All’amministrazione italiana non mancano fondi, ma specialisti

Il ritardo nell'approvazione delle leggi è un problema strutturale in Italia. Le cause sono sicuramente da ricercare nei cicli elettorali, ma ci sono altre due scelte politiche da non dimenticare: il blocco delle assunzioni e il cosiddetto sistema delle spoglie

Immagine di All’amministrazione italiana non mancano fondi, ma specialisti

Foto ANSA

Alcuni anni fa, durante la pandemia, tutti si sono accorti delle gravi conseguenze derivanti dal mancato aggiornamento del piano nazionale antipandemico nel biennio 2018-19, sotto i governi Conte. L’archiviazione delle inchieste giudiziarie si è fondata sull’assenza di precise responsabilità penali, senza mettere in discussione la gravità delle omissioni. Bisognerebbe, quindi, dedicare maggiore attenzione ai ritardi e alle omissioni riguardanti la pianificazione delle attività amministrative necessarie per la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese, ma ciò non accade.
Consideriamo, per esempio, le misure riguardanti coloro i quali hanno più di 70 anni, cioè oltre 10 milioni di persone, pari a poco meno del 18 per cento della popolazione residente in Italia. Nel corso di questa legislatura, una legge innovativa approvata nel 2023 ha distinto per la prima volta gli interventi per le persone con disabilità dalla politica generale concernente gli anziani, stanziando appositi fondi. Ma il piano triennale 2025-2027 è stato adottato il 20 aprile 2026, con circa 15 mesi di ritardo rispetto alla scadenza, e pubblicato il 12 giugno. Durante questo periodo, le prestazioni sono state erogate in continuità con la cornice giuridica precedente e i nuovi fondi non sono stati utilizzati.
Consideriamo, adesso, un piano che ha notevole importanza sia per i cittadini, sia per le imprese, quello per il riordino delle concessioni balneari. Il governo Draghi, su pressione di varie parti della maggioranza, decise di effettuare la mappatura delle coste italiane, per verificare se le spiagge date in concessione costituissero una risorsa non scarsa. Si sarebbe poi dovuto completare la riforma entro il 31 dicembre 2023 e procedere con le gare pubbliche ove necessario. Ma quella scadenza è stata rinviata ed è poi stata decisa un’ulteriore proroga delle concessioni al 30 settembre 2027. L’incertezza ha indotto gli attuali gestori a non migliorare le infrastrutture esistenti, ha scoraggiato i potenziali nuovi investitori, ha incrementato il contenzioso. E le cronache estive attestano che in molte località i cittadini ricevono servizi peggiori con prezzi più alti, perché i gestori massimizzano i profitti nel breve periodo. Per di più, se proseguirà la procedura d’infrazione aperta dall’Ue, rischiamo di dover pagare le sanzioni economiche per i ritardi nell’approvazione dei bandi per le gare.
Quelli appena indicati non sono casi isolati: basti pensare al piano sociale per il clima, che il governo ha approvato con un anno di ritardo, il 4 agosto, ma deve adesso essere esaminato dalla Commissione. E proprio i confronti in sede europea mostrano che in Italia le carenze nella programmazione strategica sono più gravi rispetto ai principali partner. Le cause, secondo alcuni, dipendono dal ciclo elettorale, nel senso che i nostri politici prediligono il consenso elettorale a breve termine (bonus, incentivi temporanei, sanatorie) rispetto ai piani a medio e lungo termine. Ma non è trascurabile l’impatto di due scelte politiche che hanno indebolito l’amministrazione italiana nell’ultimo quarto di secolo: Agli uffici pubblici mancano le figure tecniche essenziali per la pianificazione: project manager, ingegneri e specialisti della digitalizzazione, esperti che i recenti concorsi speciali per il Pnrr non sono riusciti ad attrarre stabilmente, a causa di stipendi pubblici inadeguati.
Per invertire queste tendenze negative, non si può contare su interventi dall’esterno, come si è fatto per i fondi messi a disposizione dall’Ue per contrastare la pandemia. Bisogna migliorare i meccanismi volti a condizionare la politica, dedicando più attenzione alle promesse mancate da chi è stato al governo che alle nuove e incalzando chi è all’opposizione a spiegare come, se fosse alla guida del paese, indurrebbe le regioni ad adottare i piani per la gestione delle liste d’attesa nella sanità entro i 120 giorni previsti, applicando senza ritardi i poteri esistenti.