La scelta su gas e petrolio riporta in auge un commissario del governo alle rinnovabili (aggirando il niet di Pichetto)

Nell'ultimo Cdm l'esecutivo ha approvato la norma per istituire commissari energetici. Una mossa che viene ritenuta possibile anche sul dossier rinnovabili. E non c'è solo il nome di Cingolani (che ha dubbi sulla struttura)

12 SET 26
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Dopo aver approvato in Consiglio dei ministri la norma che istituisce commissari per accelerare l’estrazione di gas e idrocarburi sul territorio nazionale, nel governo stanno accarezzando l’idea che questo possa essere il momento propizio per riportare in auge un vecchio pallino: il commissario alle energie rinnovabili. Del resto, a Meloni la richiesta era pervenuta mesi fa, da parte di Confindustria. E non è un caso che nelle ultime ore il presidente degli industriali Emanuele Orsini sia tornato a prospettarlo, in chiaro, nel bel mezzo della missione che ha compiuto in Sud America insieme al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Meloni ieri a margine del festival del riso a Vercelli ha rivendicato, dal punto di vista energetico, “la difesa dell’autonomia della nazione”. La premier guarda sempre a un profilo come quello di Roberto Cingolani. Ma non solo. Il 17 sarà in visita in Norvegia.
Ad agosto sul Foglio raccontammo lo scenario che prevedeva l’istituzione di un commissario straordinario alle energie rinnovabili. E’ un’idea che nell’esecutivo circola da tempo. In primavera era stata avanzata anche l’ipotesi di un più complessivo commissario alla “sicurezza energetica”. Non particolarmente gradita dalle parti del ministro Gilberto Pichetto Fratin. Che non a caso ai colleghi di esecutivo fece notare una singolare circostanza: la definizione del suo ministero è giustappunto “Ambiente e sicurezza energetica”. Anche per questo nelle scorse settimane, quando il nome di Roberto Cingolani ha preso a circolare, l’esponente di Forza Italia ha minimizzato: “Non credo che il presidente del Consiglio voglia farsi commissariare su una scelta politica. Cingolani può fare il fisico ma non lo vedo girare l’Italia con la valigia da commissario a rilasciare autorizzazioni nelle nostre venti regioni”, aveva detto alla Stampa. In realtà, come visto con l’estrazione di gas e idrocarburi (dove certamente le complicazioni sono ulteriori), nella maggioranza si considera lo strumento del commissario come quello più consono a velocizzare le pratiche. Anche per questo un omologo commissario alle energie rinnovabili potrebbe essere utile a smaltire le oltre 4 mila concessioni per impianti di energia rinnovabile impantanate a causa di ricorsi, lentezze e inerzie burocratiche da parte delle amministrazioni locali. L’esempio che viene portato ai tavoli è quello della Sardegna, dove l’amministrazione Todde ha congelato gran parte dei progetti.
Proprio Viale dell’Astronomia ha stimato in oltre 50 miliardi di euro il valore dello sblocco di queste concessioni. Di certo c’è che l’istituzione di uno specifico commissario figurerà nei punti avanzati da Confindustria ai partiti in vista delle elezioni. Cingolani per curriculum rimane un nome caldo (sarebbe un modo anche per ricompensarlo del brusco allontanamento da Leonardo), anche se l’ex ministro della Transizione energetica a chi glielo chiede continua a ripetere di avere “altri progetti”, a partire dal godersi la pensione viaggiando in moto, oltre a esprimere dubbi su una struttura che non si sa quali poteri avrebbe. Di certo se si decidesse di procedere in questa direzione nelle mire del governo ci sarebbero manager con una vasta expertise nel settore: per esempio quelli transitati per le partecipate dello stato. Meloni ieri a Vercelli ha detto di “essere fiduciosa che la prossima settimana possa arrivare il nuovo intervento” sui carburanti, più targettizzato del taglio delle accise. “L’energia che noi possiamo produrre, dobbiamo cercare di produrla e quindi tanto per quello che riguarda il nucleare, quanto per quello che riguarda l’accelerazione che abbiamo consentito ieri per le regioni di dare concessioni sull’estrazione degli idrocarburi, quello che stiamo cercando di fare è difendere l’autonomia di questa nazione”, ha poi specificato (sponsorizzando, insieme al ministro Lollobrigida, la candidatura di Maurizio Martina a direttore generale della Fao). Accelerare e accelereremo.