Renzi, con Franceschini, torna alla Festa dell’Unità. Lo scatto al centro: sfide e strategie (sognando Salis)

L'ex premier affina le prossime mosse, prepara la Leopolda. Intanto torna alla kermesse nazionale dem dove manca dal 2018. "Per arrivare al 42 per cento centrosinistra serve Italia viva". Il ruolo della sindaca di Genova mentre l'altra area riformista e liberale prova a organizzarsi

11 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:06
Immagine di Renzi, con Franceschini, torna alla Festa dell’Unità. Lo scatto al centro: sfide e strategie (sognando Salis)
 “Sono molto contento di stare con Dario”, sorride Matteo Renzi. Dario è Franceschini, l’ex ministro della Cultura, il leader del correntone Montepulciano, il grande tessitore, con cui questa sera l’ex premier duetterà alla festa dell’Unità di Reggio Emilia. Per Franceschini sarà la prima uscita pubblica dopo aver rivelato la sua malattia, per il leader riformista sarà invece – in attesa della Leopolda, del ritorno a Itaca – un altro tassello della sua strategia, un altro passo verso il campo largo, nonostante certe perplessità di Avs e ancor di più di quelle del M5s, con Giuseppe Conte che va in giro a dire che Iv fa perdere voti. Che ne pensa Renzi? “Andiamo avanti”, risponde. Ma della sua presenza in coalizione, ha rivelato Dagospia (con pronta smentita del M5s) ne avrebbero parlato in un incontro proprio Schlein e Conte.
Sul palco della festa dell’Unità nazionale del Pd Renzi manca dal 2018, il segretario era allora Maurizio Martina. Altri tempi. Oggi però c’è la testardamente unitaria Schlein, ci sono le spinte del correntone: “I veti sono sbagliati e antistorici”, come dice Marco Sarracino. Nelle scorse settimane comunque il senatore di Rignano è stato ospite di varie kermesse locali dem, con De Pascale e Bonaccini per esempio, strappando applausi e riempiendo la platea, come a Bologna qualche giorno fa. E se Conte punta sul progetto civico Italia di Alessandro Onorato, dalle parti del Nazareno i ragionamenti sono diversi. Strategie e apparentamenti, anche in vista delle primarie. Renzi è convinto, lo ripete da tempo, che senza il centro non si vince. Fa la sua parte, l’opposizione dura a Meloni, come è accaduto anche ieri sulla legge elettorale, parlando due volte in Senato sul subemendamento che ha mandato in tilt la destra di governo. E’ andato all’attacco, senza risparmiarsi, per prendersi la scena. Lo ha fatto cercando il colpo a effetto, in dichiarazione di voto al posto del suo intervento ne ha letto un altro di Giorgia Meloni del 2014, quando la premier si spendeva per le preferenze e chiedeva “coraggio” ai colleghi parlamentari. Quello che Meloni non ha avuto, andando fino in fondo. Poco prima nel transatlantico di Palazzo Madama ai giornalisti ha spiegato che oggi “Pd-Iv e M5s hanno lavorato bene”. E poi che la “premier ha paura di Vannacci” e “che ha tutto l’interesse a votare dopo le amministrative”. Ma anche, è la profezia renziana, che senza un accordo con il generale il destino è praticamente scritto: la destra perderà. “A meno che la sinistra non si spari nella balle, cosa che potrebbe anche accadere”. D’altra parte, dice ancora il senatore, “non ho visto un sondaggio in cui, senza intese con Fn, il centrodestra è davanti”. Per il resto, per arrivare al fatidico 42 per cento, i conti sono presto fatti: “Il Pd è al 22, il M5s fa il 12 e Avs il 6. Manca un 2 per cento: eccolo qua”. Lo porta in dote Italia viva. “Ma possiamo andare anche oltre il 3”. Era una sorta di antipasto di quello che dirà oggi a Reggio Emilia. Anche se la sua grande vetrina sarà la Leopolda, a Firenze a inizio ottobre, il trampolino di lancio verso la campagna elettorale. Si lavora al programma e agli ospiti, tra poco partiranno gli inviti. E poi ci sono, ci sarebbero, le primarie: resta sulla sfondo per Renzi la tentazione di scendere in campo in prima persona, ma si cerca sempre un’altra soluzione. La speranza è sempre Silvia Salis. Renzi lo ha detto anche nelle ultime ore: “La voterei”. Ma la sindaca di Genova continua a non volerne sapere nulla, è contraria alla conta tra alleati e ai suoi collaboratori ribadisce: “Non partecipo alle primarie, mi gioco la faccia”. Sarà alla Leopolda? “A oggi non risulta, l’agenda è fitta”. E poi c’è il libro in uscita, con un tour di 7-8 date. Si era fatto anche il nome di Gori come candidato renziano per i gazebo, ma ultimamente l’eurodeputato sembra essere più in sintonia col Nazareno.
Le valutazioni di Renzi vanno avanti e continuano anche i movimenti al centro, nell’altra area rifomista-liberale che prova a darsi forma in questi giorni. Da oggi parte anche la Festa dell’Avanti, del Psi di Enzo Maraio, a Campobasso. Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli saranno di nuovo insieme. Ma tra gli ospiti ecco pure Alessandro Onorato, Riccardo Magi, Ernesto Maria Rufini – Più uno, che presto sarà un partito – e Bruno Tabacci. Che macina chilometri su chilometri in bicicletta. Allena il corpo e la mente (politica): “In ballo c’è il futuro del paese, stiamo lavorando per questo”. Per dare forma all’altro centro, senza il leader di Iv. Da queste parti è un altro il nome che potrebbe farsi spazio, si tratta di Franco Gabrielli. A ognuno il suo.