Politica
La sfida •
L’Anac colga il cambiamento in atto di una “legalità abilitante”
La nomina del nuovo consiglio è anche l’occasione per domandarsi quale sia il futuro di questa Autorità. Se il suo ruolo debba confinarsi in quello della vigilanza del rispetto delle regole o se invece proprio la sua indipendenza non le consenta di compartecipare, nel rispetto della sua mission, al diffondersi di una legalità “che abilita”
29 AGO 26

Foto Ansa
Le cronache di questi giorni hanno portato alla ribalta il tema della nomina del nuovo consiglio dell’Anac, cioè dell’Autorità che svolge funzioni di prevenzione della corruzione in tutti gli ambiti dell’attività delle pubbliche amministrazioni. La sua mission si esplica attraverso la vigilanza su vari fronti: anticorruzione e trasparenza, conferimento di incarichi pubblici, conflitti di interesse, affidamento ed esecuzione di appalti pubblici. La nomina del nuovo consiglio è pertanto tema di grande rilievo, ma è anche l’occasione per domandarsi quale sia il futuro di questa Autorità, come debba porsi di fronte alle sfide della società che cambia. Sì, perché il cambiamento è in atto da tempo e necessita, in temi così delicati come corruzione, trasparenza e contratti pubblici, una risposta o, meglio, un adattamento efficace e pronto. L’ordinamento sta cambiando. Ne sono dimostrazione il cd. “scudo erariale” e la successiva riforma della Corte dei conti, il nuovo Codice dei contratti pubblici, l’abolizione del reato di abuso di ufficio.
Tutti segnali di un cambiamento ispirato non più a una legalità solo “formale”, ma al principio del risultato e a una legalità, per così dire, soprattutto “sostanziale”. Ne è dimostrazione l’orientamento della Cassazione in tema di contratti: nel 2020 ha avuto modo di chiarire che è arrivato il momento di accantonare categorie giuridiche legate al principio pacta sunt servanda, dovendosi invece abbracciare un approccio che valorizzi l’analisi economica e la leale collaborazione tra le parti. Ne è ulteriore dimostrazione il nuovo assetto che si sta delineando nei rapporti tra Pubblica amministrazione e privati, volto alla soluzione dei problemi invece che alla loro devoluzione a un giudice; in questo senso una conferma viene dai numeri del contenzioso innanzi ai Tar, giudici competenti proprio sui conflitti tra amministrazioni e privati: nel 2014 i ricorsi pendenti presso i Tar erano vicini ai 270.000, mentre nel 2024 si è ridotto a 87.000 circa. La diminuzione è riconducibile a una maggiore efficienza dell’apparato giudiziario ma anche a una minore conflittualità tra pubblico e privato. Ne è ancora dimostrazione l’evolversi della tecnologia in settori strategici dell’apparato pubblico: si pensi agli ospedali o ai trasporti, i cui cambiamenti tecnologici impongono di ripensare, quasi giorno per giorno, a ciò che si sta realizzando: se un ospedale viene progettato e costruito nell’arco di 10 anni, non bisogna avere timore di adattarsi ai continui cambiamenti che le nuove tecniche (ad esempio quelle radiologiche o diagnostiche) offrono per l’erogazione più efficiente del servizio di tutela della salute. Per non parlare poi dell’intelligenza artificiale, da considerarsi strumento per una maggiore efficacia per trasparenza e lotta alla corruzione, piuttosto che solo come mezzo di semplificazione.
Insomma, i cambiamenti sono tanti e comportano non una risposta bensì un adeguamento alla realtà che muta. In simile contesto vale la pena chiedersi se il ruolo dell’Anac debba confinarsi in quello della vigilanza del rispetto delle regole e dell’adozione di misure organizzative o se invece proprio la sua indipendenza non le consenta di cogliere i cambiamenti in atto compartecipando, nel rispetto della sua mission, al diffondersi di una legalità, per così dire, “che abilita”. Oggi più che mai, in un assetto con cardine il principio del risultato, è necessaria la presenza di una legalità abilitante, di modo tale che gli obiettivi di una pubblica amministrazione siano perseguiti sempre nel rispetto, appunto, della legalità. Tratti di un simile approccio sono già presenti nella legislazione vigente, come la collaborazione che Anac può svolgere in opere di particolare interesse, ma una sua riconsiderazione più generale è in qualche modo imposta dai mutamenti in atto. E, con riguardo alla contrattualistica, sarà imposto anche dalla carenza di risorse pubbliche, una volta esaurito l’effetto del Pnrr. Uno scenario tutt’altro che remoto è quello della realizzazione di interventi di interesse pubblico con risorse private (cd. partenariati pubblico-privati).
Orbene, proprio la partnership con il privato comporta più che mai trasparenza, capacità negoziale, prevenzione del rischio, coraggio all’adattamento. E’ anche su questo terreno che dovrà misurarsi l’Anac nei prossimi anni. Ecco alcuni dei motivi per cui il dibattito sulla nomina dei componenti del consiglio non può limitarsi ai candidati ma può essere l’occasione per considerare i cambiamenti in atto e gli assestamenti che l’Autorità sarà tenuta ad adottare se vuole rimanere al passo coi tempi e assumere un ruolo, seppur nella sua indipendenza, istituzionale.