Il Ddl antisemitismo arriva alla Camera. E l'Anpi prepara la protesta. Zampa: "Il Pd si mostri unito"

Il 9 settembre si vota il testo in commissione a Montecitorio. Fuori dall'Aula diverse associazioni - tra cui Usb, Anpi e Amnesty - si riuniranno per un sit-in contro l'introduzione della norma. La senatrice dem che votò a favore: "Le manifestazioni non ci spaventano, ci dispiacciono"

31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 14:30
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Foto LaPresse

"Criticare Israele non è antisemitismo". Alla ripresa dei lavori parlamentari alla Camera dopo la pausa estiva, torna anche il gran balletto di partiti e associazioni attorno al disegno di legge sul contrasto all'antisemitismo. Sì, perché uno dei primi provvedimenti che Montecitorio e le sue commissioni dovranno affrontare al rientro dalle ferie è proprio quel ddl che, approvato dal Senato a marzo, ha fatto litigare il Pd con se stesso e la sua coalizione. La paura ora è che lo stesso show si ripeta alla Camera, anche perché proprio il prossimo 9 settembre, davanti all'obelisco di Montecitorio, è previsto un sit-in di diverse associazioni – Usb, Cgil, Anpi, Amnesty in primis – contro "la norma-bavaglio". Ma, dice la senatrice dem Sandra Zampa: "Le manifestazioni non ci spaventano, ci dispiacciono".
La divisione del Pd però è uno scenario che Zampa (che ha votato a favore del disegno di legge all'epoca) non si augura: "Serve che il partito non si mostri di nuovo diviso. La partita deve essere presa in mano con fermezza. Non reagendo a queste iniziative si finisce con l'avallarle, o almeno resta il sospetto", dice raggiunta dal Foglio.

Il litigio nel Pd a marzo

Negli scorsi mesi, al Senato, il Pd si era spaccato: il senatore Graziano Delrio aveva presentato un testo che il suo stesso partito aveva bollato come "di iniziativa personale", mentre il gruppo dem ne aveva presentato un altro, a firma del parlamentare Andrea Giorgis. I riformisti non avevano sottoscritto il testo di Giorgis, in disaccordo sul suo contenuto. Il nodo che aveva fatto litigare i dem, e più in generale il campo largo, era la definizione di antisemitismo da inserire nella legge: quella dell'Ihra, International Holocaust Remembrance Alliance (Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto).
Secondo la maggioranza del Pd, vicina alla segretaria Elly Schlein, trasformare quella definizione in una norma italiana avrebbe potuto comprimere la libertà di espressione, soprattutto rispetto alla possibilità di criticare le politiche dello Stato di Israele. I riformisti, invece, avevano sostenuto il testo arrivato in Aula, quello presentato dal leghista Massimiliano Romeo e nel quale era confluito anche il testo di Ivan Scalfarotto di Italia Viva. Al voto finale il Pd si era astenuto, mentre Movimento 5 stelle e Avs avevano votato contro. Sei senatori dem, tra cui Delrio e Sandra Zampa, avevano invece votato a favore.
E ora lo stesso scenario può ripresentarsi alla Camera. "Ci si continua a impiccare sulla definizione, quando quella definizione, nel testo, non fa scattare sanzioni a livello penale", dice ancora Sandra Zampa. "E penso che nel Pd vada riconosciuto a chi ha portato avanti questa battaglia per evitare che fossero introdotte le sanzioni penali. Non abbiamo bisogno di violenza e odio e abbiamo bisogno di educare. Uno sforzo che tutti dovremmo fare è quello di continuare a mantenere la ragione e non arrenderci al populismo".

L'appuntamento

In piazza la prossima settimana alle ore 13, in Piazza Capranica, a Montecitorio ci saranno numerose realtà che cercheranno di dare vita a una mobilitazione nazionale contro l'approvazione della misura. E il tutto partirà proprio dalla definizione dell'Ihra: "Rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese", scrivono. A firmare l'appello sono anche Amnesty International, Anpi Roma, Cgil Roma e Lazio, Usb, reti studentesche come Osa e Cambiare Rotta e la Federazione nazionale della stampa.
Nel comunicato si legge anche: "Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell'occupazione dei territori palestinesi, dell'apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all'antisemitismo. La critica politica a uno stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica. La lotta contro l'antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione. Antisionismo non è antisemitismo. Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione". Appuntamento a martedì.