Il centrosinistra prenda appunti

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Dopo quattro anni, al governo Meloni va riconosciuta stabilità e rigore sui conti, anche se il Mef ha praticato più austerità che revisione della spesa. Fitto e Foti hanno gestito il Pnrr in leale collaborazione con tutti. Poi le dolenti note. Sulla sanità, il bilancio è un fallimento totale: risorse insufficienti, riforme confuse e ambiguità sui vaccini. Sul clima si interviene dopo le emergenze, senza una strategia di prevenzione. Musumeci, dopo le “lezioni” all’Emilia-Romagna alluvionata, ha scoperto in Sicilia quanto sia facile speculare e difficile governare. Peggio ancora dove le aspettative c’erano: infrastrutture e crescita. Nessuna svolta e una colpa su tutte: aver derubricato l’energia ai primi cali dei prezzi, frenando le rinnovabili e usando il nucleare come arma di distrazione di massa. Il capolavoro restano però sicurezza e immigrazione: gli sbarchi continuano, le città restano insicure e il governo attiva nuovi flussi per centinaia di migliaia di lavoratori. Vannacci ringrazia. In politica estera era partita fra gli applausi: Ucraina, dialogo transatlantico, Piano Mattei. Oggi, abbandonata la tradizione multilaterale e pacifista italiana, non incidiamo in Europa e con Trump sembriamo affetti dalla sindrome di Stendhal: lui ci insulta, noi continuiamo ad amarlo. Meloni resta un’abile leader di partito, ma non è diventata guida del paese. E sta chiudendo la legislatura in malo modo, tra l’inseguimento di Vannacci e gli attacchi strumentali a Sánchez, che si sono rivelati un boomerang. Sa di non poter rivincere le elezioni, almeno senza alterare le regole con trucchi incostituzionali. Il centrosinistra prenda appunti, non solo per vincere, ma per dare all’Italia e all’Europa la svolta che meritano.