Politica
I piani del governo •
Piantedosi conferma lo stop a Schengen: "Rischio terrorismo". E Meloni (anti Vannacci) rilancia la "difesa dei confini"
La premier trumpeggia sui social con un video: “Avanti con le espulsioni”. In commissione il ministro dell'Interno difende la linea del governo: "Nessuna battaglia ideologica con Sanchez. No ai dublinanti". L’altro fronte con Berlino
14 AGO 26

Questa volta Giorgia Meloni decide di non apparire direttamente. Ma il segnale è chiaro: “Difesa dei confini. Avanti con le espulsioni”. Sono circa le 14.20: sui suoi social la premier posta un video – “gioca a copiare Trump”, dice Elly Schlein. Si vedono gli agenti della polizia impegnati nelle attività di rimpatrio, accompagnano gli immigrati, ammanettati, sugli aerei. Alla remigrazione di Vannacci, Palazzo Chigi risponde con la sua ricetta. Il tempismo della premier non sembra casuale, perché pochi minuti dopo in Commissione Schengen è atteso Matteo Piantedosi. Da un lato c’è lo scontro con la Spagna, i controlli alle frontiere dopo Ceuta. Dall’altro la Germania, i dublinanti e la migrante somala che la prossima settimana Berlino vuole rimandare in Italia. “Non lo accettiamo”. E’ in questo sentiero che si muove il ministro dell’Interno, tra regolamenti e patti europei. Una crisi diplomatica da contenere e un’altra da scongiurare. Ci sono anche paradossi e contraddizioni. Piantedosi tira dritto: “La sospensione di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”. Non è, spiega, una scelta politica contro “un paese fratello”, ma dovuta a “potenziali infiltrazioni terroristiche”.
Catene non se ne vedono, le manette sono oscurate, ma è un video, quello di Meloni, che per certi versi ricorda un po’ quelli di Trump a tema immigrazione. Per la premier è il modo di chiarire bene qual è, quale sarà l’indirizzo del governo da qui alla fine della legislatura: “Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”. In mattinata era stato proprio Piantedosi ad annunciare il rimpatrio di 17 stranieri. Ma i temi dell’audizione di ieri erano altri. La sospensione di Schengen con la Spagna, che andrà avanti almeno fino a Ferragosto (ma può arrivare a fine mese). Si temono per quella data nuove ondate di migranti a Ceuta. Per il ministro non possono essere sottovalutate le reti di trafficanti mentre nell’avamposto spagnolo – dove sono arrivati “72 mila cittadini di Paesi terzi” – ci sono ancora 6 mila persone e 1.300 minori che non possono rimpatriati. C’è inoltre, soprattutto, un rischio terrorismo, aggiunge Piantedosi e “ogni ingresso irregolare è una vulnerabilità per tutta l’Europa”. Alcune aree del Marocco sono “storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista”. Si tratta insomma di questioni esclusivamente di sicurezza, secondo il Viminale, che respinge le accuse di strumentalizzazione arrivate dalle opposizioni: “Nessuna battaglia ideologica contro Sánchez”. Anche se la scelta di aumentare i controlli alle frontiere è parsa effettivamente fin troppo dura – una decisione politica per coprirsi a destra – tanto più considerando che l’Italia è un paese di primo approdo. Nel frattempo la Spagna fa sapere che sono stati controllati oltre 3 mila viaggiatori dall’Italia. Sono gli effetti di quella che la Farnesina definiva “ritorsione” nei giorni scorsi. Quanto ai controlli effettuati in Italia, secondo il ministro dell’Interno, si contano 21 persone respinte, di cui 6 di origine marocchina (ma è non affatto detto che arrivino da Ceuta), e tre arresti.
Nelle oltre due ore di audizione Piantedosi snocciola numeri, prova a restare quasi su un piano tecnico. Rivendica il calo degli sbarchi, cita anche Salvini, ricorda il lavoro in Europa nel tentativo di cambiare approccio sulla migrazione, le sponde con gli altri paesi, a partire dalla Danimarca della socialista (non così rossa) Mette Frederiksen. Ma il tema è oggi più politico che mai, con la remigrazione del generale Vannacci che incalza, con un Matteo Salvini in caduta libera. E con le opposizioni all’attacco, in un clima ormai elettorale per tutti: se per la segretaria del Pd “Meloni rincorre Vannacci”, Riccardo Magi dice che “Piantedosi è imbarazzante, si arrampica sugli specchi”. Dello stesso segno sono anche le dichiarazioni che arrivano dal M5s. Andrà avanti così per mesi.
Il prossimo caso, una potenziale crisi da evitare, del resto è già in campo da qualche giorno. Non riguarda Sánchez, il premier spagnolo che piace a sinistra. Ma la Germania di Friedrich Merz, con cui Roma ha cercato una sintonia su vari dossier. Mercoledì Berlino vuole rimandare a Roma Abdirisaq Warsam, la cittadina somala già definita “migrante zero”. Una dublinante, che in base ai regolamenti, dovrebbe tornare nel paese in cui è arrivata, l’Italia. Assicura Piantedosi che “abbiamo adottato un atto bilaterale di intesa, per l’azzeramento azzeramento dei dublinanti fino all’entrata in vigore del nuovo Patto”. Ma che farà il governo la settimana prossima? E’ ancora Piantedosi a rispondere. Tiene il punto, politico. “Ho già scritto al mio omologo tedesco che non lo accettiamo”. Il governo vuole puntare su forme di compensazione “con le centinaia, migliaia di migranti che ci vengono portati da ong battenti bandiera tedesca. Dall’inizio dell’anno sono 2.200. Dal 12 giugno, quanto il nuovo Patto è entrato in vigore, sono più di 500”. In queste ore è in mare, diretta a Ravenna dopo una operazione di soccorso, la Humanity 1, una nave che è appunto tedesca. Anche questo verrà considerato nei colloqui con Berlino. I contatti sono costanti, spiegano dal Viminale: quanto alla cittadina somala si troverà una formula, un accordo. Potrebbe essere un diniego alla richiesta tedesca o appunto una forma di compensazione, si vedrà. Tecnicismi che per il Viminale non cambieranno la sostanza politica. O almeno questa è la speranza. L’obiettivo adesso è scongiurare un’altra crisi. E allontanare i fantasmi di Vannacci. Ma non è detto che Palazzo Chigi ci riesca.
