Il doppio orizzonte della sindaca, tra palchi dem e un libro amletico-profetico

Sul palco di Genova domani, preceduta da Schlein e seguita da Conte, a parlare di trasporti e sicurezza, con il fantasma delle primarie che incombe sul campo largo

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Foto ANSA

Ripartire da Genova, dal Comune e dal bene comune della “città che si prende cura”, per dirla con quello che è diventato un ritornello del cuore per la sindaca dem Silvia Salis, al di là dei bagni di folla fuori confine (feste dell’Unità in Emilia) e in pieno centro (l’ormai mitologico dj set primaverile in Piazza Matteotti con Charlotte De Witte). Ripartire da Genova dopo l’estate del grande “boh” nel campo largo (primarie o non primarie?) e cioè dal luogo dove il presidente ed eurodeputato pd Stefano Bonaccini invita indirettamente proprio lei, Salis, a restare per “fare bene” dov’è prima di cimentarsi con qualsiasi altra cosa (“se fai bene dove sei poi ti si aprono tutte le porte”, ha detto Bonaccini), a partire dalle primarie che ora in molti vorrebbero chiudere a chiave in un cassetto da non riaprire (forse) mai più. Ma che cosa vuol dire ripartire da Genova, dove non soltanto la sindaca è stata eletta, ma anche protetta da ogni possibile fuga in avanti e indietro, nonostante tutt’attorno soffiasse il vento persistente del “ma Silvia Salis che cosa farà”? Un dem genovese dice: “La sindaca ha un doppio orizzonte”. E dunque: mentre sull’orizzonte lungo di Salis si staglia il libro dal titolo amletico-profetico di “E’ già domani” (in uscita a ottobre per Feltrinelli), l’orizzonte breve (domani sera) vede la Festa dell’Unità locale con la sindaca sul palco, intervistata forse assieme (ma a distanza) all’altro sindaco dem che non pochi, a sinistra, vedrebbero come nome spendibile nell’arena presidiata finora dalla segretaria dem Elly Schlein (a Genova oggi, con Salis a fare gli onori di casa saluto) e dal leader m5s Giuseppe Conte (a Genova giovedì 3 — con la sindaca pronta, dice chi la conosce, ad “ascoltare”).
Intanto domani parlerà lei, per concentrarsi sui temi che premono alla città, dai trasporti ai rifiuti. Ma dalle stanze genovesi emerge anche l’intenzione di affrontare un argomento al tempo stesso di orizzonte lunghissimo e brevissimo: la sicurezza. Tema che avvicina Salis a Manfredi e ad Alessandro Onorato, lungo la linea civica del campo largo, e che la allontana dal governo Meloni ma anche dalla sinistra che sulla sicurezza punta per distinguersi dalla destra. In pieno agosto, infatti, da un palco dem dei pressi di Reggio Emilia, Salis ha pronunciato un j’accuse a tutto tondo: “Non so quanto sia passato il messaggio che all’elettore di centrosinistra piaccia l’insicurezza”, diceva infatti: “Io rivendico di aver parlato di sicurezza fin dal primo giorno della mia campagna elettorale. Ma la sicurezza non è fatta di slogan, è fatta di investimenti, che oggi non ci sono. La Polizia è sotto organico di oltre 10 mila unità rispetto alla dotazione prevista e la Polizia locale ha perso 12 mila agenti in tutta Italia. Ma ai sindaci viene chiesto, anche strumentalmente, di garantire la sicurezza in città enormi e complesse come Roma, Milano, Napoli e Genova”. Non basta: Salis, accorciando gli orizzonti anche con Bonaccini, sabato si recherà a Modena, dove, con l’ex governatore dell’Emilia che la invita a fare bene dov’è, si ritroverà in panel congiunto con il governatore dem della Puglia Antonio Decaro. Non prima, però, di aver “ascoltato”, come si è detto, Schlein e Conte dal palco pd genovese, con il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia e l’ex ministro dem Andrea Orlando in dialogo con l’ex premier a Cinque Stelle. Se Salis dirà qualcosa a Conte ancora non si sa. Certo è che Orlando e Conte parleranno della fantomatica alternativa di governo, appesa oggi alla legge elettorale e a variabili imponderabili o ponderabilissime a giorni alterni. Accelerare sul programma, è la parola d’ordine degli orlandiani che Salis “accoglierebbe”, dice un esponente del Pd locale, “specie per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini, come è stato fatto ai tempi del referendum sulla giustizia”.
Ma su questo Salis si è già espressa: attenzione a non pensare di aver già vinto, ché “i giovani non voteranno automaticamente a sinistra perché hanno votato no al referendum”. E chissà se si esprimerà, la sindaca, sulla collocazione politica del M5s nel campo largo, ma con le mine sulla politica estera non ancora sminate (c’è chi vorrebbe.il 3 settembre, a tutti i costi resuscitare, al cospetto di Salis e Orlando, il Conte del Conte II, quello più “europeista”). Auguri. Intanto domani si riparte da Genova, anche per non ripartire dalle primarie che Salis aveva a suo tempo bollato come “divisive” e a cui però, a ridosso del Ferragosto, il leader di Italia Viva Matteo Renzi l’ha di nuovo accostata come possibile “nome giusto” (sebbene da “aiutare” e non da “strattonare”).