Anni tanti, cose fatte pochine

4 SET 26
Immagine di Anni tanti, cose fatte pochine

Foto Ansa

Sono andata a rileggere cosa scrivevo di Giorgia Meloni quattro anni fa (siamo giornalisti, siamo autoreferenziali). Mai votata ovviamente, mai stata neanche di quelli “avercene”, però dicevo: guardate che ci sfida, e un po’ ci smaschera (siamo di sinistra, siamo autocritici). Mi colpiva che le truccatrici della tv (ognuno ha i gradi di separazione che ha) l’adoravano: “Ma chi, Giorgia? Giorgia se sa trucca’ pure da sola, Giorgia quando viene qua ce chiede i consigli, Giorgia è bravissima”. Si era portata a casa, senza avere la maggioranza dei consensi, una maggioranza parlamentare blindata, grazie ai nostri strateghi draghiani e ai loro suggeritori (tipo il Foglio, per dire), ma aveva dato anche l’idea di essere una lineare, autentica, normale. No inciuci. Non sono ricattabile. Ho vinto non solo per me ma per tutti quelli con la stessa storia mia. Ah, l’underdog. Eccola lì che magheggia per la manovra di palazzo più di palazzo che ci sia, un colpo di maggioranza per rivincere grazie alla legge elettorale, e l’ha pure sbagliata e cerca di inventarsi una furbata per metterci una toppa perdendo pezzi qua e là. Eccola lì che festeggia la durata: perché cose fatte, da festeggiare, pochine. Eccola lì che fa la gradassa coi maschi di sinistra: e chiudi Schengen in faccia a Sánchez, e sfotti Bonaccini. Giorgia Meloni quattro anni dopo è rimasta la capa della destra, con in più il potere. Governare l’Italia, e renderla migliore, è un altro paio di maniche. La sfida, per la sinistra, è non fare come lei.