Politica
Mazzi all'Opera •
Il ministro del Turismo guarda alla Cultura. Sua l’idea di equiparare l’opera ai servizi essenziali
Forse a Hegel preferisce Roberto Bolle e al pensiero solare la Canzone del sole. Fatto sta, però, che il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi dal Mic non se n’è mai veramente andato
12 SET 26

Roma. Forse a Hegel preferisce Roberto Bolle e al pensiero solare la Canzone del sole. Fatto sta, però, che il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi dal Collegio romano non se n’è mai veramente andato. Al Mic, dov’era sottosegretario, n’è rimasta traccia. Lì lo chiamavano “il ministretto”: vuoi per il ruolo, vuoi per il pensiero solerte. Ma oggi Mazzi è addirittura un “ministrone”. Un ministro in tanti sensi. L’uomo, insomma, è ministro vero al Turismo e tuttavia anche un po’ ministro ombra alla Cultura. E tra i tanti segni che ha lasciato al Mic, si diceva, ce n’è oggi uno che ruba il sorriso. Uno al quale Mazzi tiene ancora tanto.
Nella bozza del codice dello Spettacolo fa capolino infatti una modifica che in sostanza equipara la prima rappresentazione di inaugurazione della stagione artistica dei Grandi Teatri dell’Opera ai cosiddetti servizi pubblici essenziali. L’inaugurazione della stagione, per intenderci, ai servizi sanitari, alla sicurezza o ai lassi trasporti di Matteo Salvini. Tradotto? Niente sciopero per la prima. Niente spillette in stile Fenice e niente maestranze – perlopiù sinistrate – che scendano in piazza a fare ammuina. Una bella iniziativa, a dire il vero, per chi come noi tenda a omologare il diritto di sciopero al diritto di molestare il cittadino (per giunta a spese del cittadino)... Ma un’iniziativa che pure lascia un piccolo indizio di come va a Palazzo.
Proprio da quelle parti, infatti, credono c’entri poco la nozione di sciopero in sé e ancor meno il culto del melodramma (il ministro propose di accorciare le opere per renderle “più appetitose”: ammuffire in platea non è bello). Lo sciopero c’entra poco perché il concetto, semmai, è di scongiurare l’annullamento dello spettacolo e consacrare la sua proiezione in tivù.
La perfidia si spinge oltre e dice che alla base è “una concezione dell’opera quasi fosse Mtv” e soprattutto è l’ambizione di tornare al Collegio romano presto. Magari tra qualche mese o magari un anno. Chissà.
Al ministero della Cultura, d’altra parte, il sottosegretario che ha sostituito Mazzi dopo la promozione al Turismo è Giampiero Cannella. Un uomo che di Mazzi è tutto l’opposto. Se pensiero solare è quello di Giuli, e pensiero solerte è quello di Mazzi, latente è invece il pensiero del nuovo sottosegretario. Non ancora pervenuto né in tema di musica né di spettacoli sicché già si parla di “commissariamento”. Nel frattempo che Mazzi, appunto, porta avanti una mostra su Raffaella Carrà al Museo della Civiltà. E dunque all’Eur già tempio del melonismo e giusto nel novantesimo compleanno del quartiere romano. L’ex manager delle star, in effetti, è anche un affaccio per i Fratelli (impresentabili) in favore del pop. Giorgia Meloni lo sa, lo apprezza, e anche per questo lui non molla la presa. L’idea che si prepari per qualcosa di meglio, e che mai abbia smesso di guardare alla Cultura, è opinione comune. Un braccio destro dell’ex creatore di stelle (Mazzi fu manager di Celentano e di Al Bano) è infatti il presidente di Assoconcerti Bruno Sconocchia, suo amico da quando entrambi seguivano De André. Sconocchia, oggi, avrà un ruolo di rilievo in un organo consultivo del Mic.
Ed ecco. Ora è chiaro che Mazzi sarà pure ministro del Turismo... ma certo non è un turista della Cultura. Anzi. Proprio lì continua a lasciare tracce, ambizioni, amici. E visto che l’ultima prima saltata per sciopero fu nel 2013 quella dell’Ernani diretto da Muti, chissà che il prossimo ritorno non abbia già la sua aria. Non più Ernani... bensì Mic, involami.