Politica
Un italiano nell'enclave spagnola •
C’è un sottosegretario alla presidenza del Consiglio che fa il reporter da Ceuta
Alessandro Morelli non è precisamente in missione governativa ma invera lo spirito del tempo: filma, ferma la gente per strada, la ferma in piazza, sceglie quella arrabbiata con Pedro Sánchez, la fa parlare e poi carica tutto su Instagram sotto il titolo “L’invasione degli stranieri in Spagna"

Foto Ansa
Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, leghista, amico fraterno di Matteo Salvini, si trova da due giorni a Ceuta con un microfono in mano. Che fa? Ecco, fa il Sergio Zavoli della ruspa. Filma, ferma la gente per strada, la ferma in piazza, sceglie quella arrabbiata con Pedro Sánchez, la fa parlare e poi carica tutto su Instagram sotto il titolo “L’invasione degli stranieri in Spagna”. E’ con una certa incredulità, e con quel genere di allarme che a Palazzo Chigi si esprime abbassando la voce e chiudendo la porta, che ieri pomeriggio negli uffici vicini a quelli di Giorgia Meloni e in quelli della Farnesina ci si è accorti che il sottosegretario Morelli non è precisamente in missione governativa ma invera lo spirito del tempo. Il Corriere aveva infatti Barzini, Repubblica aveva Bocca e a noi – grazie alla Lega – ci tocca in sorte Morelli. Ognuno esporta quel che produce. Uno dei filmati che ha finito di circolare ieri nei corridoi giusti ha una musica incalzante, di quelle che al cinema annunciano i morti viventi, e mostra scene di rabbia, con i residenti che abbattono le baracche dei migranti. La didascalia, sopra le immagini, dice che i cittadini di Ceuta abbandonati da Sánchez demoliscono le baraccopoli dei clandestini invasori, e domanda al pubblico se sia questa la sicurezza secondo la sinistra.
Il pubblico, evidentemente, non è quello spagnolo, che di Morelli ignora perfino l’esistenza e che comunque alle prossime elezioni non deve scegliere tra Salvini e Vannacci. Al ministro degli Esteri il video lo hanno fatto vedere nel pomeriggio. Antonio Tajani lo ha guardato per intero, e alla fine, raccontano, si è posto la sola domanda che un ministro degli Esteri potesse porsi, e cioè che cosa succederebbe se domani mattina scendesse a Malpensa un sottosegretario di Pedro Sánchez, e si facesse portare al parco di Rogoredo con la telecamerina in mano come se fosse Sigfrido Ranucci. Morelli ha una delega “alla programmazione della politica economica”, materia che in questa stagione di manovre terrebbe occupato per intere settimane un uomo di minore ingegno. Ma non lui. Del resto le ragioni del viaggio sono le più rispettabili che esistano. Il sottosegretario è emigrato per lavoro. Come i marocchini.
Alessandro Morelli è partito questo fine settimana, ha percorso milleottocento chilometri, ha noleggiato una macchina e ha cominciato a filmare di notte, guidando piano lungo il mare, e commentando le tende sul marciapiede con quel tono basso e un poco rotto che nei reportage viene dalla stanchezza e dalla fatica del lavoro. La dura vita dell’inviato. E’ partito così, sabato, come partivano i nostri, con la valigia di cartone e la speranza. Perché questo va detto ai maligni, il sottosegretario Morelli è un emigrante, e chi lo attacca attacca un secolo di storia italiana. Se n’è andato a Ceuta perché a casa il mestiere non gli rendeva più, oggi che c’è Roberto Vannacci all’8 per cento, ed è andato a esercitarlo dove c’è domanda.
Chi governa da quattro anni si trova infatti nella condizione, umanamente crudele, di non poter protestare contro nessuno che non sia se stesso. Perché ogni degrado disponibile sul territorio nazionale è ormai, tecnicamente, di famiglia, e anche il ministro dell’Interno contro cui protestare siede al tavolo accanto. Anzi, è stato proprio scelto da Matteo Salvini. Così in Italia, per un leghista come Morelli, che ha frequentato la stessa università di Salvini, cioè Radio Padania, non è rimasto un solo metro quadrato di suolo su cui piantare il treppiedi senza inquadrarsi le scarpe. Non resta dunque che migrare a Ceuta, in Spagna, dove governano i socialisti. E qui bisogna riconoscere che nella scelta della destinazione il sottosegretario ha rivelato un talento professionale che nessuno gli aveva mai attribuito. Adesso c’è solo da augurarsi che Morelli non si fermi. C’è Marsiglia, c’è Saint-Denis, c’è tutta l’Inghilterra di Burnham. Alla programmazione economica penserà qualcun altro.