Roccella: “Il programma di Vannacci è confuso e contraddittorio. Le proposte sulla famiglia? Ideologiche”

"Le proposte del generale sono strumentali, non politiche. Non si pone il problema delle coperture e ripropone i nostri temi", dice la ministra per la Famiglia

27 AGO 26
Immagine di Roccella: “Il programma di Vannacci è confuso e contraddittorio. Le proposte sulla famiglia? Ideologiche”
Roma. Ministra Eugenia Roccella, vogliono ribattezzare il suo ministero. Cosa ne pensa? “Tanto per cominciare penso che il programma di Roberto Vannacci sia confuso e contraddittorio un po’ su tutto”. Addirittura? Nessuna convergenza? “Con lui? Mi sembra difficile convergere”.
Futuro nazionale pubblica la seconda parte del programma. Ed è soprattutto tra famiglia e natalità che, dei vannacciani, si è spesa la miglior parte. Di tutto il voluminoso testo, sono ben sedici le pagine dedicate al tema. Qui, tra le altre cose, il generale propone di ripristinare il ministero della Famiglia con la nuova denominazione: “Vita, Famiglia naturale e Identità”. Niente Pari opportunità. Ma perché? “Io ho sempre sostenuto – risponde Roccella, titolare del dicastero – che le tre deleghe, Pari opportunità, Natalità e Famiglia, siano elementi inestricabili l’uno dall’altro. Le Pari opportunità, che non sono la ‘parità’, partono proprio dal riconoscimento della differenza. Ed è impossibile intervenire sulla natalità – che nonostante le misure non aumenta in nessuna nazione – se non si parte dalle pari opportunità per le donne. Vede, si tratta di saper leggere i dati internazionali. E di avere un programma politico preciso”. E quello di Vannacci cos’è? “E’ un testo fortemente ideologico”. Perché lo pensa? “Per la visione confusa che ha del rapporto uomo-donna, per esempio. Vannacci, sul tema, sembra essere chiaro e duro: disprezza il femminismo, invoca il patriarcato…”. E invece? “Invece combatte senza avere un’idea precisa di cosa sia la differenza”.
Può farci un esempio? “Sì. Quando lui parla del reato di femminicidio, sostenendo che l’omicidio sia già sufficiente, giustifica le sue ragioni dicendo di non voler fare differenza tra le categorie. Come se uomo e donna fossero appunto categorie e non questioni profondamente legate al corpo sessuato. Il punto, vede, è che essere donna non è una categoria sociale. Il reato specifico, infatti, ha tutt’altro fondamento”.
È pur vero, ministra, che non si dev’essere vannacciani per cogliere nel nuovo reato una certa… originalità. Dire “femminicidio” non contraddice il principio di eguaglianza? Perché sarebbe un reato più grave di altri? “Il problema è la specificità che si riscontra con i dati. I quali mostrano un’abissale distanza tra il numero degli uomini che uccidono le donne e viceversa. Vannacci, in questi casi, parla di violenza passionale. Ma il tema è legato alla differenza. Dubito abbia chiaro cosa sia”.
Fn non ha inventato il voto plurimo per i genitori di famiglie numerose. Però lo ripropone. La convince? “A dire il vero penso che la rappresentanza sia un tema delicato. Capisco il senso di questa proposta perché penso che la genitorialità vada valorizzata e che la maternità sia un ‘valore sociale’, però andrei cauta: il voto è personale”.
Dal reddito di genitorialità al reddito di rinascita, le proposte sulla famiglia naturale non si contano. C’è persino l’esonero dal canone Rai per famiglie con tre figli... Sono proposte alle quali la “destra stinta”, così la chiama lui, non aveva pensato? “No. Molti di questi obiettivi sono contraddittori o strumentali. Non foss’altro perché il governo li ha già messi in campo. Penso soltanto all’aumento dell’assegno unico, all’utero in affitto, al divieto dell’uso del telefono a scuola, al potenziamento dei rimborsi degli asili nido. Quanto al resto, che dire? C’è un problema di coperture che Vannacci non si pone. Ma questo lo ha anche dichiarato: per lui le coperture sono un problema secondario, di tipo ragionieristico e non politico. Fatica a comprendere che quando si sceglie una misura anziché un’altra, lo si fa anche rispetto a ciò che si ha a disposizione. Si chiama scelta politica. E significa fare i conti con le coperture, con leggi che già ci sono, con le sentenze della Corte costituzionale che possono non piacere ma esistono. Ripeto: la sua è ricerca del consenso”.
Ma magari al governo, come voi su altri temi, anche lui cambierà. O no? “No. Questo governo non è cambiato. Si è piuttosto misurato con la fatica concreta di cambiare le cose. Il generale mi sembra pianti solo bandiere. Poi, sulla qualità delle sue bandiere…”. Roccella sembra stendere un velo pietoso. “E’ contro le quote – prosegue la ministra – ma poi introduce le quote azzurre. Si dichiara contro l’Europa ma non si pone il benché minimo problema di come migliorarla. Il cambiamento costa fatica”. Però vuol cambiare l’educazione dei bambini con la tv: niente più omofilia dalle 6 alle 23. “Eppure dice di essere a favore della libertà di parola, dell’abolizione della legge Mancino”. Il nostro dubbio, più che altro, riguarda l’obsolescenza del mezzo. Forse i bambini guardano gli youtuber e non Sanremo? “Noi siamo gli unici, in Italia, ad aver posto la verifica dell’età, ossia il divieto efficace, per i siti porno, visto che l’età del primo approccio era arrivata a sei anni”. Nel programma è citato spesso San Tommaso. Lei è cattolica. Almeno questo le farà piacere? “Io sono assai parca nelle citazioni. Le radici cristiane sono parte della nostra identità, orientano una visione. Proprio per questo ritengo che sbandierarle non risponda ad alcuna visione”.