Politica
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"L'Etna ferma Fontanarossa? La Sicilia riscopra il Ponte". Parlano gli azzurri Calderone e Siracusano
Centinaia di voli cancellati per la cenere del vulcano, migliaia di passeggeri bloccati all'aeroporto di Catania. I deputati messinesi Tommaso Calderone e Matilde Siracusano (Forza Italia) rilanciano sulla grande opera. “Ma servono anche ferrovie e strade. Le infrastrutture non hanno colore politico"
18 AGO 26

Passeggeri in attesa all'aeroporto di Catania (Davide Anastasi/LaPresse)
La Società Aeroporti Catania (Sac) l’ha definita “l’emergenza più difficile degli ultimi vent’anni” ed è difficile darle torto: al 13 agosto quasi 800 voli cancellati, il 36 per cento dei voli previsti, migliaia di passeggeri bloccati all’aeroporto “Fontanarossa-Bellini”.
“L’Etna è un problema che si pone da tanti anni, la politica deve dare risposte, per questo appena riprenderanno i lavori d’aula convocherò gli organi competenti, a cominciare dai vertici dell’aeroporto per capire cosa è successo”, dice al Foglio Tommaso Calderone, deputato di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare per i disagi legati all’insularità.
Gli scali di Palermo, Trapani e Comiso, quest’ultimo investito in parte dalla cenere dell’Etna, hanno ben assorbito la pressione dei voli in arrivo ma i disagi per vacanzieri e residenti sono stati complicati. C’è stata una riapertura parziale il pomeriggio di Ferragosto, l’attività vulcanica è poi ripresa il giorno successivo determinando una chiusura parziale prevista fino alle 12 di ieri. L’emergenza ha risollevato nel dibattito politico il tema del Ponte sullo Stretto, il cui progetto è ancora arenato nei vari percorsi burocratici, mentre a Messina e Villa San Giovanni si fanno sentire gli oppositori.
Il 14 agosto, il ministro dei trasporti Matteo Salvini ha affermato che “con il Ponte sullo Stretto i passeggeri sarebbero già a destinazione”. La questione però, al di là degli slogan politici, è più complicata rispetto a come la si descrive. “Sono assolutamente favorevole al Ponte - continua Calderone - ma sono un attento osservatore: prima la Corte dei Conti, poi il consiglio delle opere pubbliche... è chiaro che qualcosa nel progetto non sta funzionando, quindi anche qui la politica deve intervenire in tutte quelle faglie che si vengono a creare”.
È abbastanza semplicistico soffermarsi solamente sulla presenza del Ponte sullo Stretto per analizzare l’efficienza dei collegamenti in Sicilia, nonostante le centinaia di cantieri che da mesi dividono l’isola in due e che mirano a rafforzare il percorso su rotaia e gomma sulla A19 Palermo-Catania e il tratto ferroviario che collega il capoluogo con Messina e Catania. “Al momento non possiamo parlare di alta velocità – aggiunge Calderone – ma di alta capacità, perché i nostri treni arriveranno a 200 chilometri orari. È un grande passo ma facciamo fatica a tenere il ritmo del centro-nord”. Il progetto del Ponte è inevitabilmente collegato ai necessari ammodernamenti della rete ferroviaria e stradale siciliana ma, continua Calderone, sostenere che per questo il Ponte sia “un’infrastruttura secondaria è un luogo comune”. Banalmente, dice il deputato forzista “la politica dovrebbe pensare allo stesso tempo sia alla rete interna sia al progetto Ponte” al di là “delle ideologie politiche”.
“Dire 'non abbiamo le strade e pensiamo al Ponte' in maniera dispregiativa – ribadisce Calderone - è un’idea provinciale e arretrata: dobbiamo pensare all’insieme dei trasporti. Penso sia un ragionamento miope e non ci devono essere barriere ideologiche. Bisogna pensare al bene dei siciliani, non alle bandierine di partito”.
Sulla stessa linea di confine tra le necessità quotidiane e la realizzazione di una grande infrastruttura si muove anche Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia e sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. Messinese, così come lo stesso Calderone, con una traiettoria politica da sempre legata al riscatto infrastrutturale dell'isola, parte da un ricordo per inquadrare il presente: “Nel 2018, appena eletta alla Camera, depositai una proposta di legge sul progetto dell’aeroporto nella costa tirrenica messinese, con la maggior parte dei colleghi che mi ridevano in faccia”. Il riferimento è al progetto – più volte riportato alla luce da esponenti di centrodestra siciliani ma che langue tuttora in un cassetto – dell’apertura di un quarto aeroporto nella valle del Mela, tra i comuni di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto.
L'emergenza di Fontanarossa, per la parlamentare, ha dimostrato che quella proposta sarebbe dovuta essere approfondita meglio. “A Catania si combatte con l’Etna da una vita, stavolta l’emergenza è stata più impattante ma è evidente che servirebbe un’alternativa”. Sulla carta l’alternativa dovrebbe essere Comiso, infrastruttura distante solo 75 chilometri in linea d’aria dall’aeroporto catanese. Lo scalo ragusano è però scarsamente utilizzato anche in tempi “normali” e non è preparato a ricevere una grande mole di aerei.
La tesi di fondo di Siracusano è però che la rete di terra da sola non basti quando salta il perno principale. “Quando si blocca un aeroporto internazionale con una portata di passeggeri così grande, anche con migliori trasporti su gomma e rotaia ci sarebbero stati grandi disagi. Ecco perché è ancora valido ragionare su un ulteriore aeroporto”.
Poi il capitolo Ponte, di cui la parlamentare messinese si definisce “sfegatata” sostenitrice. “Con il Ponte tutta questa situazione di disagio sarebbe stata sicuramente limitata”. Un’infrastruttura che, nella sua analisi, agirebbe da volàno economico complessivo, sulla scorta dei grandi cantieri del Novecento: “Un’opera del genere, come tutte le grandi infrastrutture, attira grandi investimenti, produce posti di lavoro e ricchezza economica, un po’ come è stata a suo tempo l’Autostrada del Sole”.
C'è poi l'affondo sul piano del dibattito pubblico e sui suoi ritardi cronici, per smontare quello che la deputata considera un alibi retorico. “Abbiamo sempre assistito alle teorie benaltriste di chi dice che mancavano i treni e le autostrade, per questo il Ponte era secondario o addirittura non serviva”. Un cortocircuito che per la sottosegretaria rivela tutta la sua fragilità nei numeri: “Questo ragionamento ha una falla enorme: il Ponte non si è fatto ma non si è nemmeno mai investito realmente sulle infrastrutture siciliane, a differenza dell’ultima legislatura che ha impiegato 70 miliardi, tra Sicilia e Calabria, per l’ammodernamento delle ferrovie e delle autostrade”.
“Le infrastrutture non hanno colore politico, non capisco proprio - conclude - chi si definisce contrario al collegamento della Sicilia con l’Europa, specialmente in momenti di emergenza come quello che si è vissuto. Ormai è solo ideologia”.