Politica
La proposta Craxi •
Forza Italia vuole la legge sul fine vita “a ogni costo”, ma i meloniani temono Vannacci
Il partito guidato da Tajani insiste, Fratelli d'Italia tentenna anche perché l'ex generale la chiama omicidio. Sfumature di destra. "Il punto non sta nella dialettica tra i partiti ma nel definire un prodotto che sia il più possibile condiviso per non lacerare il tessuto sociale", ci dice Ignazio Zullo

Più che sul fine vita, è una legge nel mezzo del guado. Fratelli d’Italia osserva il testo e tentenna. Anche se poi, lentamente, si trascina avanti. “Speriamo che l’intervento di Stefania Craxi sul fine vita smuova le coscienze dalle parti di FdI”, dice al Foglio il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin che del testo è relatore, insieme al meloniano Ignazio Zullo, e che non smentisce lo “stato abbandonico” in cui versa la norma. Ma FdI, appunto, si muove come l’Angelo della storia. Il partito di Giorgia Meloni guarda al progresso, sì, con molto meno entusiasmo di Craxi (FI) che ieri, su questo giornale, scriveva di volersi “battere per la legge a ogni costo”. Impressioni di (quasi) settembre? Pare di no. “Registro le vostre sensazioni”, ci dice il correlatore Zullo. (Leganza segue a pagina quattro)
“Anche se il punto – aggiunge Zullo – non sta nella dialettica tra i partiti ma nel definire un prodotto che sia il più possibile condiviso per non lacerare il tessuto sociale”. Ma la domanda, allora – al di là delle tre o quattro sfumature di destra – è se la legge sul fine vita sia, per un motivo o per l’altro, arenata. “No. Il testo è in discussione nelle commissioni congiunte di Giustizia e Sanità, in attesa dei pareri tecnici della V commissione – il Bilancio – dopo la fase emendativa”. Possiamo dunque tradurre e dire che è incagliata? “No”, risponde il relatore di FdI. “Possiamo però dire che FI ha espresso la volontà di valutarla in maniera più approfondita”. D’accordo. Fratelli d’Italia è poco convinta? “Non è questione di convinzione”. E di cosa? “E’ questione di seguire un preciso iter parlamentare. E di ricordare che questa è una legge che nasce sull’impianto della cura e della vita. E che, a tal proposito, anche il servizio sanitario nazionale deve tenere conto dei Lea”. I livelli essenziali di assistenza? “Sì. Deve erogare una prestazione se è inclusa nei Lea”. Craxi scriveva ieri che è “inaccettabile che vi siano territori nei quali la rete palliativa funziona e altri nei quali si resta abbandonati al proprio destino”. Parlava di cure palliative. Ma poneva il tema del servizio sanitario nazionale. “Bisogna sempre ricordare – conclude Zullo – che gli operatori sanitari rispondono a un codice deontologico e che un farmaco viene autorizzato con l’indicazione di migliorare lo stato di salute di una persona. Insomma, ci sono dei dettati normativi non semplici da superare, e bisogna capire come venirsi incontro”. Sì.
Intanto, però, se in questa nuova fase dei Fratelli-di-Centro c’è chi, come Forza Italia, spinge su temi più progressisti, neppure manca chi solleciti a guardare in direzione opposta. I meloniani – lo vogliano o no – oscillano, qui, tra Marina e Vannacci. Tant’è che non è difficile indovinare la reazione di Futuro nazionale alla legge in fase di stallo. Nel programma del generale, del resto – e persino nello statuto dell’atto fondativo – è stabilita la “difesa della vita dal concepimento alla morte naturale”. Il che esclude l’accondiscendenza dei futuristi all’aborto così come al fine vita. “Si chiama omicidio del consenziente”, ci dice il professore Lorenzo Gasperini che di Vannacci è ideologo nonché autore del suo programma. “Se Forza Italia dice ‘fine vita’ anziché ‘omicidio’, è perché è un partito di sinistra e pro morte. Un partito, intendiamoci, diverso da Fratelli d’Italia dove però i pro vita giocano a nascondino”. Addirittura. “Temo di sì. E, se è così, noi saremo il loro stimolo. Il pungolo di FdI. Anche perché la vita di ogni italiano è un bene comune e indisponibile”. La logica – su “bene comune” – pare un po’ giacobina. Ma Gasperini ci spiega, comunque, la visione futurista anche rispetto alla Consulta. “Ai tempi di Berlusconi – dice – la comunicazione politica si poneva in modalità dialettica rispetto alla Corte Costituzionale e al presidente della Repubblica, aveva il coraggio di criticarli, vi era un dinamismo dei poteri”. Tocca la carne viva del partito? “Ricordo il ddl salva Eluana, con cui Berlusconi provò a salvare la vita ad una ragazza poi uccisa di fame e di sete perché Napolitano non controfirmò il decreto. Ecco, oggi la posizione più a destra che registro è quella di giocare al meglio con le carte date dalla Consulta cui la politica è subalterna”. La legge non si deve fare? “Di sicuro una legge sull’omicidio del consenziente non si deve fare perché non c’è bisogno di ipernormare. I medici hanno sempre saputo comprendere quali trattamenti fossero sproporzionati, dannosi o produttivi di dolore fisico insopportabile. Dopodiché, si dovrebbe avere il coraggio di intervenire, semmai, sulla Costituzione. Se poi oggi il 75 per cento degli aventi diritto non accede alle cure palliative è perché sinistra e ipodestra non mettono i soldi. Ma la verità è che vogliono uccidere vecchi e malati anche per risparmiare. E noi a questo gioco della cultura dello scarto non ci stiamo”. L’accusa è dura quasi quanto la materia. Ma il rovello sul fine vita, adesso, è tutto di chi si trova in mezzo al cammino.