Politica
Da Chora a sindaco di Milano •
Mario Calabresi e la discesa in podcast
Non si era mai vista una carriera politica che arriva dal mondo del podcast. Ma ormai viviamo nella repubblica dei podcast. Ranucci ha rifiutato "la delega ai podcast"

Foto Ansa
"Il podcast è il paese che amo”: mancava solo questo, nella dichiarazione di commiato e discesa in campo di Mario Calabresi, che pare si candiderà a sindaco di Milano. Commiato appunto da Chora-Will, il gruppo editoriale soprattutto noto per quei cosi che ormai tutti ascoltano e guardano, i podcast. È la prima volta, in Italia, che una carriera politica nasce dal podcast: nel mondo di ieri sorgevano dalla tv, dalla magistratura, dai giornali, dai sindacati, dalle forze dell’ordine, anche dal porno. Adesso, dopo la Terza, è l’ora della Repubblica del podcast. “Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora” ha scritto Calabresi che naturalmente ha diretto anche giornali, parlandone da vivi. Ma “Chora è stata un’avventura straordinaria. Resterà sempre la mia casa”. Nel podcast ho le mie radici.
La discesa in campo con abbandono del podcast per conflitto di interessi col podcast è veramente una novità, almeno in Italia, e del resto non poteva che partire da Milano, dove partono tutte le novità politiche, e anche dove si può dire magari davanti a un avocado toast “sai facevo un podcast, ora mi butto in politica” (a Roma risponderebbero: un pod cheee?). Anche se il gran boss di Chora-Will è il romanissimo Guido Maria Brera, emiro ormai di quell’emirato dei podcast che è l’Italia: dove ci sono più podcast che b&b, tutti li fanno, tanti li ascoltano, comunque non si parla d’altro. Calabresi ha detto che ufficializzerà la discesa in campo alla festa dell’Unità il 12, ma i raduni di Chora e degli altri podcast sono ormai le nuove feste dell’Unità.
E un’avvisaglia c’era stata pure qualche giorno fa, nella telenovela dell’estate, quella di Report: a Sigfrido Ranucci, che rifiuta ogni proposta della Rai che non sia rimanere a condurre “la trasmissione più famosa della storia”, cit. sua., era stato offerto il famoso ventaglio di opzioni: direzione di Rainews, oppure corrispondente al Cairo (dove, ha detto, avrebbe fatto la fine di Regeni, sempre per tenerla bassa); infine vicedirettore ad personam del Tg3 con delega ai podcast. Ecco, neanche la delega ai podcast si era mai sentita prima.
Presto ci sarà un ministero, dei podcast (con o senza portafoglio)? Un’ authority? E la delega ai podcast sarà più o meno importante, che so, di una vicepresidenza del Cnel? Chissà cosa avrebbe detto Cencelli, autore del mitico manuale della lottizzazione d’antan, defunto purtroppo qualche settimana fa (ma oggi al posto del manuale avrebbe fatto un podcast, è ovvio, vabbè).