Affidabilità senza crescita

4 SET 26
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Foto Ansa

Al governo Meloni va riconosciuto ciò che non era affatto scontato. Il governo più longevo della Repubblica ha tenuto in ordine i conti pubblici e, in uno scenario internazionale complicatissimo, grazie all’energia della premier, ha saputo muoversi con pragmatismo: dialogo con gli Stati Uniti e saldo ancoraggio europeo. E’ un patrimonio di affidabilità che va riconosciuto e che ha dato e continua a dare frutti importanti. Meno convincente il bilancio sulla politica economica. Poco si è fatto su semplificazioni, modernizzazione della Pa, costo dell’energia. Il Pnrr, sottoposto a continue revisioni, è diventato progressivamente un esercizio burocratico, perdendo di ambizione. La riforma fiscale è stata utile ma si è limitata a una ordinata manutenzione, mentre la pressione fiscale è cresciuta e le imprese ne hanno pagato il conto. Meritorio il tentativo di modernizzare il Tuf e rilanciare la Borsa, senza però riuscire ancora a invertirne il declino. Sulla giustizia, intenti riformatori condivisibili sono stati perseguiti con strumenti e protagonisti meno convincenti. Un governo che ha dato affidabilità all’Italia, ma non ancora una rotta per farla crescere di più.
     
Stefano Firpo è direttore di Assonime