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il pensatoio che tifa m5s •
Rinascita era la rivista di Togliatti e ora è il baule di Conte-Bettini (e D’Alema) per accerchiare Schlein
Fondata dallo storico segretario del Pci a Salerno nel 1944, la rivista è diventata l'armadio intellettuale che veste l'ex premier. Dall'invettiva anti woke alla strategia per le primarie (e i pensieri sulla Russia), tutto passa da lì
28 AGO 26

Immaginate Palmiro Togliatti con la pochette, aggiungete il baffo di Asor Rosa, la j di Pajetta e avrete La Rinascita (la rivista) di Conte. La critica al woke? Su Rinascita. Il prestanome di Speranza per fare il capo della coalizione? Lanciato da Michele Fina, il tesoriere del Pd, su Rinascita. La Russia? “Un impero considerato dall’Occidente un cane morto”. Un errore. Dove? Su Rinascita. E le primarie? Risponde Conte a Goffredo Bettini, il direttore (di Rinascita) che lo intervista: “Non appartengono alla storia del movimento, ma io non le ritengo divisive”. Era la rivista fondata da Togliatti a Salerno, nel 1944, un mensile, poi un settimanale, e ora è l’armadio intellettuale che veste Conte. L’hanno diretta Togliatti, Pajetta, Asor Rosa, Luciano Barca, Alessandro Natta, Gerardo Chiaromonte e Franco Ottolenghi, fino alla chiusura nel 1991. Bettini la rileva, Andrea Orlando viene nominato direttore scientifico. Scatta l’operazione “Elly fatti da parte” (c’è anche il pelo di D’Alema). Volete sapere come finirà? Andiamo a pagina 150…
Non c’è avventura (editoriale) a sinistra che non inizi con un sorso di Pasolini, una spolveratina di Lucio Caracciolo, un cucchiaio di Edgar Morin e poi quel che resta di Botteghe Oscure. Era novembre del 2025 e Bettini annuncia il ritorno (sul web) di Rinascita, una “rivista che non si consuma in un’ora”. A consumarsi è infatti Schlein. Il comitato scientifico sembra il vagone letto Roma-San Pietroburgo (c’è anche il figlio di Barca, Fabrizio, l’ex ministro che lanciò il catoblepismo. Non sapete cos’è? Sono passati anni e forse non l’ha compreso neppure Barca). Insomma, torna la rivista e anche l’edizione cartacea a soli 18 euro (sono spesi benissimo perché si inizia a leggere nel 2026 e si finisce nel 2046, come il film di Wong Kar Wai). Titolo della prima edizione cartacea è “L’impero del disordine” e mai titolo fu più azzeccato. Nasce dalla frase di Caracciolo a pagina 29: “Anche il caos, in fondo, è una forma di ordine” (andatelo a dire all’elettore di sinistra). Scorriamo il sommario (vi anticipiamo che l’Occidente fa la figura di pezza). A pagina 51: “Il caos, la tecnica e il sacro” di Marcello Veneziani; a pagina 59 c’è la “Morte di civiltà” di Roberto Morassut; a pagina 198 “Come l’Italia è diventata patria dell’anima nella letteratura russa” di Giorgio Starace”. Non serve dire che c’è anche il rosario (e l’articolo a pagina 76) di Andrea Riccardi (il fondatore della Comunità di Sant’Egidio). La fonte delle ultime speculazioni di sinistra è questa rivista. Conte scrive una lettera sul woke che dicono sia stata ispirata da Bettini, e cosa appare sul sito? Un articolone dell’insuperabile Carlo Galli, il politologo che vi stordisce peggio di tre Negroni sbagliati perché, sentenzia Galli, “non si tratta di woke e di anti-woke. Si tratta di essere subalterni alla frammentazione individualistica della società oppure di essere capaci di un’analisi strutturale. Di credere alla favola della ‘società liquida’ oppure di vedere i solidissimi burroni e gli scoscendimenti che vi sono nascosti”. Un bicchiere d’acqua? Preso? Avete mai letto “Impero” di Toni Negri, il bestseller? La carta (pregiatissima) di Rinascita odora della stessa sostanza, e c’è ovviamente l’editoriale di Bettini (il direttore) dal titolo “Impero e Disordine”. Ancora Bettini? Eh sì, perché Bettini è l’infrastruttura ma Conte è il veicolo. Scrive il direttore: “La Russia non è un cane morto; piuttosto, un paese fiaccato dalla sua storia recente, indebolito dalle sue guerre aggressive, ed è tuttavia un impero in sé. La Russia è sempre stata imperiale”. Vi ricorda qualcosa dell’ultimo Conte che parla della guerra tra Russia e Ucraina?
La filosofia è un pretesto. Era il 2019 e Conte, presidente del Consiglio, si presentò a Brescia, a casa di Emanuele Severino, il filosofo, per discutere con lui dell’essere e del non essere. Su Repubblica appare il dialogo fra Severino e Conte-Wittgenstein come Heidegger e Arendt. A sinistra, sotto la filosofia, la battaglia delle idee, c’è sempre la battaglia per decidere chi fa il capo. L’inarrivabile resta D’Alema. Negli anni di contrasto con Veltroni è nata Red tv, la tv vicina a D’Alema, che è anche il fondatore della rivista Italianieuropei. Le riviste creano il clima. E anche la congettura. Chi è il maestro politico di Speranza, l’autore della proposta prestanome? E’ D’Alema, che insieme a Bettini… ci siamo capiti. E ora andiamo a pagina 150. Bettini intervista Conte. Alla domanda di Bettini a Conte su cosa si intende per progresso e progressista, Conte risponde: “Il progresso è qualcosa di diverso da qualsiasi illusione meccanicistica o filosofica positivista, che origina il pensiero di Comte, ma anche della dottrina evoluzionistica di Spencer”. Un altro bicchiere d’acqua? Ancora un altro pensiero (stupendo) di Conte: “La nostra società, come ha rimarcato Ulrich Beck, è minacciata dall’ignoto tecnologico”. Vi è chiaro dove prende le cravatte ontologiche? Ed è chiaro anche perché Schlein si sia messa in testa di rilevare l’Unit*? Vuole un giornale anche lei, perché che Rinascita sia vicina a Conte è un Fatto Quotidiano (altro giornale che tifa Conte). Vi siete finalmente meritati la soluzione. Il primo a dire che le primarie non s’hanno da fare non è stato Speranza, ma D’Alema. Il solito Bettini chiede a Conte: le primarie (…) produrrebbero una conflittualità, che, come dice D’Alema, ci danneggerebbe in modo irreparabile? La risposta è di 29 righe ma bastano queste tre: “La stella polare che mi guida, davvero al di là della mia persona, è valutare collegialmente l’assetto migliore per competere contro la destra”. Le primarie le faranno per decidere chi sarà il primo che si farà da parte, il primo a poter annunciare al campo Largo: mi sono sacrificato per il bene del Paese. L’indizio è a pagina 8, firmato dal direttore: “Quando ci sono due vincitori, è un bel problema”. La Rinascita a sinistra è l’enigmistica.