La spada che serve alle democrazie

AfD, Trump, Futuro nazionale ci insegnano una lezione. L'uomo forte cerca sempre di imporsi sulla democrazia corretta ma debole. La libertà si difende con la forza, non con gli appelli
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Foto ANSA

Mi devo ripetere. Succede, è anche spiacevole. Ma talvolta è necessario. Parlando della cavalcata autoritaria di Trump in America, dopo la lettura di una conversazione di Paola Peduzzi con Leon Wieseltier, nemmeno due anni fa, nell’ottobre del 2024, scrissi qui un pezzullo sulla democrazia senza spada che viene buono, come tentativo piccino di ragionamento, dopo la vittoria dell’AfD nazistyle in Sassonia e i funerali plaudenti di un boia, sentito come un generale nazionalista punto e basta, in Serbia, e magari anche dopo la marcia inglese delle camicie nere contro l’immigrazione e la farsa di Cernobbio con il generale Catenacci. “La democrazia senza spada, quella di Weimar, per intenderci, è fatta apposta per la Machtergreifung, per la presa del potere da parte di chi la nega. Insomma, quando non imponi il tuo potere democratico e non fai rispettare le sue regole e il suo spirito con qualcosa di diverso e più solido del proceduralismo e dello stato di diritto giuridico, allora devi aspettarti che l’uomo forte, il baro inveterato, sopravanzi e batta in breccia la democrazia debole, corretta, garantista ma impotente. Se uno che ha subito due impeachment, che ha cercato di invalidare truffaldinamente e in flagranza di reato le elezioni, con la rivolta del 6 gennaio 2021 al Campidoglio e molto altro, che si è esposto come una vittima sacrificale a condanne pesanti in un tribunale non politicizzato, se un tipaccio di quel genere è autorizzato a proclamare che vuole combattere il nemico interno, mandargli contro l’esercito, che vuole deportare nei paesi di origine milioni di immigrati il primo giorno della sua presidenza.
Che intende perseguire i suoi nemici politici, mollare le alleanze storiche del paese, e altre bellurie come l’elogio dei genitali di un golfista ammirato sotto la doccia, vuol dire che la democrazia è pronta a farsi travolgere, che è stanca, che i reagenti della divisione dei poteri e della Costituzione non funzionano più”. Non mi interessa ovviamente la vanità latinorum dell’heri dicebamus. Mi sembra giusto tornare sull’illusione liberale.
Trump, è andata. Per ora anche l’America è andata, tra una crociata e l’altra contro le università e le gang venezuelane. Il tutto è andato nella direzione prevedibile, viste le premesse o il punto di partenza. Nel nostro piccolo-grande mondo, da Kyiv a Teheran, le cose si sono messe male. L’Ucraina è stata consapevolmente messa ulteriormente nei guai dalla collusione tra un autocrate e un aspirante autocrate da ballroom. Gli ayatollah dominano belli forti e resistenti su un regime che impicca le ragazze del dissenso dopo averle torturate ben bene, e non esiste altro argomento politicamente rilevante se non i prezzi della benzina al gallone. Israele al voto dopo tre anni di guerra non è mai stato così isolato, e l’antisemitismo si sente molto meglio di ottanta anni fa, cosa che i sassoni desiderano ignorare, se è possibile dare della scimmia e del venduto, sotto le insegne della Palestina, a un deputato democratico a Washington. L’appello di Merz alla Costituzione e ai valori condivisi, la sua puntualizzazione molto corretta sulla legalità democratica delle elezioni quale ne sia il risultato, bè, se questa è la lezione politica di un voto che riabilita Hitler travestendolo da Bismarck, stiamo freschi. Non ce l’ho con gli elettori di Magdeburgo. Non mi interessa sapere se hanno studiato e quanto. Non sono sicuro che il problema sia quello di individuare un populismo buono, come dicono, per contrastare quello cattivo. Mi preoccupa l’illusione liberale, appunto, e cioè il considerare legittimo e inevitabile ciò che è meramente legale in termini di procedura di accertamento del consenso, ciò che una forza trainante rischia di travolgere perché fronteggia semplicemente una debolezza. Le democrazie non sono nate così e non sono fatte per essere trattate così, con appelli generici ai valori costituzionali, che non guastano ma non risolvono niente. Sia in America sia in Europa le democrazie sono figlie della guerra, sono incubate da princìpi fondati sulla fede, sono generate dalla forza organizzata contro il mito trascinatore. Probabilmente è tardi anche solo per discuterne, forse non c’è nemmeno succo a parlare dei famosi “principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero”, e l’equivoco intorno alla instaurazione conservazione e difesa del potere democratico è illusorio in sé, oltre che inestricabile, ma la democrazia senza la forza, senza la spada, è un flebile sussurro di generazioni invecchiate contro la gagliarda, tostissima, insurrezione delle masse.