Politica
La Speranza di Elly •
“La posizione di Schlein non cambia”, dicono Baruffi e Alivernini. Le primarie restano sul tavolo. Boldrini: "Valuteremo la proposta di Speranza"
Le reazioni del mondo dem, anche e soprattutto degli schleiniani, all'intervista a Speranza che dice No alle primarie

“La posizione di Elly non cambia”, tuona la segreteria del partito. E neanche il tempo di brindare, quindi, che è già pronto l’amaro calice. L’intervista a Roberto Speranza sfiora le labbra di Schlein, proprio mentre Schlein festeggia il primato di leader dem più longeva. Un bel regalo, non c’è dubbio, e però “la posizione non cambia”, fa sapere la segretaria del Pd al Foglio. Sul Corriere della Sera, ieri, l’ex ministro della Salute ha scongiurato l’ipotesi primarie. Un’ipotesi kamikaze. Un suicidio. O, così ha detto l’uomo del Correntone, “un clamoroso autogol”. Ma la segretaria, si diceva, tiene il punto. Sarà che la Speranza – corrente Spinoza – è soltanto una passione triste? “Elly ha sempre detto – chiarisce il portavoce di Schlein, Flavio Alivernini – che ci sono due modi: o si fanno le primarie o va avanti chi prende più voti”. Stop. Una linea testarda, al solito, che però non pochi disapprovano nel Pd. Chi è vicino a Speranza, intanto, ci dice che i due si sarebbero sentiti. Che Schlein è comunque più composta o meno arrabbiata con lui rispetto ai suoi (Sandro Ruotolo, alla sola parola “primarie”, ci ha chiuso il telefono in faccia). E che le parole di Speranza, dure ma proferite dal più mite dei dem, sono il frutto di un ragionamento che covava da tempo. Che i due emisferi siano Andrea Orlando e Dario Franceschini? Quest’ultimo, in effetti, aveva già detto che lo strumento delle primarie, per com’è oggi, può produrre “effetti dilanianti” Ma il tema, spiegano intorno all’ex ministro, è che le primarie sollecitano “preoccupazioni oggettive” sia che vinca Conte sia Schlein.
Quand’anche la segretaria sopravanzasse, molti più elettori dei Cinque stelle, rispetto a quelli del Pd, non seguirebbero la coalizione. I dem pro Speranza citano in proposito i sondaggi di BiDiMedia e pensano che, con Conte indebolito, Alessandro Di Battista potrebbe rinverginare l’elettorato 5s, venire finalmente fuori col suo partito, e riposizionarsi, però, ben lontano da Schlein. Letta così, dunque, anche l’intervista a Speranza sarebbe una bomba d’amore per Elly. Un modo per salvare la segretaria da sé stessa, da Conte, e farla diventare premier ma a tempo debito, dopo le elezioni. Conte, nel frattempo, non ha certo di questi problemi. Ed è anche per questo – sembra – che donne e uomini testardamente fedeli a Elly sarebbero irritati. Chi se l’immagina, in effetti, un capogruppo parlamentare del Movimento, magari uno Stefano Patuanelli, mettere in crisi Giuseppe Conte? L’erba del vicino è sempre più (giallo)verde?
Beffarda è parsa poi la risposta di Speranza sul nome simbolico: per evitare le primarie, sulla scheda basterebbe indicare “un neo diciottenne o un anziano partigiano” (a caccia di superstiti e boy scout). Anche se il tema, s’intuisce, intercetta la legge elettorale. Sicché qualcuno stempera. Convinto fosse una beffa del Melonellum e non di Elly. Dice al Foglio l’ex presidente della Camera Laura Boldrini: “Il Pd, in linea di principio, ha sempre sostenuto le primarie. Come è noto, noi contestiamo fortemente questa proposta di legge elettorale della destra, che è un premierato camuffato poiché, dovendo indicare il candidato premier, si andrebbe ad esautorare il ruolo del presidente della Repubblica. E Meloni, in questo modo, eviterebbe un altro rischioso referendum ottenendo lo stesso risultato”. E la proposta di Speranza? “Partiamo col dire che oggi stiamo parlando di una proposta di legge elettorale non ancora approvata al Senato, che non ha superato il vaglio del Quirinale, né quello della Corte Costituzionale. Quindi prima aspettiamo di capire se questa avrà un futuro, cosa di cui dubito…”. E poi? “Poi, se si dovesse malauguratamente concretizzare, valuteremo le proposte, inclusa quella di Roberto Speranza”. Assai più schivi, altri saggi del Pd pratici di primarie. Chiediamo udienza a Gianni Cuperlo, che se la cava con la letteratura: “Mi sento come Bartleby”. Preferirei di no. E poi a Nicola Zingaretti, che se la cava con la villeggiatura: “Sono fuori fino all’uno, risentiamoci”. Alla fine, però, taglia di nuovo corto Davide Baruffi, membro della segreteria nazionale: “Speranza? Ha detto quello che voleva dire. E’ legittimo. Ma la linea della segreteria è la linea della segreteria. Punto”.