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Gelmini: "Il faro sull'Iran si è spento. Scendiamo in piazza per le gemelle condannate e torturate"
La senatrice ed ex ministra dell'Istruzione spiega al Foglio perché Noi Moderati sarà fuori dall'ambasciata di Teheran per un sit in. "Parliamo di Hormuz ma non più della popolazione civile, l'Occidente sia al suo fianco". L'iniziativa oggi a Roma
9 SET 26

Mariastella Gelmini - foto LaPresse
“Se vogliamo essere ancora l’Occidente che difende la persona, la democrazia, i diritti e la libertà, dobbiamo necessariamente essere al fianco del popolo iraniano”. Lo dice al Foglio la senatrice di Noi Moderati ed ex ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini parlando dell’iniziativa che il partito ha organizzato per oggi alle ore 17 davanti all’ambasciata iraniana in Italia per chiedere la liberazione di Taraneh e Romina Rahimi, le due gemelle di 19 anni arrestate, torturate e condannate (una a morte per impiccagione, l’altra a 25 anni di carcere) per aver protestato contro il regime. “Il faro sull’Iran si è spento”, dice Gelmini. L’obiettivo dell’iniziativa è riaccenderlo.
La guerra in medio oriente continua. Ma secondo la senatrice, le ripercussioni economiche e sociali non possono oscurare quello che accade in Iran. “Non possiamo dimenticare le centinaia di migliaia di ragazzi che in questi anni sono scesi in piazza chiedendo diritti e libertà”. Oggi, osserva, il dibattito è dominato dallo Stretto di Hormuz: “Parliamo delle ricadute economiche e ci dimentichiamo che lì ci sono delle persone in mano a un regime sanguinario. Qui si parla di queste due ragazze, ma ormai è diventato quasi normale, o comunque passa sotto silenzio, una violazione sistematica, cruenta e violenta dei diritti umani”. Per questo il sit-in davanti all’ambasciata vuole essere anche una richiesta precisa all’ambasciatore: “Non vogliamo essere complici attraverso il silenzio di questa sistematica violazione dei diritti umani”.
Il caso delle due gemelle è il simbolo di una repressione che, sottolinea Gelmini, va ben oltre la loro vicenda. La senatrice cita i dati del rapporto annuale di Iran Human Rights sulla pena di morte nel 2025: “Almeno 1.639 persone giustiziate, con un aumento del 68 per cento rispetto all’anno precedente. Stiamo parlando di un metodo di repressione brutale e violento, inaccettabile per chi crede nella libertà, nella centralità della persona e nel rispetto della vita umana. Inaccettabile”.
Tra pochi giorni, il 16 settembre, ricorrerà l’anniversario della morte di Mahsa Amini, per cui è nato il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Gelmini ricorda: "È un movimento che va oltre ogni credo politico”. Al cui interno, spiega la senatrice, ci sono tre pilastri: “La donna, quindi la libertà della donna contro l'apartheid di genere. La sacralità della vita contro le condanne a morte e le esecuzioni e le torture. La libertà contro l'arresto per chi vuole liberamente esprimere il proprio pensiero”. Da qui dunque l’appello a una mobilitazione trasversale. L’iniziativa di Noi Moderati, organizzata con Maurizio Lupi, è aperta alle altre forze politiche e alla società civile. “L’obiettivo è mobilitare più persone possibili. Chi si oppone a questo regime si deve anche unire perché prima delle sensibilità politiche c’è la centralità della persona rispetto ai diritti umani”.
Per Gelmini, però, l’Iran non può essere separato dal quadro geopolitico più ampio. “C’è un legame tra l’Iran, la Russia e la Cina”, dice, ricordando il sostegno di Mosca e Pechino al regime iraniano. Da qui un nesso: "A qualcuno forse sfugge, ma c'è un legame tra la difesa dell'Ucraina e la difesa dell'Iran libero, perché coloro che stanno proteggendo il regime islamista sono anche con Putin nella battaglia contro l’Ucraina”, dice Gelmini. E quindi: “C’è bisogno di un'Unione europea che riprenda il proprio spazio: basta flirtare con i barbuti, bisogna essere molto netti rispetto a chi non rispetta la libertà”.
Per la senatrice l’Occidente deve ritrovare una posizione comune sulla libertà, indipendentemente dal giudizio sull’azione militare americana. “Noi non abbiamo condiviso la scelta di Trump di attaccare l’Iran”, ricorda, mentre rivendica la linea tenuta da Meloni e dal ministro degli Esteri Tajani. Ma una cosa, insiste, non può cambiare: “Non ci sono ragioni che possono giustificare questo comportamento”. Questa sera quindi, davanti all’ambasciata iraniana, il messaggio sarà dunque rivolto alle autorità di Teheran ma anche all’Occidente: “Noi dobbiamo dare voce a chi rischia la vita, a chi si mette in prima fila per poter affermare i diritti umani, i diritti delle donne e i valori occidentali”.