Ritorno al Lavitola bistrot: sala piena, musica di Venditti, “Ci vorrebbe un amico” e c’è già il suo sostituto (prima di Ranucci a Report)

I piatti di vongole sgusciate adesso li presenta Carmine, il Cefalù Bistrot rimane aperto e in sala, sulle note di Antonello Venditti, gli ospiti adesso cercano Antonio. L'altro blitz della polizia: "Cercavano prove? Macchè, facevano multe ai parcheggi in doppia fila"

26 AGO 26
Immagine di Ritorno al Lavitola bistrot: sala piena, musica di Venditti, “Ci vorrebbe un amico” e c’è già il suo sostituto (prima di Ranucci a Report)
“Ci vorrebbe un amico” e dimenticare Lavitola è impossibile. I piatti di vongole sgusciate adesso li presenta Carmine, il Cefalù Bistrot rimane aperto e in sala, sulle note di Antonello Venditti, “ci vorrebbe un amico/ qui per sempre al mio fianco” (non è uno scherzo), gli ospiti cercano Antonio: “Dove è Antonio?”. Antonio, chi? E’ il “mandante del mandante”, di cui parla Ranucci sui social, o è lo pseudonimo di Clesio Tavares, il tuttofare di Lavitola, con la sciabola, il Lord Byron contumace in Camerun? Undici tavoli, quasi tutti prenotati, e una cameriera che ha preso in mano la carta dei vini in attesa che torni “Valter”, “un uomo buono, mi creda”. “Ranucci? Mai visto Ranucci…. Alla fine ci ha fatto pubblicità”. La Rai cerca il sostituto di Sigfrido e Lavitola lo ha trovato dal carcere, da remoto. E’ Carmine e vi propone il riccio di mare, la specialità, ma se vuole, “ci sono le ostriche”. E anche la Polizia. “Ah, sì. La polizia è venuta la scorsa sera per colpa di un’auto”. Ancora del tritolo? “Macché, il problema è la doppia fila”. Bang. E’ Lavitola il Limonov italiano e il suo ristorante è la continuità del Lavitola job, la vongola sgusciata alla Paolo Mieli, come tessera vip, l’oste aedo che spalanca mondi e avventure. Nolan ha il ritorno a Itaca di Ulisse e il giornalismo italiano quello al Lavitola bistrot. In una Roma desolata, trentotto gradi, salgo su per le scale di via Ugo Bassi, fino a via dei Quattro Venti, dove è iniziata l’epica, la bomba d’amore Ranucci-Lavitola: l’alice marinata come innesco, l’oliera per insaporire i servizi di Report, la casa di Giorgio Mottola, l’Enzo Bettiza di Ranucci, ma con la camicia di poliestere di Zara. Caro Mottola, trecentomila euro lordi di stipendio Rai e vesti ancora come un freelance di Radio Pomezia libera? Daniele Capezzone, prestagli un abito, e che diamine! Il fascino, il carisma di Lavitola ormai superano il confine italiano: il tavolo di Valter, la sedia di Valter, il fazzolettone di Valter… un giorno, arriverà lo scrittore Carrère e vera letteratura sarà fatta.
Una coppia di donne inglesi si accomoda, tavolo prenotato, ed è una grattugiata di “nice”, “wonderful”, “I like mazzancolle”. Lavorano nella moda e parlano di una visita, in Umbria, a Solomeo, da Brunello Cucinelli. Come si dice in inglese: un amico piazza una bomba all’amico che però resta amico? E’ un barista, uno del giro, “me sto’ a vedere con una tipa che frequenta il ristorante”, a confidare che il timone del Cefalù bistrot, e della cassa, lo ha preso Carmine, “detto con rispetto ‘o chiatto. Bravissimo. Insieme a lui c’è la ragazza, che io chiamo la ragazza di Benares. Vai adesso”. Perché Benares? La risposta del barista: “Guarda lo scontrino e vedrai che la società si chiama Benares”. Da Buenos Aires a Varanasi, passando per Panama e lo Zambia: ad Alberto Sordi lo ha fregato la guerra e a Ranucci forse l’esotico, perché Lavitola è come i romanzi di Conrad, con ammutinamenti e bucanieri: si finisce sempre per oltrepassare la linea d’ombra. Senza prenotazione, ora, che nessun giornalista staziona al Cefalù bistrot, ora che l’aedo canta dietro la garitta di una cella, mi lasciano accomodare al tavolo accanto al bancone del pesce, vuoto (“oggi non consegnano”), ma non importa perché, come garantisce Carmine, “è tutto abbattuto e ci sono le fettuccine con crema di salmone e crema di zucchine. Consigliate. Si fidi”. Gli chiedo di Valter, del suo tavolo, e Carmine, come se indicasse il padre che veglia del cielo, alza il mento come a far capire che Lavitola ci guarda dal paradiso: dal bugliolo. Lì dove una sera sedevano Valter e Ranucci, e la vongola scivolava leggera, ora siede un vecchio pensionato, Carlo, che festeggia ottant’anni con una brigata di amici, otto. Somiglia, anzi, sembra il gemello di Giampaolo Rossi, l’ad della Rai, che sta proponendo a Ranucci una soluzione adeguata al Tg3 o a Rai News (alla scuola Rai di Perugia non c’è più posto. E’ appena arrivato Giuseppe Carboni, l’ex direttore del Tg1, in quota Giuseppe Conte, un altro che aveva fatto causa alla Rai, perché chi sa fa, ma in Rai chi fa causa insegna…). Ordino le alici, le fettuccine, e mi accorgo che due tipi, un po’ loschi, due pirati in bermuda domandano a Carmine: “Dov’ è Antonio?”. E Carmine: “Eh, non c’è”. Arriva una famiglia, moglie, marito e figlio, e il marito: “Antonio?”. Nulla. Dallo stereo, a volume sostenuto, si sente la voce di Venditti che canta “ci vorrebbe un amico/ per dimenticare il male” (eccome se ci vuole), mentre Carmine fa accomodare un’altra coppia, ancora una, sosia perfetti, lui di Jeremy Irons e lei di Lupita Nyong’o. Mi ingozzano di capperi e mi propongono procidane, anche solo per farmi dimenticare le domande, Carmine come Calipso, perché “Valter tornerà”. Magari lui sì, ma Tavares si guarda bene dal prendere l’aereo di ritorno per l’ Italia. Mica scemo! Cosa è accaduto? La cameriera che mi serve ancora pane caldo racconta: “Un casino. E’ venuta la polizia la scorsa sera”. Cercavano prove? “Ma quali prove? Facevano multe. Ma lei capisce, in doppia fila, ad agosto? Ma si può?”. Passano piatti con oltre duecentocinquanta grammi di pasta, il pensionato Carlo sbevazza e brinda, il sosia di Irons si vede che ci sta a provare in maniera indecorosa. La cucina non perde colpi, neppure un’ordinazione, e Carmine, arrivati al dessert, offre rum del miglior bar di Caracas: “Sempre pieni, il lavoro va una meraviglia. Alla prossima, prenoti”. Il conto? Ranucci non vuole lasciare Report, mentre Lavitola ha ceduto (per chiara impossibilità) i fornelli del Cefalù bistrot, la sua opera continua. La bomba adesso è solo di calorie e Carmine alla conduzione è il Mottola con il grembiule. La Rai si prenda Carmine, e al posto di quell’orribile sigla di Report metta la colonna sonora di Lavitola, l’amato Venditti (che aveva già capito ogni cosa): “Odiarsi mai/ per chi si ama come noi/ Sarebbe inutile/ Il nostro amore è unico/ Insuperabile, indivisibile”.