolo di intervistatore (secondo alcuni quasi di comprimario), tra un discorso sulla dimensione assunta oggi dalla città e i livelli di emarginazione che crescono è riuscito a mandare tre messaggi importanti. Il primo a quel popolo accorso per capire se ha la stoffa di guidare la capitale economica del paese: "La mia storia e miei valori sono nel centrosinistra", ha scandito tra gli applausi. Poi l'omaggio ai "15 anni di governo in cui le politiche del welfare, assistenza, riconoscimento dei diritti sono stati un esempio per questo paese", cui è seguito il ringraziamento ai sindaci Pisapia e Sala e ai diversi assessori presenti: un passaggio importante per ribadire il suo collocamento politico e una stoccata a Scavuzzo e Majorino – che gli contendono la candidatura a sindaco - che con toni diversi hanno sottolineato l'esigenza di una discontinuità in particolare con l'esperienza non ancora conclusa di Beppe Sala. Quindi due temi per scaldare gli animi: ricordare Lea Garofalo con "uno spazio, un luogo che ha potuto vivere". E sempre parlando degli invisibili ha ricordato che oggi tra gli invisibili ci sono i "i giovani e gli anziani, vittime di nuove esclusioni". Una citazione, infine, per il vescovo Delpini che ha parlato di una città che espelle segnata da un deficit di equità: "Dobbiamo occuparci delle differenze di opportunità", ha spiegato Calabresi.
Alla fine grandi applausi, un pò meno durante la serata. Chi si aspettava maggiore verve è rimasto deluso, la battuta di Franco D'Alfonso, già ideologo degli arancioni di Pisapia, illustra bene il loro stato d'animo: "Per ora di invisibile c'è solo lui", ha detto giocando sul titolo dell'incontro. Ci saranno altre occasioni per avanzare idee e proposte, al momento la situazione nel centrosinistra milanese a 8 mesi dalle elezioni è a dir poco complicata. Per succedere a Sala si sono fatti avanti 3 esponenti del Pd ( la vicesindaca Scavuzzo, Majorino e il giovane Pacini), l'assessore al bilancio Conte (vicino a Sala), gli indipendenti Goisis e Cossutta. E forse ci sarebbe l'assessore alla Cultura Sacchi.
C'è poi il tema del perimetro della coalizione da stabilire con Azione che ha già detto di considerare Calabresi l'unico candidato meritevole di sostegno scatenando le ire di parte del Pd e dell'estrema sinistra che è difficile vedere convivere con il partito di Calenda. E c'è la questione del metodo: primarie o no? Per ora è tutto bloccato, Schlein ha imposto il fermi tutti fino al prossimo mese quando il parlamento dovrebbe varare la nuova legge elettorale. Poi si deciderà come procedere, l'ipotesi primarie troverebbe spazio tra gennaio e prima metà di febbraio ma appare poco realistica di fronte alla valanga di pretendenti a Palazzo Marino, se non si riesce a sfoltire a due/tre candidati non si può escludere una cooptazione che eviti lo scontro intestino alle urne.
Dato il quadro ieri non era possibile pretendere di più da Calabresi. C'è stato l'abbraccio con la sua gente, un accenno alle tematiche che gli stanno a cuore – giovani, donne, emarginati - tra cui il legame con la chiesa ambrosiana. A proposito di donne, mentre girava tra gli stand della festa ce n'erano due che non lo mollavano mai: la presidente del consiglio Elena Buscemi e la presidentessa del Municipio 8 Giulia Pelucchi, una delle due potrebbe diventare vicesindaco. Ma la vera presenza femminile determinante potrebbe essere la moglie Silvia Nucini, giornalista, sempre accanto al marito: una coppia che ricorda Pisapia e Cinzia Sasso, anche lei giornalista e - secondo rumors dell'epoca -molto influente nelle decisioni del marito.