Cosa pensa la destra americana di Roberto Vannacci?

Il generale e il suo partito sono oggetto di curiosità per i conservatori d'oltreoceano, ma suscitano anche numerose perplessità, soprattutto per la retorica della classe dirigente
20 AGO 26
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Foto ANSA

L’astro nascente, almeno nei sondaggi, di Roberto Vannacci incuriosisce la destra americana. Non stupisce, d’altronde il generale e Futuro Nazionale si sono saldamente piazzati al centro dei riflettori nel momento in cui i rapporti tra Donald Trump e Giorgia Meloni si facevano declinanti. E se i primi ad aver preso contatto con tutto ciò che ruota attorno Futuro Nazionale e relativo centro studi sono stati esponenti dell’ala Maga più radicale, quella che da tempo va consolidandosi attorno la piattaforma “America First” dei Tucker Carlson e degli Steve Bannon, in seguito anche ambienti più legati all’attuale amministrazione e soprattutto alle realtà del Tech hanno iniziato a interessarsi a Vannacci. Per gli americani, si tratta ancora di una bizzarra e non del tutto comprensibile figura di generale eletto all’Europarlamento con un partito poi lasciato a tempo di record e presentatosi, anche per mezzo di meme e AI slop, come uomo forte della vera destra. Per il circuito dei Repubblicani Maga più legati a Trump, la realtà di Vannacci appariva utile come strumento di pressione da destra sulla Meloni. Un interesse strategico che si potrebbe inquadrare nella spinta di penetrazione culturale in Europa segnalata di recente dal Financial Times nell’articolo “Why Maga came for Europe” e concretizzatasi in iniziative come il bando del Dipartimento di Stato in favore di think tank e associazioni europee affini all’attuale amministrazione americana. In realtà, adesso che anche in America varie anime della destra battagliano tra loro in maniera vigorosa, le cose si complicano. Non c’è dubbio che allo stato attuale a guardare con maggiore simpatia al generale vi sia l’anima di Bannon, piuttosto che il Maga di governo.
Per la Silicon Valley che guarda a destra invece Futuro Nazionale rimane ancora oggi una sorta di oggetto misterioso. In molti, negli Stati Uniti, hanno masticato amaro quando gli incontri andati in scena negli anni scorsi tra imprenditori del settore e il governo italiano si sono rivelati solo coreografia senza sostanza. E per questo la nascita di un nuovo movimento politico ha dettato curiosità e il nemmeno troppo velato auspicio di aver trovato finalmente quell’interlocutore che fino ad oggi la classe parlamentare e quella ministeriale a trazione meloniana non sono in alcun modo stati. La curiosità ha però lasciato il campo a un certo, crescente scetticismo. Dettato dalle posizioni di Futuro Nazionale che pur guardando con simpatia al trumpismo sembra però incline a una narrazione da ‘mondo multipolare’ e di critica alla politica estera statunitense. Ma a lasciar perplessi i magnati del Tech vicini a Trump è anche la classe dirigente imbarcata da Vannacci, la quale sembra provenire da una destra radicale anti-americana con linguaggio da anti-imperialismo alla Sendero Luminoso. Anche la rivelazione stampa dei contenuti antisemiti, apologetici del nazismo e colmi di amenità da boomer della presunta chat con dentro trecento esponenti del partito vannacciano è arrivata in America, suscitando vivo sconcerto. Un tempo, la cosa sarebbe rimasta confinata alla politica nazionale ma nell’epoca delle piattaforme social la viralità rende possibile attraversare oceani in modo immediato. La notizia è stata ad esempio ripresa da Mario Nawfal, citizen-journalist con quasi quattro milioni di follower, un tempo caro a Musk prima della apparente rottura personale. Ha suscitato l’indignazione di James Mattis, ex Segretario alla difesa degli Stati Uniti durante la prima presidenza di Trump. Preoccupa anche e non poco la voce “Innovazione, sovranità tecnologica e capitale umano” del programma di Futuro Nazionale, al cui interno si parla di “partecipazione italiana ai programmi internazionali dedicati a semiconduttori, microelettronica e tecnologie avanzate”. Messa così sembra una porta aperta non solo alla Pax Silica americana, ma pure alla aborrita, dagli statunitensi, Waico cinese.