“Sì” tripartisan alla legge sul cinema a prima firma Schlein ispirata da Pupi Avati

La legge è approvata alla Camera con 218 sì e 6 no, contrari solo il LibDem di Luigi Marattin e i futuristi di Roberto Vannacci. Esultano Pd e FdI (la Lega meno). Verrà creata un'Agenzia per il cinema. Interventi su composizione delle commissioni per la concessione di fondi pubblici e sulla "certezza" per le produzioni

10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:12
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Roma. E’ il film di Elly, nel senso che Schlein è la prima firmataria della legge sul cinema approvata ieri in prima lettura alla Camera, con accordo tripartisan centrosinistra-centrodestra-centristi. Mancano solo i Libdem e i futuristi, tanto che, a un certo punto, qualcuno grida all’“asse Marattin-Vannacci” (il libdem Luigi Marattin risponde tra il serio e il faceto: “E’ da agosto che faccio video per dire no a questa legge; casomai è Vannacci che ha votato come noi. Se la smette di parlare di remigrazione, quasi quasi è pronto per essere un liberale”). E’ la legge di Elly, ma anche del regista Pupi Avati – che, con un appello alla premier Giorgia Meloni e alla segretaria del Pd – aveva auspicato la creazione di un’Agenzia indipendente per il Cinema. Ed eccola: nascita prevista tra due anni e previsto trasferimento di gran parte delle funzioni oggi attribuite alla Direzione generale cinema del Mic. Guai però a dire “come in Francia”, altrimenti nel centrodestra, “magari nella Lega”, sussurrano a sinistra, “qualcuno sarà tentato di gettare il sassolino lungo la strada del testo in Senato”. Altra novità che vorrebbe sminare il terreno dai passati lanci di coltelli (vedi il caso del documentario su Regeni): la commissione che decide sulla concessione dei fondi pubblici alle produzioni sarà composta da 20 membri sorteggiati da un elenco di esperti. Al governo, invece, la legge delegherà “la riforma e il riordino della disciplina”, introducendo la “programmazione triennale” su risorse e linee di intervento.
E’ giorno di festa, dice dunque il volto della segretaria dem che cita non soltanto l’ispiratore Pupi, ma anche un misterioso regista che un giorno, in un parcheggio, le aveva detto: “Se vuoi scrivere una buona sceneggiatura, rimettila nel cassetto dopo la prima stesura e riprendila in mano dopo cinque anni”. “Che cosa c’entra?”, si domanda qualche astante, nel sollievo dei dem che si concedono di solcare il Transatlantico con un sorriso raro in questi tempi e con questi temi (dalle primarie in giù). E non basta: l’approvazione della legge (218 voti favorevoli e 6 contrari) va in scena in contemporanea con la Mostra di Venezia, suggello di quasi-pace sulla materia nell’ultimo scorcio di una legislatura che, ricorda il deputato pd Matteo Orfini, “è iniziata con le polemiche tra mondo del cinema ed ex ministro Gennario Sangiuliano, per giungere poi allo scontro sulla mancata concessione di fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni” e alla successiva esortazione al dialogo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la cerimonia per i David di Donatello (risposta immediata del ministro della Cultura Alessandro Giuli, nella stessa sede: “Inaccettabile non dare finanziamenti al film su Regeni”). Si rallegra infatti per la legge anche il ministro. Gareggia invece in esultanza con Schlein il presidente meloniano della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone (lodi al comune lavoro “nell’interesse della Nazione” con la N maiuscola). Scorrono parole di miele: “clima di concordia”; “collaborazione preziosa”. Si preoccupa però un parlamentare dal campo largo, decrittando le parole della sottosegretaria leghista alla Cultura Lucia Borgonzoni (lodando la concordia, Borgonzoni loda pure il governo che “ha trovato 200 milioni per il settore”). Riavvolgendo il nastro dei lavori, Orfini esprime soddisfazione non soltanto per la prevista creazione dell’Agenzia, ma anche “per gli interventi su welfare e indennità di discontinuità per i lavoratori del settore”. In aula, intanto, l’oppositore Marattin grida: “Come siete belli, partito unico della spesa pubblica! L’Agenzia è senza senso, è un doppione della Direzione generale cinema!”. La domanda, ora, è se la legge scongiurerà il problema dell’incertezza per le produzioni. Nella delega è confluita quasi in blocco la parte della proposta di legge sulla riforma del cinema a prima firma della vicepresidente della Commissione cultura e deputata di Azione Valentina Grippo, nella parte dedicata alla programmazione triennale, alla certezza e prevedibilità delle risorse e ai tempi definiti di procedure ed erogazioni, con difesa del tax credit come leva strutturale per gli investimenti. “Questo è il cuore della legge”, dice Grippo, raccontando un episodio illuminante appena vissuto a Venezia: “Proprio all’ingresso dell’ Hotel Excelsior e della Biennale campeggiava la pubblicità della Film Commission saudita: ‘Saudi Arabia. Epic locations. Unmatched incentives’, con un cash rebate fino al 60 per cento. E’ un’immagine che racconta meglio di tante analisi quello che sta succedendo”.