Politica
il record del governo meloni •
Conti e bilanci a posto: bene
4 SET 26

"Primum: non nocere”. Se l’imperativo dei medici si applica anche ai politici, allora il merito più importante di Giorgia Meloni è di non aver peggiorato la situazione disastrata dei nostri conti pubblici. Nel 2022 il debito pubblico era esploso per le spese fuori controllo legate prima alla pandemia, poi al Superbonus, infine alla crisi energetica. In questi anni, la premier non ha fatto riforme – l’unica, quella giudiziaria, è stata sonoramente respinta – ma ha saputo resistere alla tentazione di utilizzare la spesa pubblica come strumento di consenso. Ha dato piena copertura politica alle scelte talvolta impopolari e ai molti no pronunciati dal ministro Giancarlo Giorgetti. Il nostro sistema tributario è così diventato più progressivo e, se si escludono alcune sbavature, un poco più internamente coerente. Oggi che il suo esecutivo conquista il record di longevità, Meloni può essere criticata per tutto ciò che avrebbe dovuto fare e non ha fatto, ma va lodata per tutto quello che avrebbe potuto fare, se avesse ceduto alle pressioni interne ed esterne alla sua maggioranza, e ha saputo evitare. E’ questo, in fondo, il risultato più significativo della sua politica economica: aver preservato la stabilità finanziaria del paese, abbracciando quei vincoli europei che in passato aveva duramente contrastato. Non è poco, perché il debito pubblico rappresenta una misura della tassazione futura e rappresenta pertanto una minaccia alla libertà e alla proprietà dei cittadini. E proprio qui sta il suo limite più curioso. La sua resistenza al populismo fiscale è stata una pratica priva di una teoria che la sostenesse. Così, quello che avrebbe potuto essere il tratto più distintivo della sua esperienza di governo non si è mai realmente trasformato in un vero programma politico.