Politica
l'intervista •
“Ranucci? Ora la sinistra faccia dietrofront”. Parla Borghi (Iv)
“La nostra coalizione non può sottrarsi dalla rivendicazione del garantismo, smettendo di dileggiare chi fa politica e dare corda ai demagoghi dell'etere”, dice il senatore renziano
15 AGO 26

Foto Lapresse
Nessun rancore. Come ha detto Matteo Renzi, per i garantisti è tempo di mettersi gli occhiali e gustarsi l’eclissi (attorno a Sigfrido Ranucci). “Immaginiamo se domani planasse sulla Terra un marziano”, interviene Enrico Borghi, senatore di Italia viva. “Vedrebbe lo spettacolo di un amico di un personaggio pubblico, con telefonate ripetute fra i due, confidenze, dialoghi su profili da portare in televisione. E poi quello stesso amico, mosso dal troppo amore per lui, avrebbe progettato un attentato per trasformarlo in vittima e accrescerne la popolarità. Ecco che il marziano direbbe: ottimo materiale per una nuova puntata di Report”. Da fare il pieno in prima serata. “Peccato che nell’Italia del Gattopardo invece si arrivi al cortocircuito, con il Savonarola dell’etere coinvolto nella vicenda. Secondo la procura è ignaro delle azioni di Lavitola, a sua volta difeso da un legale storico nome della destra. Dunque noi vogliamo credere, da garantisti sempre, che i bravi magistrati vadano in fondo a questa torbida vicenda”.
E nel frattempo basta fango. O è chiedere troppo? “Ranucci è innocente fino a prova contraria”, ribadisce il parlamentare. “Mi domando però cosa sarebbe successo a un qualunque politico con un amico come Lavitola. Vogliamo ricordare l’allucinante storia dell’autogrill?”. Quando a finire nell’occhio del ciclone, sempre per lo ‘scoop’ di Report, fu Renzi. “Sull’autogrill la verità è ancora da svelare, e vedremo cosa accadrà dopo decisioni importanti come la desecretazione di atti coperti da segreto di stato. Il caso Ranucci, piuttosto clamoroso, denota come in Italia siamo abituati a due pesi e due misure. Mi interessa il taglio politico della questione – perché per il resto se ne parla fin troppo, da troppi giorni. Primo: la debolezza della classe dirigente. Noi in questi anni abbiamo sostituito la politica con l’indignazione a contratto. Non governiamo più i problemi e i processi, ma al massimo l’attenzione del momento. Secondo: destra e sinistra siano richiamate all’ordine”.
Cioè? “Parto dalla mia coalizione: basta rivendicare il metodo Report, basta difendere il demagogo di turno. Consiglierei di modificare l’agenda. Si pensi ai salari inadeguati, al caro benzina. Questi sono i problemi degli italiani, che purtroppo sono contagiati da un virus di giacobinismo diffuso. Accadrà come con Di Pietro: finito Ranucci, si troverà un nuovo epigono sul quale buttarsi. Se c’è una morale da trarre è che ancora una volta non esiste una presunta paradisiaca società civile pronta a redimere una presunta peccaminosa società politica. A furia di sminuire chi fa politica si finisce in testacoda. La sinistra apra gli occhi”. Non lo fa nessuno: dal M5s ad Avs, fino al Pd in tilt. “Noi ci siamo. Se i miei amici dem ritornano a professare e praticare l’autonomia della politica – smettendo di dileggiare chi la fa, evitando guru salvifici – il centrosinistra ritroverà il garantismo. In quanto alla destra forcaiola, che cavalca il giustizialismo in base ai suoi obiettivi di giornata: si evitino le teste rotolanti che non fanno altro che irrobustire Ranucci. Un martire per autoproclamazione. A fare il suo gioco più di tutti sono Salvini e Gasparri. Servirebbe semmai una Rai all’altezza, in grado di gestire la questione con qualità aziendale: si stanno ancora pagando gli errori e gli orrori di questi anni, in cui non si è nemmeno riusciti a eleggere un presidente di garanzia. Da servizio pubblico, la Rai è diventata un accampamento politico, che ha delegittimato l’offerta e portato alla fuga di telespettatori. I programmi del palinsesto sono stati trasformati in armi contundenti di una fazione contro l’altra: ora la dirigenza Rai faccia il suo mestiere e si assuma le sue responsabilità, senza aspettare le direttive della politica. Anche questo è un tema”. E in quanto a Ranucci? Si è paragonato a Moro, Falcone, Borsellino. “Mi viene in mente un detto: scherza coi fanti, lascia stare i santi”.