Politica
prova di fedeltà •
Salvini torna alla carica contro le banche e tace sulla Lega
Il vicepremier ha scelto il suo tormentone estivo, mentre i governatori preparano un documento. Adesso tutto dipende dalla "scelta" di Giorgetti
15 AGO 26

Foto ANSA
O gli hanno negato il mutuo o un banchiere gli ha rigato l’auto. La sua Lega è sbancata e Salvini attacca ancora le banche, “tassiamole”: “Sarà nostro dovere chiedere un contributo alle grandi banche. Le banche finanziano e sponsorizzano tante situazioni”. E’ il suo disco per l’estate come Guantanamera. Lo aveva dichiarato lo scorso anno e lo ricorda anche questa volta. E’ davvero Ferragosto, l’eclisse delle cose belle, se bisogna ascoltare, alla Versiliana, il truce esodato, offrire ripetizioni a Vannacci, il generale feccia: “La sicurezza non si può evocare con i rastrellamenti”. Lo accusano anche se l’Etna è in fase stromboliana, e se ne lamenta: “Mi accusano perché erutta l’Etna, ma posso farci poco, sul Ponte di più”. Continua a negare che la Lega è nella fase dissoluzione. Niente. Evita di parlarne, e riduce a “chi la pensa in maniera diversa non è il partito”. Ah, sì? Sta ragionando di “espellere”, “i malmostosi” che parlano con i giornali, i Romeo, gli Attilio Fontana e a dire il vero se ne pente di non averlo fatto prima, quando poteva. Lo attende una novità e attende anche Giorgetti, l’uomo che negò di chiamarsi Giancarlo. I governatori vogliono chiedere il passo di lato a Salvini con un documento. Giorgetti con chi sta? Con Salvini lo sbancato?
Ha il ministro che tiene i conti, Giorgetti, e Salvini va con gli zoccoli a Lucca, a spaventare Banca Intesa e Unicredit proponendogli il modello spagnolo: “Visto che c’è bisogno di soldi, qualcuno preferisce la patrimoniale sui conti correnti di 50 milioni di italiani o un contributo economico del 5 per cento sui guadagni miliardari delle due principali banche italiane? Facciamo come Sánchez”. Ricordate quando si scriveva che Vannacci avesse chiesto a Salvini il suo aiutante di campo in lista? Allora, quando era baci e abbracci con il generale feccia, diceva che erano tutte fantasie dei giornali mentre ora ricorda: “Leggo che Vannacci dice: ‘Sono assolutamente contro i listini bloccati'. Amico mio, una cosa mi avevi chiesto: il tuo uomo capolista bloccato ed è pure di zona..., ma andiamo!”. Finirà per raccontarci che Vannacci gli chiedeva anche i soldatini di latta. Nell’attesa riprende la vecchia balalaica perché “sono pronto a dare il mio contributo per la ricostruzione dell’Ucraina ma penso che questa russofobia non ci porta da nessuna parte”. Russofobia? Giorgetti farebbe bene a godersi gli ultimi giorni di ferie e riflettere seriamente sul suo avvenire con Salvini. Lo sbancato promette che “vorrei alzare il tetto della flat tax per partite Iva fino a centomila euro” e chiede cassa: “Ho bisogno di sette miliardi per la manutenzione”. Sta ipotecando la prossima legge di Bilancio: “Prevedo una norma per sterilizzare la Fornero, e andare in pensione in anticipo, rispetto ai 67 anni previsti”. Parla di tutti gli esodati italiani per non parlare del suo esodo, da segretario della Lega. Attilio Fontana, l’hidalgo, parlerà presto e sarà un invito a Giorgetti. Dopo lo statuto di quel partito federalista si passa a un’altra carta. Giorgetti, il ministro che ha partecipato alla riunione dei governatori, quella da Gran Consiglio, da 25 luglio, cosa sceglie? Adesso si punta a lui. Serve solo quella sua firma insieme a quella di Fontana, Zaia, Fedriga, Fugatti. La sua firma sul documento è come il destino pesato dagli dei. Se Giorgetti firma la gestione del partito passa a un triumvirato. E’ come nella canzone di De Andrè (quella che a Salvini non gli fanno cantare). A Giorgetti verranno a chiedergli del suo (dis)amore. Cosa risponde? “Continuerai a farti scegliere/ o finalmente sceglierai?”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
