Non solo droni. Unire i puntini per combattere gli influencer del putinismo

“Temiamo possibili tentativi di influenze russe sul voto in Italia”, dice Tajani. Ragioni minime e necessarie per tenere fuori dalle coalizioni chi si muove come megafono della propaganda russa. L’allarme di Crosetto al Foglio
3 SET 26
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Unire i puntini è facile: basta volerlo fare, basta volerlo capire, basta semplicemente voler aprire gli occhi. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ieri ha lanciato un allarme che merita di essere preso sul serio. Tajani, nel corso della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Wicklow, in Irlanda, ha ammesso che le cancellerie internazionali, a partire dall’Italia, hanno il serio timore che nei prossimi mesi vi possano essere delle “influenze russe sul voto”. Compreso, dice Tajani, il “voto in Italia”. Tajani ha parlato, a nome del governo, all’indomani dell’accusa circostanziata fatta dall’esecutivo tedesco rispetto al ruolo avuto dalla Russia in tre episodi distinti di sabotaggio che si sono verificati all’aeroporto di Lipsia. “La Russia – dice Guido Crosetto al Foglio – da mesi sta provocando e testando. Sarebbe sbagliato e stupido non vedere quanti attacchi ibridi e fisici abbiano colpito alcuni paesi in questi mesi. Quale sia la logica mi sfugge ma gli atti sono chiari e dagli atti si riconoscono le volontà del Cremlino. Basta guardare l’aumento dei reclutamenti per capire ad esempio che futuro ha in mente Mosca”. Le ingerenze putiniane, nel tessuto democratico dei paesi europei, hanno dimensioni e scale diverse e, ovviamente, ci sono diversi livelli per provare a prevenirle, a contrastarle e a combatterle. C’è la scala militare. C’è la scala delle provocazioni. C’è la scala degli attacchi cibernetici. C’è la scala delle ingerenze. La politica con la testa sulle spalle, desiderosa di respingere ogni forma di incursione della Russia nella vita democratica dell’Europa, non può perdere di vista nessuno di questi fronti. La scala militare la si governa attraverso l’invio delle armi all’Ucraina e attraverso il rafforzamento delle difese nazionali.
La scala delle provocazioni la si governa attraverso la scelta di non minimizzare le interferenze russe. La scala degli attacchi cibernetici la si governa rispondendo colpo su colpo, anche con azioni preventive, in territorio russo. La scala delle ingerenze la si affronta non chiudendo gli occhi, chiamando le cose con il loro nome e unendo i puntini per capire cosa vuol dire alimentare o respingere quelle ingerenze. Le ingerenze russe hanno natura diversa ma hanno tutte un unico obiettivo: manipolare l’informazione, alimentando la disinformazione, per sminuire la portata della minaccia russa, per indebolire il fronte ucraino e per dividere il fronte occidentale. Una politica con la testa sulle spalle si deve occupare delle interferenze dirette, che arrivano dalla Russia, ma non può chiudere gli occhi di fronte a un altro genere di propaganda portata avanti all’interno dei singoli paesi da soggetti autonomi che, per convinzione, convenienza o per ragioni da scoprire, riprendono e amplificano narrative alternative che hanno come effetto quello di sminuire la portata della minaccia russa, provare a indebolire il fronte ucraino e cercare di dividere il fronte occidentale. Il 17 marzo 2026 il Servizio europeo per l’azione esterna, l’Eeas, ha dato una definizione chiara di che cosa siano la manipolazione e l’interferenza informativa straniere, che rappresentano un comportamento “per lo più non illegale”, manipolativo, intenzionale e coordinato, capace di danneggiare valori e processi politici. Unire i puntini della minaccia russa significa avere il coraggio di denunciare la complicità della Russia quando un drone viene piazzato in un aeroporto di un paese Nato ma significa anche avere il coraggio di non considerare i propagandisti putiniani come dei semplici estremisti portatori di zizzania.
Serve più forza dell’Europa per aiutare la difesa dell’Ucraina, serve più coraggio della Nato per aiutare l’Europa a rafforzare la sua sicurezza ma serve più forza della politica per tenere i propagandisti putiniani fuori dalle coalizioni. Se si ha a cuore la difesa dell’Europa dalla minaccia della Russia, non si può accettare un’alleanza con chi non sia favorevole a scrivere nero su bianco su un programma l’impegno ad aiutare anche militarmente l’Ucraina fino a che sarà necessario farlo. Se si ha a cuore la lotta contro le interferenze russe, non si può subordinare al futuro della legge elettorale l’alleanza con un propagandista putiniano. Qualsiasi cedimento del Pd alla propaganda antiucraina del M5s sarà un cedimento alla propaganda russa. Qualsiasi cedimento del centrodestra alla propaganda antieuropeista di Roberto Vannacci sarà un cedimento alla propaganda russa. Riconoscere le influenze russe è fondamentale, riconoscere i suoi influencer anche. E se l’Italia vorrà essere in prima linea per evitare che “vi possano essere tentativi di condizionare le elezioni dei paesi dove si vota” la strada c’è: imporre la linea della difesa dell’Ucraina agli alleati, respingere i potenziali alleati che si muovono come influencer della Russia.