“Se la destra non si scuote, a Milano la partita è persa”. Parla l’ex sindaco Albertini

Il centrosinistra si concentra su Mario Calabresi. "L’unica speranza che avremmo potuto avere sarebbe stata la candidatura di un civico di grande levatura, ma Cottarelli o Corrado Passera, ma non sono disponibili, purtroppo", dice Albertini. 

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Il dilemma non è neanche più un dilemma, ma un rischio di caduta libera verso il baratro, se non ci si dà una mossa: l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, pilastro del centrodestra meneghino, guarda la città in cui il centrosinistra si prepara al dopo-Beppe Sala con l’imminente candidatura di Mario Calabresi, e scuote metaforicamente la testa. Così non va. O meglio, così non si va da nessuna parte, dice, tanto più “che a Milano la sinistra è messa bene, anzi benissimo, con un vantaggio che i sondaggi testano tra i 10 e i 14 punti, senza contare che, nel 2021, Sala ha vinto con il 57,73 per cento contro il 31,97 di Luca Bernardo. L’unica speranza che avremmo potuto avere sarebbe stata la candidatura di un civico di grande levatura”. Carlo Cottarelli? “Cottarelli o Corrado Passera, ma non sono disponibili, purtroppo”. Se potesse, quasi quasi Albertini direbbe “Cottarelli, ripensaci”, visto che, con Letizia Moratti, si era molto speso per una candidatura dell’ex commissario alla spending review (e anche di Passera) e che si era dato disponibile, insieme a lei, come eventuale vicesindaco. Ma la strada pare impervia. In campo ci sarebbe da tempo un politico, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. C’era fino all’altroieri, ma la premier ha fatto energicamente capire che si dovrà trovare la quadra non su di lui, ma su un civico. “Con un civico come Cottarelli o Passera, a Milano sarebbero arrivati anche i voti dei centristi”. Carlo Calenda però, sempre l’altroieri, ha consegnato al web un chiaro endorsement per Calabresi. Si riparte dunque dal via. La destra dovrebbe intanto avere “la consapevolezza”, per poter giocare qualche carta, dice Albertini, “del fatto che, in ottant’anni di storia repubblicana, a Milano il centrodestra ha governato per soli quindici anni, se si somma il tempo trascorso al vertice del Comune da Marco Formentini – che oltretutto, a un certo punto, dopo un solo anno, causa scissione di Umberto Bossi, si ritrovò a governare con una giunta di sinistra per tre anni – e poi da me e da Letizia Moratti. Quasi dei miracolati, siamo stati, direi”. Albertini, in origine imprenditore, aveva un profilo tecnico-politico, e nel 2001 fu votato anche da Francesco Saverio Borrelli. “Quell’alchimia si è riverberata anche sul mandato di Moratti. Che però, in una città che di base è progressista, una sorta di piccola New York, non è stata rieletta, nonostante avesse vinto l’Expo. E oggi, ohimé, la possibilità di avere un candidato competitivo sembra azzerata”. Ci sarebbe sul tavolo il nome civico dell’imprenditore e presidente di Assolombarda, Alessandro Spada. “Stimabilissimo, ma non sembra intenzionato”. L’altro nome civico, quello di Antonio Civita, fondatore della catena Panino Giusto, pare ad Albertini “persona degnissima”, ma sprovvista “della caratura di popolarità necessaria a sfondare il muro di consensi”. Ma non era meglio il nome politico, allora? “Guardi, in un giorno lontano, quando ancora avevo i miei capelli, ho scommesso di raparmi a zero durante un torneo di scacchi, se non avessi vinto. Sono arrivato terzo e mi sono rasato i capelli. Ecco, ora i capelli non li ho più, ma mi viene da dire: se Lupi, in questo scenario, riuscisse a diventare sindaco, andrei dritto dritto a farmi un trapianto”. Insomma, anche senza affossamento preventivo di Meloni, per Albertini la strada “per un nome politico sarebbe in salita. Ma oggi, di civici, in campo, restano di fatto soltanto Civita e Giovanni Terzi, volendolo considerare tale. Ripeto: Civita è persona degnissima, e nell’unico sondaggio uscito era dietro a Lupi di pochi punti. Io aiuterei chi fosse scelto, ma sarebbe una battaglia durissima, contro Calabresi”. Andrebbe diversamente se da eventuali primarie del centrosinistra risultasse vincitore il consigliere regionale dem Pierfrancesco Majorino? “In quel caso penso che i centristi voterebbero un candidato di centrodestra. Ma contro Calabresi la partita pare persa”. Suona insomma una sveglia potente per il centrodestra che non può dire “Cottarelli ripensaci” o “Passera pensaci davvero”. Potrebbe dire “Albertini ritorna?”. Albertini sorride con la voce dall’altro capo del telefono: “Anche io sono un nome politico, dopo tutto il percorso fatto, e ho 76 anni, troppi per fare il sindaco”.