Politica
Calenda di bosco e di riviera •
Il partito di Calenda a Roma si alleerà con il Pd, ma a Bologna guarda a Meloni
Le strategie di Azione che a Roma, dopo anni di opposizione, va con Gualtieri; a Milano, dopo anni in maggioranza, punta su Calabresi; e a Bologna propone su Gualmini che piace a Meloni

Roma. Nella Capitale, dopo cinque anni d’opposizione, sale sul carro di Roberto Gualtieri. A Milano, in maggioranza, ascolta i podcast di Chora e dunque niente primarie ma dritti-dritti su Calabresi. A Bologna Calenda propone invece Elisabetta Gualmini – fuoriuscita dal Pd – che piace tanto, anzi tantissimo, anche a Giorgia Meloni. E Meloni? Lo corteggia ancora. Lo corteggia sempre. Anche se lui, poi, non si dà.
Alle politiche Azione è “maledettamente al centro”. Ma intanto... metti un election day (la più auspicata e suntuaria delle prospettive). Ecco, quanta confusione genererebbe, nel caso di un unico giorno di voto, l’Azione di bosco e di riviera? I parlamentari e consiglieri del piccolo partito – ma primo al centro – attenuano i dubbi ma poi ammettono: se fosse un unico giorno – e ad Azione, in principio, piacerebbe – sarebbe “una bomba su cinque città”. Un possibile ordigno, in morte dello Stabilicum? Alle comunali, il partito potrebbe sostenere il candidato del centrosinistra e contribuire a eleggerlo, mentre alle politiche, correndo da sola in eventuali collegi uninominali, potrebbe sottrarre voti allo stesso schieramento o persino a sé stessa per voto inutile. Con un election day, insomma, le due scelte si troverebbero una accanto all’altra sulla scheda mentale dell’elettore: il candidato da sostenere al comune e l’altro a cui, per il Parlamento, Azione potrebbe invece contendere la vittoria. Ma al di là dei palloccolosi scenari su leggi, date, Calenda e calendari, resta sullo sfondo il dato veramente politico e, in senso lato, anche umano.
Un pizzico di Chora a Milano, un po’ di core romano, un portico a Bologna con Meloni e un infinito flirt che è piuttosto un vicolo cieco. Insomma, l’Azione di Calenda, nel 2027, è quella della profumiera?
Livio Gigliuto, presidente di Piepoli, ci spiega che per quanto i votanti calendiani siano istruiti – e non i ciucci di Bonaccini – sono comunque turbati dalla confusione. “Non avere una linea chiara, a livello locale, genera caos se poi alle politiche ti poni come terzo”. Per quanto la grana sia piuttosto nella composizione del voto.
Il 50 per cento degli elettori di Azione, spiega Gigliuto, si dice di sinistra. Poco meno del 40 per cento è di destra. Soltanto il 10 per cento, invece, è al centro. Il “maledetto centro” che Calenda rivendica e che lo seguirebbe in capo a ogni borgo d’Italia (benché il 10 per cento di un complessivo 3 sia pochino). Fatto sta, comunque, che i più disturbati dall’ammiccamento, oggi, sono i calendiani di sinistra. Quelli che mal tollerano i profumi di Lei: l’Acqua di Giò. Come ha raccontato Carmelo Caruso, nella città di Schlein – Bologna – Elisabetta Gualmini pensa a una candidatura che piace molto a Fratelli d’Italia. I meloniani meditano di sostenerla subito, allo scoperto, o con sapienza al ballottaggio. E mentre quelli riflettono, gli altri – i centristi sinistrati – pensano, a livello nazionale, se sia preferibile un altro centro. Il tutto mentre a Roma si va col Pd e a Milano si scongiurano le primarie: dritti-dritti verso Mario Calabresi.
A ogni modo, fintantoché si continua ad annusare alleanze, il rischio è che a cambiare profumo siano i calendiani stessi. Quelli di centrodestra per non passare da fasci di paese. Quelli di centrosinistra per l’odore di destra-destra nelle città.