Alla Festa dell'Unità Guerini mette il programma prima delle primarie e Calabresi aspetta il campo largo

L'ex direttore di Chora resta in “rispettosa attesa” mentre a Milano la sinistra deve decidere se scegliere il candidato con un voto o con un accordo. Sul piano nazionale, l'auspicio del deputato Pd e presidente del Copasir è che i temi di governo siano decisi prima di andare alla conta

7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:38
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Festa unita del lodigiano

Quando si dice l’elefante nella stanza. Alla Festa dell’Unità di Lodi, che domenica sera ha ospitato il padrone di casa Lorenzo Guerini e il probabile candidato sindaco di Milano Mario Calabresi, si è parlato di molte cose: di crisi della democrazia, di risultati di AfD in Germania, di America trumpiana, di difficoltà dell’UE a farsi percepire, dall’Islanda fino alla Sassonia-Anhalt, come un’opportunità invece che come una seccatura.
Ma per quanto i due oratori sembrassero sinceramente appassionati nel raccontare la loro visione del mondo, dell’Europa e della democrazia, c’erano due domande che aleggiavano nel tendone dello spazio dibattiti. Calabresi: si candida? Non si candida? E se si candida, si passa per le primarie o le si saltano a piè pari? E poi, questo Campo Largo, si fa, non si fa? E si fa, su quali basi? E con che leadership? E se si trovano delle basi comuni e una leadership condivisa, reggerà?
Le domande che tutti si fanno in testa, vengono sapientemente tenute dalla moderatrice, la direttrice del Quotidiano Nazionale Agnese Pini, per ultime. Così, a Guerini chiede se sia possibile immaginare una coalizione di governo, o anche solo elettorale, tra soggetti che non sembrano trovare un accordo su un tema chiave come la politica estera. Difficile, verrebbe da dire. Possibile, ma a patto che ce ne sia una volontà comune e reciproca, risponde Guerini. “La discussione è l’essenza stessa della politica. Fare politica significa discutere dei problemi, non che uno decide e gli altri gli vanno dietro. Si discute e si fa sintesi. Tra i partiti del campo largo, che personalmente preferisco chiamare centrosinistra, ci sono già punti di contatto su molti temi. Altri, invece vanno discussi. La mia opinione è che questa discussione sul programma vada fatta prima delle primarie. Altrimenti si rischia di affidare alle primarie il compito di scrivere il programma. E quello sì che sarebbe divisivo”. Il programma, dunque, per Guerini, viene prima della conta. “Serve, per questo una discussione da fare con serietà, responsabilità e generosità. E se è nell’ordine delle cose che il partito più grande della coalizione, cioè il Pd, sia generoso su molti aspetti, non ci si può aspettare che sia l’unico a dare”.
Campo largo sì, ma con judicio, dunque.
E Calabresi, invece? Sarà lui il capo del campo largo o larghissimo (con anche Calenda e Picerno) di Milano? L’ex direttore di Chora Media dice di essere in “rispettosa attesa”, un po' come chiunque in città. Aspetta, Calabresi, di capire cosa succederà nella litigiosissima sinistra cittadina. E quello che succederà, in buona sostanza, sarà capire se si faranno le primarie o se invece si arriverà a un accordo diretto sul suo nome.
Ma mentre aspetta rispettosamente, Calabresi va avanti col pensiero e prova già a immaginare il tipo di candidato e di sindaco che vorrebbe essere: “Nel mio lavoro di giornalista ho sempre cercato di ascoltare, di raccogliere e raccontare le storie delle persone. Ho cercato di fare in modo che questa fosse la mia cifra. E vorrei che, anche in futuro, continuasse a esserlo”.