Politica
il record del governo meloni •
Poteva andare peggio
4 SET 26

Foto ANSA
George Clooney è arrivato a Venezia e ha riesumato una parola stupenda: cachistocrazia, il governo dei meno adatti. Parlava dell’America di Trump, e ha fatto un peana al vecchio senso di decenza. Da noi il bilancio del governo Meloni potrebbe cominciare dal contrario, non dalla grande rivoluzione promessa – il paese lo governa il debito, quindi hai poco da promettere. C’è una quantità abbastanza considerevole di disastri annunciati che non sono accaduti: Meloni non ha sfasciato i conti pubblici, il deficit è sceso al 3,1 per cento nel 2025 e Bruxelles lo vede al 2,9 nel 2026. Non è il miracolo economico ma per noi è qualcosa di esotico lo stesso. Meloni non ha approfittato del consenso per aprire un’altra voragine, non si è messa dietro a piste estreme, non ha distrutto il mercato del lavoro (c’è il tema dei salari, però in Italia voglio vedere chi riuscirà a metterci mano fuori dalla campagna elettorale). Non ha prodotto nessun isolamento europeo (malino la scivolata spagnola), non ha cercato un’uscita dall’asse, solo qualche faccetta storta a Macron. Non ha seguito Trump quando seguirlo costava troppo. Non ha buttato alle ortiche il Pnrr. Non ha più tanto alzato la voce con quel salire rabbioso, quando parla piano e tono basso mi sembra anche più imbattibile. I numeri non sono perfetti e va bene, ma non c’è stato il deragliamento. Mai scordarsi la nemesi politica tradizionale che abbiamo sul gobbo: le cose possono sempre andare molto peggio (di solito ci vanno).