Politica
il record del governo meloni •
La stabilità può diventare spreco

Pragmatismo qualità e difetto. Realismo vizio e virtù. Evitando la modalità elenco, il librettone delle cose fatte stile Berlusconi d’antan, mi sembra che si possa utilizzare questa ambivalenza per un bilancio dei quattro anni meloniani nel giorno del record. Giorgia Meloni ha la dote di capire la realtà, si sa muovere con prudenza tra gli ostacoli – non pochi – del contesto italiano e internazionale. Ma ha anche trasformato il realismo nell’alibi per fare poco o non fare. Con il rischio che la stabilità – garantita da un Parlamento senza insidie o spazi di manovra per via dell’errore originario del centrosinistra nel 2022 – diventi spreco. Velato da una voglia di rivalsa, trasferita dalla dimensione minoritaria di partenza al presente di potere e pretesa egemonica. Mi allineo, in questa chiave, alle analisi (su tutte il felice saggio di Valerio Valentini La marcia sul posto) che mettono il segno più al sostegno all’Ucraina e all’Europa che la difende, al taglio del Superbonus e alla prudenza del Mef, ma che distribuiscono segni meno sulle politiche economiche, sulle riforme, sui rapporti con i media. E aggiungo, sugli scontri istituzionali con la magistratura e talvolta con il Quirinale. Sul trumpismo abbracciato senza distinguo prima degli strappi recenti.
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